Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 30, 2011

Ricatto alla maestra Scannapieco (prima parte)

                                    

Scritto a quattro mani con

Gretaluna978

“Entra, ti faccio il caffè!” C’era una nota di mestizia nella voce vellutata della maestra Scannapieco mentre accoglieva Jons.
Lo scudiero la seguì, e la vista del corpo flessuoso della donna, inguainato in una tuta da ginnastica aderente che ne sottolineava le curve armoniose, moltiplicò la suggestione sensuale della sua voce. Jons sentì un brivido percorrergli i lombi. Ma distolse subito il pensiero dalla donna per concentrarsi sul mistero della scomparsa del suo amico Elementare Watson, che da due giorni non dava sue notizie.
In realtà Elementare non si chiamava Watson, che era un nomignolo che gli aveva dato Jons in onore di un suo idolo. Quando era nato, sua madre, la maestra Carmelina Scannapieco, aveva voluto dargli il nome della scuola dove era stato concepito, durante un furioso amplesso con il bidello Umberto, nello stanzino del materiale delle pulizie.
Aveva dato al bidello, che doveva andare all’anagrafe, un foglio di carta intestata della scuola, perché non sbagliasse. Quando l’impiegato dell’anagrafe aveva chiesto se doveva scrivere come nell’intestazione, Umberto aveva risposto: “Scuola no, tutto il resto uguale”.
Così adesso l’amico di Jons si chiamava Elementare Giosuè Carducci.
Jons cominciò a osservare la stanza di Elementare che era piena come un uovo di libri, fumetti, giocattoli, sul muro il diploma di laurea in ingegneria, alcuni congegni elettronici e due computer.
Rinunciò subito ad accendere i computer perché sapeva che nessuno poteva riuscire a violare le protezioni applicate da Elementare, e si limitò ad osservare attentamente tutto quello che c’era sul tavolo, sul letto, sugli scaffali, senza toccare niente per non alterare la stratificazione che si era creata in anni di disordine scientificamente coltivato.
Quando Carmelina gli portò il caffè decise di fare una pausa, e mentre lo sorbiva, stando in piedi sulla soglia, si mise ad osservare la maestra che nella stanza vicina, attrezzata come una palestra, stava eseguendo degli esercizi di riscaldamento a cui seguirono alcuni colpi di karate scagliati contro un avversario immaginario.
Jons fu incuriosito dal fatto che la maestra stava accumulando delle tegole, disponendole come un ponte tra due supporti di legno. Ne contò dodici.
Poi la vide che si avvolgeva attorno alle dita della mano destra una sottile fascia di tela, e allora capì cosa aveva in mente di fare, e stava per intervenire, per cercare di dissuaderla, ma il suo sguardo lo bloccò.
Era lo stesso sguardo severo che aveva la maestra Scannapieco quando voleva dagli alunni il silenzio assoluto per iniziare la lezione. Jons conosceva bene quello sguardo per averlo osservato per tutti i cinque anni delle scuole elementari in cui la signora Scannapieco era stata la sua maestra. Poi la vide prendere un bollettino scolastico del ministero, contenente il decreto dei tagli alla scuola, con la foto del ministro Gelmini. Dopo aver posato il bollettino sul cumulo di tegole, la Scannapieco inspirò profondamente, e mentre emetteva l’aria con un urlo belluino, colpì con il taglio della mano, dall’alto in basso, la catasta, frantumando tutte le tegole e facendo svolazzare per la stanza i frammenti del bollettino.
Jons, impressionato, tornò silenziosamente alla sua ricerca, mentre la Scannapieco si infilava sotto la doccia.
Poco dopo, quando lei arrivò, avvolta in un accappatoio azzurro, sprigionando una nuvola di profumo speziato intorno a sè, Jons aveva tra le mani un ritaglio di giornale di alcuni giorni prima in cui c’era la notizia che un terrorista aveva minacciato di danneggiare i monumenti dedicati al Risorgimento. In un angolo Elementare Watson aveva scarabocchiato un appunto.
Jons aveva la sensazione che fosse importante. Forse Elementare aveva iniziato a indagare per scoprire l’autore di quelle minacce, e adesso si trovava nei guai, ma senza una chiave non riusciva a capire cosa significasse.
“Che c’è scritto?” chiese la maestra mentre con il pennellino iniziava a ritoccarsi lo smalto rosso fuoco delle unghie.
“E’ una frazione, – rispose Jons – al numeratore c’è un 10, e al denominatore c’è la scritta MDCCCLIX. E a fianco sono stati disegnati un rettangolo e un cerchio…”
La maestra rimase pensierosa per qualche minuto, poi disse: “So a cosa si riferisce. Ci sono stata alla fine dell’anno scolastico per l’inizio delle celebrazioni dell’Unità d’Italia. E’ il complesso monumentale di San Martino della Battaglia. C’è una torre cilindrica e un museo a pianta rettangolare. Nella torre c’è un ambiente con il soffitto a volta e con dieci figure allegoriche dipinte in cerchio. Sotto di loro una fascia corre tutto intorno riportando le annate notevoli del Risorgimento, tra cui il 1859, per indicare l’anno della battaglia che avvenne il 24 giugno 1859.”
In quello stesso momento un suono smorzato giunse dal cassetto del tavolo.
Jons lo aprì e vide che c’era uno dei cellulari di Elementare ancora in funzione che segnalava l’arrivo di un messaggio.
Il messaggio diceva: “Elementare è prigioniero e il suo posto è in mezzo ai miei e se anche qualcuno di voi vorrebbe essere dei miei diventasse mio prigioniero, e se qualcuno proverebbe a liberarlo qui c’è gloria per tutti”.
Leggendo quel messaggio minaccioso Carmelina Scannapieco sentì una morsa attanagliarle le viscere. Le succedeva sempre così ogni qualvolta leggeva degli errori di ortografia o di grammatica: si sentiva come colta da un’improvvisa orticaria e da un senso di profondo turbamento che la sconvolgeva tutta. Impallidì, si umettò le labbra a cuore e con voce soffocata e arrochita sussurrò: “Solo un pazzo pervertito può scrivere in questo modo! Non c’è tempo da perdere, Jons, dobbiamo partire subito. Vado a vestirmi.”
Mentre riportava in cucina la tazzina vuota, Jons passò davanti alla camera della maestra. La porta era socchiusa. Lui non potè fare a meno di soffermarsi a guardare. Seduta sul letto, con indosso solo un  reggiseno in pizzo nero e delle mutandine abbinate, si stava infilando le calze autoreggenti. Erano calze nere velate, col bordo in pizzo punteggiato di rose scarlatte. La donna le fece scivolare una ad una lungo il polpaccio, con movimenti lenti, il busto inclinato all’indietro, le mani affusolate che scivolavano dalla caviglia fino alla coscia, carezzevoli. Subito dopo Carmelina Scannapieco calzò ai piedi un paio di decoltè nere dal tacco vertiginoso e si alzò per infilare la gonna. Jons non potè fare  a meno di notare i suoi fianchi rotondi, il seno abbondante, dai capezzoli turgidi, che faceva capolino attraverso la stoffa velata del reggiseno, e le sue gambe tornite che si muovevano armoniose per far salire lo stretto indumento fino ai fianchi.
Jons non aveva respirato per tutto il tempo, e giunse in cucina ansante.
“Vado ad aspettare in macchina” le gridò uscendo, e un minuto dopo era a fianco della macchina, con lo sportello del lato del passeggero aperto.
La maestra arrivò alcuni minuti dopo, porse a Jons una valigetta perché la mettesse nel bagagliaio e si diresse verso il lato del guidatore.
“Guido io, – disse all’attonito Jons, – così facciamo prima, perché conosco la strada. Dai, salta su!”
(continua)

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Responses

  1. fuoco dei miei lombi. ….ah che bella immagine…mi ricorda un altro tuo post!
    complimenti per  la sintonia raggiunta con Gretaluna per questo racconto!

  2. @ Isadorata
    Ringrazio anche a nome di Gretaluna, che ha la maggior parte del merito nella buona riuscita di questa sintonia.
    Ciao : )

  3. Direi che la sintonia è merito di entrambi, o meglio è qualcosa che si sviluppa spontaneamente. Per il racconto il merito è per lo più tuo, che sia ideare queste storie fantasiose e divertenti.


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