Pubblicato da: scudieroJons | settembre 26, 2009

Duchamp e gli scacchi

Marcel Duchamp iniziò come pittore, ma ben presto passò all’attività di dissacratore dell’arte, iniziando nel 1917 con l’orinatoio, elevato ad opera d’arte.
Nel 1919 è l’icona stessa dell’arte ad essere “dissacrata”. Si tratta del dipinto più noto al mondo, dell’opera più osannata, più diffusa dalla carta stampata, più discussa ed osservata già al tempo di Duchamp. Si tratta della GIOCONDA. L.H.O.O.Q. (il suono di tali lettere se lette in sequenza in lingua francese, restituiscono la frase Lei ha caldo al culo).
Questo è l’irriverente titolo dato da Duchamp ad una immagine della Gioconda dotata di baffi, che ha scandalizzato e divertito una grande quantità di critici di storia dell’arte di mezzo mondo.

Egli era anche un eccellente giocatore di scacchi, e un giornale così dava la notizia della sua vittoria in un campionato regionale nel 1924: «Il signor M. Duchamp, campione dell’Alta Normandia, ha ben meritato il titolo per il suo gioco profondo e solido. La sua freddezza imperturbabile, il suo stile ingegnoso e il suo modo impeccabile di sfruttare ogni minimo vantaggio ne fanno un avversario sempre formidabile».
Un suo motto era: «I pezzi degli scacchi sono l’alfabeto che plasma i pensieri, e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente.»

La sua ossessione per gli scacchi divenne sempre più forte col passare degli anni, e proprio riguardo al suo matrimonio nel 1927, un amico, Man Ray (grande esponente del surrealismo) scrisse: “Duchamp passò la maggior parte della settimana del viaggio di nozze a studiare problemi di scacchi, e sua moglie per la disperazione si vendicò alzandosi una notte mentre egli dormiva e incollò tutti i pezzi alla scacchiera. Divorziarono tre mesi dopo.”
Forse è stato proprio questo aneddoto a suggerire a Man Ray l’idea della famosa foto del giocatore di scacchi, talmente concentrato sulla sua partita da non accorgersi che il proprio avversario è una bellissima donna nuda.

 

Nei giorni scorsi ho cercato le immagini di alcune sue opere a soggetto scacchistico, e sono stato colpito dall’abbondanza di foto che lo ritraggono mentre gioca a scacchi o ricerca nuove espressioni artistiche nel campo degli scacchi.

duchamp

Ma c’è una foto che mi ha sorpreso e un po’ deluso: ritrae l’anziano artista seduto in poltrona davanti a una scacchiera completa di pezzi di foggia inusuale.

duchampchess
Un giocatore esperto come lui non avrebbe dovuto farsi immortalare davanti a una scacchiera disposta in modo scorretto, con i pezzi messi nelle caselle di partenza in modo approssimativo.

Posso immaginare come dev’essersi svolta la scena: l’artista, ormai anziano e certamente ancora molto vanesio, è visibilmente lusingato dalla presenza in casa sua di una troupe di giornalisti e fotografi. Durante l’intervista il curatore del servizio avrà chiesto al fotografo di fare una foto con Duchamp davanti alla scacchiera, e un assistente del fotografo, digiuno delle regole del gioco,  ha disposto i pezzi alla bell’e meglio e ha messo la scacchiera sul tavolino davanti all’artista.  Questi ha la colpa, comunque grave, di non aver controllato, e di non aver provveduto in seguito a bloccare le foto dopo la prima uscita.
Questo ci insegna che non bisogna mai fidarsi completamente degli altri, per le cose che contano, e che se in un certo momento, e in un certo luogo, siamo i maggiori esperti in qualche campo,  anche la nostra responsabilità diventa maggiore.

Questa è la posizione corretta dei pezzi

ideati da

Max Ernst

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Aggiornamento: Quando Berlusconi riceve le sue ospiti a Palazzo Grazioli, i casi sono due: o lo sa che le donne che gli portano in casa sono prostitute, e allora è un utilizzatore finale consapevole (detto alla buona: uno che va a puttane), oppure non lo sa, e si illude di essere un conquistatore irresistibile, e allora è uno sprovveduto.
In tutti e due i casi il responsabile di quello che accade è solo lui, perché è suo dovere preservare l’autorevolezza delle istituzioni.

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Responses

  1. E perché voleva fare il “dissacratore” dell’arte? Scusa l’ignoranza ma non ho fatto studi artistici…

  2. @ piccic
    Non ti so dire il perché, so solo che l’ha fatto. Ha imposto un modo diverso di guardare l’opera d’arte. Non è stato il primo, ma certamente uno dei più geniali e ancora oggi c’è qualcuno che percorre quella strada. Ciao : )

  3. Secondo Schwartz, Duchamp era ossessionato a livello inconscio dal desiderio incestuoso per la sorella Suzanne; alle nozze di questa nel 1911, la sua vita e la sua arte ne furono sconvolte. Per reprimere questo sentimento angoscioso abbandona la pittura, troppo coinvolgente emotivamente, per un’arte spersonalizzata. Il desiderio inappagato per Suzanne si identifica con l’eterno inseguimento dell’unione alchemica, il cui sempre rinviato adempimento è la forza che muove il mondo.Per questo fu un dissacratore….

  4. @ Regina
    Dovevo sospettarlo: tutti gli artisti, al pari dei giocatori di scacchi, hanno dei complessi irrisolti. Se Duchamp, oltre che essere un artista, giocava anche a scacchi, di complessi doveva averne un vero groviglio. Ciao : )

  5. “Dissacrare” presuppone qualcosa di sacro. Non intendendomi di arte non so dire se l’arte, rettamente intesa, abbia un valore “sacrale” anche al di fuori dell’arte sacra.

    In ogni caso mi sfugge il motivo delle “dissacrazioni”, perché in genere appaiono “liberatorie” ma producono danni peggiori.
    Come è successo appunto nell’arte moderna, che per quanto mi riguarda spesso non è minimamente fruibile (e tantomeno arte, perché non ha nemmeno i presupposti comunicativi di partenza).

    Io comunque ammiro Man Ray, mi incuriosisce sentire che erano amici.

  6. @ piccic
    Mi sono interessato in questa sede di Duchamp perché ho scoperto che era un bravo giocatore di scacchi.
    Gli rimprovero di essersi fatto fotografare davanti a una scacchiera orientata male e con i pezzi disposti in modo approssimativo. Perché era suo dovere accorgersi dell’errore.
    Allo stesso modo rimprovero ad una persona dotta e virtuosa come il papa, di essersi fatto fotografare con le sue mani nelle mani di un losco figuro come Berlusconi. E’ tollerabile solo una stretta di mano tra due capi di stato, non questi atteggiamenti confidenziali.
    Nel campo dell’arte non sono un esperto; mi limito a prendere atto che Duchamp ha dissacrato i mostri sacri dell’arte come i rivoluzionari hanno dissacrato la persona di Luigi XVI, decapitandolo. A me quel tipo di dissacrazione è servita moltissimo perché, con quello che ne è seguito, ho potuto vivere una vita migliore di quella che hanno vissuto i miei antenati, quando il potere dei re veniva da Dio.

  7. Hmm… In generale le dissacrazioni o le rivoluzioni, anche se sono storicamente comprensibili non vanno mai bene. Producono danni che dopo non si riescono a vedere bene.

    Su Berlusconi torniamo al punto di partenza.
    Ratzinger, come anche io, e come qualunque vero credente, non ha in uggia una persona perché fa del male, anzi, semmai la ritiene più bisognosa di vicinanza.
    In questo, anche a me la foto non piace, ma perché vedo Berlusconi, che non sto neanche a guardare quanto faccia bene o male il suo mestiere qui.
    Mi infastidisce perché, anni fa, quando fu eletto la prima volta, prendeva l’idea della politica come vocazione quasi in ridere (ricordi le battute su “L’unto del Signore).
    Poi mi rendo conto che Berlusconi non ho il metro per giudicarlo. Non ha alcun senso, come non ho il metro per giudicare te.
    Allora che si fa? Si fa – si deve fare – del proprio meglio.

    Se mi sono fermato a parlare qui da te è perché, a dispetto dei tuoi preconcetti sul corpo mistico, tu sei una persona che ragiona. E al contrario di tante persone, mi pare che faresti la tua parte se ne avessi la possibilità.
    Seguire Cristo è questo: l’astenersi da ogni giudizio, confidando che la nostra parte, nel disegno della Redenzione, la traccia il Signore.

    Se abbiamo un Berlusconi, come ho già detto, vuol dire che c’è un motivo.
    E non è per deriderlo, o per esserne scandalizzati. Altrimenti saremmo scandalizzati dal 90% delle cose che vediamo.
    Diamoci da fare, allora! 😉

  8. @ piccic
    Noi ci siamo incrociati tempo addietro su un paio di blog che durante la maggior parte dell’anno impartiscono insegnamenti morali e lo fanno anche abbastanza dignitosamente.
    In tempo di elezioni si trasformano, e diventano organi di propaganda per Berlusconi.
    Uno in particolare ha usato questo argomento: “Una volta un vecchio maestro ci ha detto: Noi cattolici in politica dobbiamo fare come le puttane, andare con chi ci dà di più. Sottintendendo che non bisogna guardare alla moralità del politico ma alla sua utilità alla causa del cattolicesimo. Io non so se quel maestro fosse una persona reale, e se in particolare fosse don Luigi Giussani, o fosse semplicemente una metafora, ma comunque non mi è piaciuta.
    Inoltre mi sembra anche una politica miope e sconsiderata, perché Berlusconi aiuta la Chiesa solo se la Chiesa aiuta lui.
    E la permanenza di Berlusconi al potere avviene a prezzo della desertificazione dei valori su cui si fonda il Cristianesimo.
    E’ stato fatto cadere Romano Prodi, un cattolico che testimoniava con la sua vita e con la sua famiglia la sua fede, e sai come si paga tutto questo? Quando il papa si lamenta che la disgregazione delle famiglie danneggia la vita dei figli, gli fa eco l’ex ministro Castelli, esponente di una maggioranza di divorziati e risposati, che dice: Il papa ha ragione!
    Per difendere l’integrità della famiglia Ratzinger può contare su Bossi, Berlusconi, Calderoli, Fini, Casini…tutti divorziati e risposati.
    Quello che mi interessa personalmente è questo: quando il cattolico manifesta il suo Credo non mi sento minacciato e non ho motivo di minacciarlo a mia volta; quando il cattolico vota per Berlusconi, diventa mio avversario politico, al pari dei miscredenti che circondano Berlusconi, e fin qui non ci sarebbe niente di speciale. Lo tratterei come tratto i comuni imbroglioni che prosperano all’ombra di Berlusconi. Ma se per nobilitare la sua scelta politica alza l’insegna della religione, allora mi trovo a dover combattere anche i simboli di quella religione, e se trovo che quei simboli sono falsi e bugiardi glielo devo dire.

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