Pubblicato da: scudieroJons | settembre 11, 2009

Mio zio Sigmund Freud

zio_sigmund

Ieri sera lo zio Sigmund, di passaggio verso la Riviera di Ponente, è venuto a trovarmi. In realtà il suo treno è arrivato in ritardo e gli ha fatto perdere la coincidenza. Sono andato a prenderlo alla stazione e questo pomeriggio lo riaccompagno a prendere il treno. Dice che Vienna è invivibile in questo periodo, con tutte le turiste italiane che girano a branchi in cerca di avventure.

Gli ho fatto notare che anche in Riviera è pieno di donne vogliose che fanno i bagni di sole, e a quel punto ha fatto un gesto con la mano nell’aria e mi ha guardato come per dirmi: quasi quasi mi fermo una settimana da te. Ma poi per fortuna ho aggiunto: “Però la maggior parte sono anziane!” e queste parole gli hanno restituito interesse per la Riviera, distraendolo dal proposito di fermarsi a casa mia.

Ieri sera, quando mi ha chiamato, non avevo in casa niente da offrirgli. Tutti gli scrittori della Mitteleuropa li ha analizzati, tutti i pittori e scultori e architetti di quell’area e di quel periodo li ha vivisezionati, e poi non mi andava di passare una serata a dipanare i complessi riconoscibili nell’arte di Svevo o di Klimt. Era tardi per ordinare una Sacher torte, l’unica che lui mangi volentieri perché, dice, ha il colore dell’inconscio più profondo. Allora ho pensato di fargli una sorpresa: ho rimesso nella scatola la mia serie di scacchi francesi del cinquecento, ma ho lasciato sul tavolo, in bella mostra, la scacchiera. Poi ho preso, dalla mia collezione di rare conchiglie, un magnifico esemplare di Schilderia Achatidea e l’ho messo al centro della scacchiera, per offrire allo zio materiale per riflettere.

.


Infatti quando è entrato in casa, non è andato come al solito a cercare le riviste patinate che, secondo lui, nascondo sotto un cumulo di libri di argomenti astrusi e impegnati, e non ha frugato nei miei armadi alla ricerca di inesistenti indumenti femminili fetish;  è subito rimasto assorto in meditazione davanti a quell’enigma, mentre facevo finta di niente e sistemavo i suoi bagagli. Poi ha cominciato a farmi qualche domanda: “Giochi ancora a scacchi? Che tipo di aperture preferisci? E la partita di Donna la conosci bene?” Gli ho risposto che giocavo ancora ogni tanto, e che preferivo le partite di gioco semi-aperto, ma se mi fosse capitata una partita di Donna, e cioè di gioco chiuso, ero abbastanza preparato anche su quella.

Mentre parlavamo mi girava attorno, e alla fine si è seduto dietro di me in modo che non potessi vederlo, ma sentivo distintamente il fruscìo delle pagine del taccuino dove stava prendendo appunti. Poi ha ripreso con le domande: “Tu pratichi più spesso la Difesa Ortodossa o la Variante Viennese?” “Come capita, – ho risposto impulsivamente, poi ho precisato, per non sembrare un giocatore troppo dozzinale – studio la psicologia dell’avversario, e scelgo la tattica che mi sembra più adatta”. “E dimmi, la Donna, – ha ripreso lo zio – la Donna, preferisci tenerla ferma in una posizione, o la fai andare da una parte all’altra del campo di battaglia, senza tregua?”

A questo punto mi sono alzato e gli ho detto: “Senti, zio Sigmund, mi sono ricordato adesso che devo andare a ritirare la Sacher torte che ho ordinato per te. Forse ci vorrà un po’ di tempo, ma tu non ti preoccupare per me. Qui ci sono tutti i film di Max Ophuls, te ne puoi vedere due o tre mentre sono fuori. A dopo.”

E sono uscito, felice, nell’accogliente notte della città dormitorio.

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Responses

  1. ma come esci, no.. aspetta, dove vai Zio ha ancora tante domande da farti..
    .. e l’apertura comela preferisci..di gioco chiuso o semichiuso?

    e quale famiglia preferisci ~ il gambetto di donna?
    .. e come accettato o rifiutato
    ..partita ortodossa, difesa Lasker, difesa Cambridge-Springs, la variante Tartakover o la difesa Tarrasch..?

    .. emh andata a documentarmi..

    accipicchia non me lo ricordavo così difficile il gioco degli schacci, interessante, ma è una Fatica..

    avere per zio Sigmund è un pò pesante.. ma può tornare utile.

    “una Sacher torte..perché ha il colore dell’inconscio più profondo” , veramente bella.
    ciao

  2. A Sigmund preferisco imparare a giocare a scacchi…

  3. @ albafucens
    Il gioco degli scacchi, se visto nella sua espressione cortese, è un bel modo per socializzare. Il fatto che il suo pezzo più forte sia la Donna, sottoposta all’autorità del debole Re, può essere una metafora della nostra società.
    Sul mio modo di vedere la Sacher non oso pensare cosa direbbe un vero psicanalista. Ciao : )

  4. @ Regina
    Sigmund ti direbbe che il gioco degli scacchi, tra un uomo e una donna, è la continuazione dell’amore con altri mezzi. Ciao : )

  5. ho trovato questa per augurarti buona domenica.. 🙂

  6. Precisazione:
    nella Riviera di Ponente non ci sono solo signore d’antan…
    Dillo a tuo zio Sigmund.

  7. @ terradombra
    Lo so per certo: sono stato a giocare a scacchi a Imperia e Sanremo e ho visto sempre stupende giovani donne, bellissime, specialmente quando escono dall’acqua, i capelli bagnati e incollati al viso, le labbra livide di freddo, la pelle d’oca; irresistibili… Ma lo zio ha una predilezione per le signore di età (è anche comprensibile perché lui stesso non è più un giovanotto) ed era il solo modo per convincerlo a partire. Oppure partire io, perché una settimana di analisi non l’avrei sopportata. Ciao : )


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