Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 11, 2010

Amadigi e Oriana

La principessa Elisena, ha un figlio, Amadigi, da Periòn, re di Gaula. Vinta dalla disperazione decide di abbandonarlo perché nessuno venga a conoscenza della sua vergogna. Il fanciullo viene messo su una barca, con la spada e l’anello di Periòn, e lasciato in balia delle acque del fiume che lo trascinano al mare. Al collo porta una pergamena con le parole: Questo è Amadigi Senzatempo, figlio del Re.

Gandales, che naviga verso la Scozia con la moglie e il figlio Gandalìn, lo raccoglie e lo alleva amorevolmente, chiamandolo Donzello del mare. Il fanciullo è bellissimo e Gandales apprende dalla maga Urganda che diverrà un cavaliere forte e generoso. Re Langrines, ospite nel castello di Gandales, decide di portare con sè Amadigi.

Questi a corte conosce Oriana, la bella figlia del re di Bretagna Lisuarte, e se ne innamora. Il suo amore è ricambiato, con sguardi e sospiri.

Amadigi chiede al re di essere armato cavaliere e, dopo aver dichiarato il suo amore a Oriana, parte in cerca di avventure, accompagnato da Gandalìn, che gli fa da scudiero. Innumerevoli lotte contro i nemici, uccisioni di mostri e giganti, incantesimi e stregonerie, si intrecciano fittamente. Amadigi conosce anche i propri genitori, che presto però lascia per compiere nuove imprese. Libera Oriana e suo padre prigionieri di un incantesimo ed è poi, a sua volta, liberato da Oriana quando si trova per magia isolato da tutti. (Un’avventura simile è accaduta anche al povero scudiero Jons) Oriana gli si dona con un atto d’amore in premio del suo valore e della sua fedeltà. In seguito gli amanti si separano e Amadigi va incontro a nuove, favolose vicende, ma Oriana, che crede che lui l’abbia dimenticata per amore della regina Briolanja, che lo ospita, lo accusa di infedeltà e gli proibisce di comparirle davanti. Obbediente al volere della sua dama, ma con il cuore spezzato, l’eroe si ritira in un eremo.

Allora entrò in una pianura che stava ai piedi di una montagna, e c’erano due alti alberi presso una fonte e vi andò per abbeverare il suo cavallo, perché, in tutto quel giorno, avea camminato senza trovare acqua; e quando giunse alla fontana vide un religioso con la barba bianca, vestito di rozze pelli di capra, e stava abbeverando un asino. Amadigi lo salutò e gli chiese se era sacerdote che diceva messa; e quello rispose che lo era da quarant’anni.

«Grazie a Dio,» disse Amadigi, «e vi prego che restiate qui stanotte per l’amor di Dio, e dovrete confessarmi perché ne ho molto bisogno». «Nel nome di Dio, sì,» disse il sant’ uomo.

Amadigi scese da cavallo, depose a terra le armi, tolse la sella alla bestia e la lasciò pascolare, si tolse l’armatura, si inginocchiò davanti al vecchio e incominciò a baciargli i piedi. L’altro lo prese per mano, lo fece alzare e sedere presso di sé; vide allora che era il più bel cavaliere che avesse mai visto, ma pallido e pieno di lacrime e ne sentì dolore e gli disse: «Cavaliere, sembra che sia molta la vostra pena. Se la causa di ciò sono i peccati da voi commessi, e se queste lacrime sono di pentimento, buon per voi l’esser nato; ma se la causa del vostro dolore sono le cose temporali che, secondo la vostra età e bellezza è ragionevole che vi riguardino, ricordatevi di Dio e chiedetegli la grazia di chiamarvi al suo servizio». Alzò la mano a benedirlo e disse: «Ora ditemi tutti i peccati che ricordate».

E Amadigi lo fece e gli disse tutte le sue cose, senza dimenticare nulla. Il sant’ uomo gli disse: «Secondo la vostra intelligenza e l’alta stirpe da cui provenite non dovreste uccidervi o perdervi per nessuna cosa che possa accadervi, e tanto meno per causa di donne che così facilmente si prendono e si lasciano, e vi consiglio di non pensarci troppo e abbandonare questa follia; fatelo per amor di Dio che non gradisce queste cose; e si dovrebbe abbandonarle anche per gli occhi del mondo, perché l’uomo non può né deve perdersi d’amore per chi non lo riama».

«Buon signore,» disse Amadigi, «io sono giunto a tal punto da non poter più viver molto, e vi prego, per il potente Iddio nella cui fede voi vivete, vi piaccia tenermi con voi per il poco tempo che mi rimane e mi occuperò con voi dell’anima mia; e poiché il cavallo e le armi più non mi servono, li lascerò qui e andrò a piedi con voi, per fare quella penitenza che mi ordinerete; e se non farete così verreste meno al vostro Dio, perché andrò errando su questa montagna, senza trovare chi mi aiuti».

Il sant’ uomo che lo vide così pronto a far bene, gli disse: «Certamente, signore, non conviene a un cavaliere come voi lasciarsi andare così, come se gli mancasse tutto, e tanto meno per ragione di donna il cui amore in altro non consiste che in ciò che i suoi occhi vedono e in parole che si lasciano dire… E io non so chi sia colei che vi ha ridotto in questo stato, ma mi pare che, per quanto in una sola donna si trovassero riunite la bellezza e la bontà che sono in tutte le altre, nemmeno in questo caso un uomo come voi dovrebbe perdersi».

«Buon signore,» rispose Amadigi, «non vi chiedo consiglio per questo, perché non ne ho bisogno; ma vi chiedo consiglio per l’anima mia e vi prego di condurmi con voi, se no andrò a morire in questa montagna, poiché non ho altro rimedio». Il buon vecchio cominciò a piangere per il dispiacere che sentiva per lui, tanto che le lacrime gli cadevano sulla barba che era lunga e bianca.

Chiamato in aiuto da Lisuarte, Amadigi lascia l’eremitaggio e riprende le sue imprese in tutta l’Europa. Libera Oriana, prigioniera dell’imperatore, e con lei si ritira in un’isola incantata. Infine i due si sposano. La maga Urganda preannuncia il glorioso destino di Esplandiàn, figlio di Amadigi e Oriana.  

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