Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 5, 2009

Ghinea nella sabbia

Lo scolaro Giuseppe Moneta,
di Gastone
in un momento di distrazione
è diventato
un pianeta.
Circola intorno al sole
a discreta velocità,
attento a non urtare
con la testa, coi piedi e con le mani
i pianeti più anziani.
Per oggi dunque a scuola non verrà.
La signora maestra
è pregata di scusarlo,
i compagni di banco, di osservarlo.
Stanotte sarà visibile
tra le costellazioni
perfettamente riconoscibile
per una macchia d’inchiostro
sui pantaloni.

Gianni Rodari

novepiuuno

Prima di andare a dormire avevo letto una bella poesia di Gianni Rodari  che parla di un bambino, Giuseppe Moneta, che era diventato, chissà perché, (forse per la rima), un pianeta. Mi sembrava di essere io quel bambino che orbitava felice intorno al Sole e mi commuoveva la figura della maestra, che aveva l’ingrato compito di dover spiegare all’arcigna direttrice perché quel bambino non veniva più a scuola.
Ma durante la notte qualcosa si è insinuato nel mio ingenuo sogno e lo ha trasformato in un incubo angoscioso in cui non ero più il bambino Moneta, ma una vera moneta, una ghinea d’oro, sia pure inspiegabilmente considerata di scarso valore, e mi ero perso nella sabbia.
Ero stato anche una stella ma non splendevo più tra le altre stelle,  mi ero allontanato, e la mia luce era diventata invisibile.
Ed ero stato anche un pettirosso canterino, ma ero fuggito dalla gabbia.
Quando mi sono svegliato e ho cercato la poesia di Emily Dickinson che avevo letto qualche tempo fa, la mia angoscia è perfino aumentata: per la moneta che si è voluta perdere, per il pettirosso volato via, per la stella fuggita dal firmamento, la poetessa invoca una severa punizione…

Avevo una ghinea d’oro 

La persi nella sabbia

E nonostante la somma fosse modesta 

E soldi ce ne fossero nel paese

Tuttavia, aveva un tale valore

Ai miei occhi frugali

Che quando non riuscii a trovarla

Mi sedetti a sospirare.

Avevo un Pettirosso cremisi

Che cantò per giorni interi

Ma quando i boschi si colorarono pettirosso

Lui – pure – volò via

Il tempo mi portò altri Pettirossi

Le loro ballate erano le stesse

Tuttavia, a causa del mio assente Trovatore

Io tenni la “casa al morso”.

Avevo una stella in cielo

Una “Pleiade” era il suo nome 

E mentre non ero attenta,

Se ne andò allo stesso modo

E malgrado i cieli siano affollati 

E la notte intera un luccichio

Non me ne importa

Da quando nessuna di loro è mia –

La mia storia ha una morale

Io ho un amico assente

“Pleiade” il suo nome – e Pettirosso

E ghinea nella sabbia

E quando questo dolente canto

Accompagnato dalle lacrime

Incontrerà l’occhio del traditore

In un paese lontano da qui

Fa’ che un solenne pentimento

Possa ghermire la sua mente

E nessuna consolazione

Sotto il sole possa trovare.

.

Emily Dickinson

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Responses

  1. sulla cardiomanzia passo.. .. ma sui sogni, per quanto strani possano apparire la mattina, io sono certa che riflettendoci un po’ sopra una chiave di lettura si possa sempre rintracciare, almeno se davvero ci hanno turbati
    (mediamente io li dimentico dopo pochi minuti.. già è abbastanza complicata la realtà! )
    buon pomeriggio e buona serata di una domenica dicembrina!


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