Pubblicato da: scudieroJons | settembre 23, 2009

Maledetto assessore!

Questa mattina, entrato in Splinder, mi sono accorto che è arrivato l’Autunno.

Prima un blog, poi altri due, mi hanno trasportato in un’atmosfera di foglie dai colori accesi, rosse o gialle, da tappeti fruscianti, da cieli mutevoli e percorsi da nuvole veloci.

Ho fatto colazione con la trepidazione di chi vede giungere un evento tanto atteso, e sono uscito di casa con la disposizione d’animo adatta ad affrontare i primi refoli di vento fresco, le prime spruzzate di pioggia inaspettata. Invece non ho trovato niente di tutto questo: le chiome degli alberi erano ancora folte e verdi, l’erba dei prati era smeraldina come al solito, e l’aria immobile, e già cominciava a scaldarsi.

Ho guardato più volte il datario dell’orologio e alla fine mi sono dovuto arrendere: l’autunno astronomico è iniziato, e qui di foglie variopinte non se ne vedono.

Mi sono a lungo interrogato sui motivi che mi hanno privato della mia prima giornata d’Autunno, ed ho provato rammarico per le volte che ho preferito leggere un libro invece di seguire le trasmissioni televisive di Roberto Giacobbo che certo avrà affrontato questo problema, e forse avrà citato il calendario dei Maya, una centuria di Nostradamus, o la signora rapita dagli Alieni, per spiegare questo fenomeno.

Ma poi forse una spiegazione me la sono data, con i miei soli mezzi: è colpa dell’assessore.

Se tu assessore ai lavori pubblici, mi pianti per le strade oleandri, magnolie e araucarie, come faccio io a sapere quando arriva l’Autunno? Maledetto assessore!

Questa consapevolezza mi ha guastato l’umore per tutto il giorno e a un certo punto ho anche cominciato a sentire dentro di me il lento salmodiare di versi cupissimi: monotono languore… i violini d’autunno… les sanglots longs… blessent mon coeur…

Fino a quando non è stato chiaro che era la Canzone d’Autunno di Paul Verlaine che si faceva strada dal mio interno, dove credevo di averla dimenticata.

Chanson d’automne           Canzone d’autunno

Les sanglots longs                  I lunghi singulti
Des violons                               dei violini
De l’automne                            d’autunno
Blessent mon coeur                 mi lacerano il cuore
D’une langueur                          d’un languore
Monotone.                                   monotono.

Tout suffocant                            Pieno d’affanno
Et blême, quand                         e stanco, quando
Sonne l’heure,                            l’ora batte
Je me souviens                            io mi rammento
Des jours anciens                       remoti giorni
Et je pleure                                   e piango.

Et je m’en vais                             E mi abbandono
Au vent mauvais                          al triste vento
Qui m’emporte                             che mi trasporta
Deçà, delà,                                     di qua e di là
Pareil à la                                       simile ad una
Feuille morte.                                foglia morta.

E per rafforzare il senso di malinconia che mi infondono questi versi, ho voluto aggiungere anche un pezzo della mia personale “Trilogia dell’umore melanconico” e cioè la canzone napoletana “Autunno”. Le altre due canzoni della trilogia sono “Chiove” e “Vierno”, ma sentirle tutte e tre mi è sembrato un po’ troppo per la fine di settembre.

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Responses

  1. Questa stagione che cala sottovoce
    -come chiamarla? come chiamare il primo giorno,

    qui dove i fiori bramiscono,
    dove le stagioni interi come un’orchidea,
    che cresce in una serra,

    era estate,era autunno,
    era primavera e inverno assieme.

    Ma oggi esco di nuovo in questo giardino
    per percorrerne i sentieri,

    ma come ha cambiato l’aspetto in pochi giorni,
    ma come si è vestito per un ballo, questo camalente del vento.

  2. @ Tageta
    Grazie, è veramente bella questa poesia, ispira ottimismo.
    Mi ristora un po’ il morale che è piuttosto in basso, (e non c’entra niente l’assessore).
    Ciao : )

  3. Leggendo di feuilles mortes ero tentata di aggiungerti subito il video di Yves Montand.. 🙂
    poi ho pensato che in effetti fa ancora caldo (salvo tra qualche giorno magari diluviare)!!
    il mio consiglio quindi sarebbe di conservare “Chiove” per ottobre e “Vierno” per dicembre 🙂
    un salutone!

    (grazie per i commenti: condivido che in questa fase sarebbe essenziale che ognuno rinunciasse a qualche pezzetto di “identità“.. forse qualcosa si sta muovendo in tal senso).. ciao


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