Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 17, 2009

Zazie, si ça te plait de voir vraiment les Invalides et le tombeau véritable, du vrai Napoleon, je t’y conduirai – Napoleon mon cul

[Jeanne Lalochere arriva in treno a Parigi, con sua figlia, la dodicenne Zazie, che affida al fratello Gabriel. Così ha tutto il fine settimana libero da passare col suo ganzo.]

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Ciao, cara. Ciao Gaby.

E via.

Zazie commenta l’accaduto.

– E’ svitata.

Gabriel alza le spalle. Non dice nulla. Piglia la valigia di Zazie.

E ora dice qualcosa.

– Andiamo, – dice.

E giù, proiettando a destra e a sinistra tutto quel che capita sulla sua traiettoria. Zazie gli galoppa dietro.

– Zio, – strilla, – si piglia il metrò?

– No.

– Come no?

Si è fermata. Anche Gabriel frena, si volta, posa la valigia e spiega:

– Già, sì; sciopero. Il metrò, questo mezzo di trasporto eminentemente parigino, s’è addormentato sotto terra, perché gli addetti alle pinze perforanti hanno interrotto qualsiasi lavoro.

– Ah, porci, – esclama Zazie, – ah, cialtroni. Farmi una roba così!

– Mica soltanto a te, – dice Gabriel, perfettamente oggettivo.

– Me ne sbatto. E’ a me che succede, io che ero tanto felice, beata e tutto, di scarrozzarmi in metrò. Eh, c…!

– Bisogna tu ti faccia una ragione, – disse Gabriel le cui affermazioni talora si coloravano d’un tomismo lievemente kantiano.

E, passando sul piano della cosoggettività, aggiunse:

– E poi bisogna sbrigarsi: Charles ci aspetta.

[Charles è il suo amico tassista che li aspetta per portarli a casa.]

Si va per un po’, e poi, con un gesto grandioso, Gabriel mostra il paesaggio.

– Ah, Parigi! – proclama gaiamente, – che bella città. Guarda un po’ se non è bello.

– Me ne sbatto, dice Zazie, – io, quel che volevo io, era andare nel metrò.

– Il metrò! – muggisce Gabriel, – il metrò!!! Eccolo lì!!!

E, col dito indica qualcosa in aria.

Zazie aggrotta le sopracciglia. Non si fida.

– Il metrò, – ripete. – Il metrò, – aggiunge con disprezzo, – il metrò. Ma va sottoterra, il metrò. No, ma dico.

– Quello, – dice Gabriel, – è quello aereo.

– Allora non è il metrò.

– Ora ti spiego, – dice Gabriel. – Esce dalla terra e poi ci ritorna.

– Balle.

Gabriel si sente impotente (gesto). Poi, desiderando mutar conversazione, indica di nuovo qualcosa sul loro percorso.

– E quello là! – muggisce. – Guarda!!! Il Pantheon!!!


– Ma cosa mi tocca sentire, dice Charles senza voltarsi.

Guidava piano perché la piccina potesse vedere le cose notabili della città e per di più imparasse qualcosa.

– Non sarebbe il Pantheon? – chiede Gabriel.

C’è qualcosa di beffardo, in quella sua domanda.

– No, – dice Charles con forza. – No, no e no, non è il Pantheon.

– E allora cosa sarebbe secondo te?

Il tono beffardo diventa quasi offensivo per l’interlocutore che, d’altra parte, s’affretta a riconoscersi sconfitto.

– Non lo so, – dice Charles.

– Ah. Vedi.

– Ma non è il Pantheon.

Che razza di ostinato, Charles, malgrado tutto.

– Ora si chiede a un pedone, – propone Gabriel.

– I pedoni, – replica Charles . – Tutti fessi.

– Verissimo, dice Zazie con serenità.

Gabriel non insiste. Ha scoperto un nuovo argomento di entusiasmo.

– E quello, – esclama, – quello è…

Ma una eurekazione di suo cognato gli mozza la parola.

– Ho trovato, – urla quello. – Quell’affare che si vedeva, non era il Pantheon, naturalmente. Era la Gare de Lyon.

– Forse, – dice Gabriel con disinvoltura. – Ma ormai è acqua passata, non ne parliamo più. Mentre questo, guarda, piccola, eh, se è in gamba come architettura: è gli Invalidi.

– Sei cascato da piccolo, – dice Charles, – nulla a che vedere con gli Invalidi.

– Allora , – dice Gabriel, – se non è gli Invalidi, insegnaci cos’è.

– Di sicuro non lo so, – dice Charles – Ma tutt’al più sarà la caserma di Reuilly.

– Voialtri, – dice Zazie con indulgenza, – voialtri siete tutti e due un paio di buffoncelli.

– Zazie, – dichiara Gabriel, assumendo un tono maestoso scelto senza fatica nel suo repertorio, – se vuoi vedere davvero gli Invalidi e la tomba del vero Napoleone, ti ci accompagnerò.

– Napoleone un c…, – replica Zazie. – Non m’interessa niente, quello sgonfione, con quel suo cappello da fesso.

– Che cosa ti interessa, allora?

Zazie non risponde.

– Sì, – dice Charles con una inattesa cortesia. – Che cosa ti interessa?

– Il metrò.

dal romanzo Zazie nel metrò, di Raymond Queneau.

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Responses

  1. Avendo visitato Parigi con mia figlia di 10 anni , mi sono ritrovata appieno nello spezzone di questo romanzo. Ciò che a noi adulti può interessare per magnificenza e bellezza non è esattamente la stessa cosa che può affascinare ed incuriosire un bambino. Anch’io mi sono prodigata nel tentativo di affascinare ed interessare mia figlia alle straordinarie bellezze della città. Ma per lei "La Giconda" è bruttissima e a vederla di notte c’è da prendersi uno spavento e via dicendo.

  2. @ tageta
    Quando ho visitato per la prima volta Parigi, non avevo ancora letto il libro di Queneau, e stando sulla torre Eiffel cercavo di individuare i vari edifici sulla pianta monumentale della città, e non era facile; molti si somigliavano. Tu sei riuscita a distinguere a colpo d’occhio Les Invalides dal Panteon?
    Ciao : )

  3. Eravamo con alcuni amici, tra cui uno di essi aveva vissuto per lavoro un periodo a Parigi. Proprio in cima alla tour Eiffel ci ha spiegato la collocazione dei vari edifici. Sono stata fortunata in tal senso. Ho potuto visitare molte cose con validi Ciceroni. Però non sono riuscita a salire fino al secondo piantone della torre, era il 14 agosto e dalle 8.30 di mattina siamo arrivati al primo piano l’una di pomeriggio. Bellissima Parigi.

  4. Ho visto che hai visitato il mio profilo: ti piace il mio blog ?

  5. @ michelefabbri
    ho visto troppo poco per dare un giudizio.

  6. Quanto adoro questo libro! Il mio preferito di Queneau resta, però, "I fiori blu". Semplicemente e meravigliosamente svitato. Come molta immensa letteratura.
    E io, che sono folle, se non sono pazzi non li amo.

  7. @ MrsCraddock
    Che combinazione! Ho conosciuto il Duca d’Auge alla partenza per la crociata, ( è lui il Joachim del post del 6 luglio) quando era ancora un borioso cavaliere franscese, e non ancora il disincantato osservatore della situazione storica di molte epoche. Ho imparato da lui l’avversione alle crociate.
    Per piegare questa circostanza alle esigenze del mio racconto ho esercitato, indegnamente, per una volta, la nobile arte dell’anacronismo, in omaggio a Queneau.
    Ciao : )


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