Pubblicato da: scudieroJons | luglio 19, 2018

La pratica

Quando si inizia una partita di scacchi non si sa mai con certezza come si svilupperà il gioco. Ogni giocatore può al massimo cercare di muovere opportunamente i suoi pezzi per metterli nelle condizioni migliori per sprigionare le loro potenzialità e nello stesso tempo per impedire che i pezzi dell’avversario assumano le posizioni più vantaggiose per lui.
Quando non si gioca sempre con la stessa persona è conveniente giocare sempre lo stesso tipo di partita durante la fase iniziale. In questo modo noi ci troveremo a nostro agio perché conosciamo i pregi e i difetti della posizione che uscirà dall’apertura, mentre potrebbe accadere che l’avversario non abbia molta familiarità con quella posizione dei pezzi.
All’inizio non ci sono veri attacchi ai pezzi avversari, ma si procede più spesso a saggiarne la capacità di reazione con finti attacchi che hanno lo scopo principale di ostacolare l’ordinato dispiegamento dei pezzi avversari.
In questo caso però il bianco, trovandosi a giocare contro una difesa Siciliana nella variante del Dragone, esegue la manovra scolastica dello scambio degli alfieri in campo scuro, ritenuta vantaggiosa per il bianco perché indebolisce l’arrocco del giocatore nero.
Forse perché soddisfatto della riuscita della manovra, il bianco non pone sufficiente attenzione all’attacco portato al suo Cavallo in f3, che è difeso solo dal pedone g2, l’elemento centrale dell’arrocco. Forse la ragione profonda di questa disattenzione è da ricercare nelle modalità con cui è stato portato l’attacco: il Cavallo nero, infatti, per attaccare il Cavallo bianco non si sposta in avanti, ma retrocede, e questo fatto forse fa apparire meno aggressiva la mossa. Perciò il bianco non viene messo in allarme, e quando il suo Cavallo f3 viene catturato è costretto a ripredere il pezzo attaccante con il pedone g2. Il danno che ne risulta all’arrocco del bianco è molto maggiore di quello inflitto all’arrocco del nero, perché si è letteralmente aperta una finestra e il Re bianco è stato messo allo scoperto.
Da questo momento l’obiettivo dei due giocatori è chiaro: portare il maggior numero di pezzi e nel minor tempo possibile di fronte al Re bianco, il giocatore nero per attaccarlo e il giocatore bianco per difenderlo.
Il bianco porta in attacco la Regina, un Alfiere e un Cavallo, mentre il nero riesce a chiudere la finestra con la sua Regina e successivamente aggiunge un Cavallo.
Il significato della breve sequenza di mosse che segue è da ricercarsi nell’accurata ricerca da parte del giocatore nero di evitare ogni scambio di pezzi che semplificando la posizione renderebbe più sostenibile la posizione del bianco e gli permetterebbe anche di unire il pedone che è rimasto separato agli altri pedoni, per assicurarne la protezione.
Quando il Cavallo bianco arriva in f4 e minaccia la Regina nera, il bianco potrebbe aver avuto la sensazione di aver risolto tutti i suoi problemi.
Ma anche se la propria Regina è minacciata, il nero può ignorare la minaccia per dare scacco al Re con l’Alfiere in f3. Solo dopo che il Re nero si è messo in una casa sicura la minaccia diventa reale e la Regina nera è costretta a spostarsi.
Ma in questo caso la mossa di difesa si trasforma in una mossa d’attacco: la posizione del Re e della Regina bianchi è tale che con un salto del Cavallo nero in e2 i due pezzi sarebbero contemporaneamente sotto attacco. Peccato che non si possa fare subito, perché il Cavallo bianco stando in f4 sorveglia anche la casa e2. Ma il mezzo per eliminare il Cavallo bianco esiste: è la Regina nera! E’ vero che una Regina vale molto più di un Cavallo, e normalmente uno scambio del genere sarebbe svantaggioso, ma in realtà, siccome l’unico pezzo che difende il Cavallo bianco è la Regina dello stesso colore, è evidente che se riprende si verrà a trovare sotto l’attacco del Cavallo nero, e se non riprende il nero avrà guadagnato un pezzo e probabilmente vincerà la partità.
Se avesse considerato tutto questo, il bianco avrebbe messo un altro pezzo a guardia della casa e2, come per esempio una delle due torri in e1. Ma si sa che se nessuno dei giocatori commettesse mai errori, le partite di scacchi finirebbero sempre con noiosissime patte, e il gioco non avrebbe raggiunto i quindici secoli dalla sua invenzione.
Siccome l’elemento umano è la parte prevalente del gioco, il giocatore bianco, forse anche perché pressato dalla scarsità del tempo di riflessione che si assottiglia inesorabilmente, non ha scorto la minaccia e non ha provveduto a pararla, dedicandosi al tentativo di portare in gioco il suo Alfiere.
Perciò il nero ha potuto prendere il Cavallo bianco con la sua Regina, che si è sacrificata, la Regina bianca è intervenuta catturandola e il Cavallo nero è saltato nella casa e2 per dare scacco al Re bianco e per attaccare contemporaneamente la Regina bianca.
Il Re bianco non ha potuto sottrarsi allo scacco, e non essendoci altri pezzi in grado di opporsi, catturando il Cavallo nero, la partita è finita per scacco matto.

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Pubblicato da: scudieroJons | luglio 18, 2018

Il ministro della paura

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 15, 2018

Ostaggi

C’è un porto di Forco, il vecchio del mare,
nella terra di Itaca, e sporgenti in esso
due coste scoscese, degradanti nel porto,
che arrestano il grande maroso fuori sospinto
dai venti furiosi: dentro vi sostano, senza cima d’ormeggio,
le navi ben costruite, quando arrivano all’ancoraggio.
E sulla punta del porto è un ulivo con foglie sottili,
e accanto una grotta, graziosa, buia,
sacra alle Ninfe che si chiamano Naiadi.
Dentro vi sono crateri e anfore
fatti di pietra: e vi stipano il miele le api.
Vi sono telai sublimi di roccia, dove le Ninfe
tessono drappi dai bagliori marini, una meraviglia a vederli;
e acque perenni vi sono. Due entrate ha la grotta,
una a borea è accessibile agli uomini,
l’altra a noto è serbata agli dei: da lì non entrano
uomini, ma è la via degli eterni.
Si spinsero dentro, conoscendo da prima la via. La nave
s’arenò sulla spiaggia per metà della chiglia,
con impeto: tanto era spinta dal braccio dei rematori.
Sbarcati dalla nave dai solidi banchi,
prima levarono Odisseo dalla nave ben cava
col telo di lino e con la coperta splendente,
e lo deposero sopra la sabbia, vinto dal sonno;
levarono poi le ricchezze che gli illustri Feaci gli diedero
quando partì, grazie alla magnanima Atena.
E ai piedi dell’ulivo le posero in mucchio,
via dalla strada: che nessun viandante,
giunto prima che Odisseo si fosse svegliato, le saccheggiasse.
Poi ripartirono alla volta di casa. Lo Scuotiterra
non obliò le minacce che prima aveva scagliato
su Odisseo pari a un dio, e scrutava l’intenzione di Zeus:
“Padre Zeus, non sarò tra gli dei immortali
onorato, se non mi onorano più i mortali,
i Feaci, che pure sono della mia stirpe.
Pensavo che Odisseo, ora, sofferte molte sventure,
sarebbe tornato a casa: il ritorno non glielo negavo
affatto, dopoché glielo avevi promesso e accordato.
Ma costoro, guidandolo in mare assopito nella nave veloce,
lo sbarcarono a Itaca, gli diedero doni infiniti,
bronzo e oro in gran copia e vesti intessute:
molti doni, quanti Odisseo non ne avrebbe portati da Troia,
se fosse arrivato indenne con la parte sua di bottino”.
Rispondendo gli disse Zeus che addensa le nubi:
“Ah, Scuotiterra vastamenta possente, che hai detto!
Gli dei non ti negano affatto l’onore: sarebbe difficile
trattare con spregio il più anziano e il migliore.
Se mai un uomo inferiore per la forza e il potere
non ti onora, sempre tu puoi vendicarti, anche dopo.
Fa’ come vuoi e come è caro al tuo cuore”.
Gli rispose allora Posidone che scuote la terra:
“Farei subito come tu dici, o Nuvola cupa,
ma ho sempre riguardo per la tua volontà e la evito.
Ma ora la bellissima nave dei Feaci, che torna
dal viaggio di scorta sul fosco mare, voglio
spezzarla, perché si fermino e smettano d’accompagnare
gli uomini, e voglio avvolgere la loro città d’un gran monte”.
Rispondendo gli disse Zeus che addensa le nubi:
“O caro, al mio animo pare meglio così:
quando tutta la gente dalla città la vede
arrivare, mùtala vicino alla terra in un sasso
simile alla nave veloce, perché tutti stupiscano,
e avvolgi la loro città d’un gran monte”.
Appena udì questo, Posidone che scuote la terra
s’avviò verso Scheria, dove sono i Feaci.
E lì attendeva: velocemente sospinta, la nave marina
arrivò vicinissima. Le fu accanto lo Scuotiterra,
che la fece di sasso e al fondale la radicò,
col palmo della mano premendola:

nave4

e già era lontano.

nave3

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 13, 2018

Brigitte mai vista

bb

Brigitte Bardot

Brigitte Bardot, Bardot!
Brigitte baciò e baciò!
Dentro il cinema
tutti erano agitati.

BB, BB, BB,
Perché accade questo e tutti
ti guardano così tanto?

È per il piede? – Non è per quello!
È il nasino? – Non è per quello!
È la caviglia? – Non è per quello!
È il gomito? – Non è per quello!

Tu che sei buona e che sei donna,
allora dimmi perché accade…

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 11, 2018

Qua nulla mi fa triste

Casto Frescante Ticinveno
Pseudonimo di Francesco Testa, vicentino.
Poesia in versi Fidentiani

Epistola II
All’Amico Gaudenzio

T’annuntio il mio bene auspicato redito,
Ubi contento il core senza obstaculi
Ho all’alma pace integralmente dedito.

No di questi cupressi sui pinnaculi,
Né sotto queste pinee irte umbellifere
Volan di cure i venenati jaculi.

Qua spiran le aurette salutifere;
Qua Sole e Luna cum innocuo lumine
Rischiaran le convexe aule stellifere.

Del colle sul securo alto cacumine
Qua suave è il mirar fuor di periculo
Gl’irati moti dell’adverso Numine.

Come lunge il nocchier sul mare Siculo
Mira curioso l’Etna, et il Vesuvio
Fiamme eructar dall’infero vehiculo,

Saepe d’equiti, e pediti un diluvio
Discopro col prolixo telescopio,
Victime exposte al sole, e all’aere pluvio;

Et audio del cannon l’horrendo scopio,
E di tube, e tamburi il mixto sonito,
Tranquillo come un uom sopito d’opio.

Qua nulla mi fa triste, e nulla attonito;
Mentre leggo il mio Flacco impareggiabile,
E l’anima profondo in quel suo monito;

Che il dì dal dì s’incalza, e inexorabile,
Vocato, o non vocato, il vecchio rio,
Passa tutti pel fiume irremeabile,

Che un giorno passerem Gaudentio, et io.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 10, 2018

Gokurōsama

Buon lavoro

ご苦労様 – Gokurōsama from Gokurosama on Vimeo.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 8, 2018

Quota morale periscopica

Ma appena distai quanto basta per sentire chi grida,
allora con parole taglienti dissi al Ciclope:
“Ciclope, non certo i compagni di un uomo vigliacco
avresti mangiato nella cava spelonca con dura violenza.
E i misfatti dovevano ricadere proprio su te,
sciagurato, che non hai esitato a mangiare gli ospiti
nella tua casa: perciò ti ha punito Zeus e gli altri dei”.
Dissi così, e lui si adirò nel cuore di più,
divelse e scagliò la cima di una grande montagna:
la fece cadere oltre la nave dalla prora turchina;
alla caduta del masso il mare si sollevò:
l’onda rifluendo sospinse la nave a terra,
il riflusso dal largo, e la strinse contro la costa.
Io però, afferrata una lunghissima pertica,
la spinsi di fianco e ordinai ai compagni, incitandoli,
di gettarsi sui remi, per scampare al pericolo,
con cenni del capo: ed essi remavano, piegandosi avanti.
Quando avanzando sul mare distammo il doppio,
allora gridai al Ciclope; intorno i compagni
chi di qua chi di là mi frenavano con dolci parole:
“Sciagurato, perché vuoi irritare un selvaggio?
che anche ora, lanciando il masso nel mare, ha risospinto
verso terra la nave, e credevamo di lasciarci la vita.
Se sentiva fiatare o parlare qualcuno,
ci fracassava le teste e i legni di bordo,
colpendoci con una ruvida roccia: perché tira lontano”.
Così dicevano, ma non convinsero il mio cuore magnanimo,
e di nuovo gli dissi con animo irato:
“Ciclope, se qualche uomo mortale
ti chiede dello sconcio accecamento dell’occhio,
digli che ad accecarti fu Odisseo, distruttore di rocche,
il figlio di Laerte che abita ad Itaca”.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 7, 2018

Il servo muto

Difficile intervista di Luca Bottura di Repubblica con il presidente del Consiglio, prof. avv. Giuseppe Conte

Incontro Giuseppe Conte in una cabina telefonica sull’Aurelia. Via Whatsapp mi ha fatto sapere che si sarebbe liberato della marcatura di Casalino fingendo di andare a comprare le sigarette. «Non fumo, ma tanto non ascolta mai quello che dico». Per essere sicuro che nessuno lo riconoscesse, ha indossato una maschera da Giuseppe Conte. Ha accettato di farsi intervistare per smentire le insinuazioni su una sua presunta insussistenza che i giornaloni pagati da Soros e foraggiati col denaro pubblico continuano ad avanzare. L’accordo però è che non potrà dire nulla che non sia specificamente scritto nel contratto o che non sia stato oggetto di analisi con gli alleati. Ecco la fedele trascrizione del nostro colloquio.

Professor Conte, intanto grazie per aver accettato la nostra intervista. Molti si chiedevano dove fosse finito. Come sta?
… … …
Ecco. Parliamo di immigrazione: Salvini usa toni sempre più estremi e in Italia, al contempo, si moltiplicano i casi di intolleranza verso gli stranieri: qual è la posizione ufficiale del Governo?
… … …
Molto chiaro. Toninelli sta bloccando fior di opere pubbliche e non decide su nulla manco sulla chiusura dei porti. Che si fa?
… … …
Parole sante. Alla prima mediazione non ereditata da Calenda, Di Maio ha fatto licenziare 318 persone e la Bekaert se ne va in Romania. Non è preoccupato?
… … …
Chiarissimo. Ieri il sottosegretario leghista alla Giustizia si è augurato di spazzare via le correnti di sinistra del Csm. Molti sollecitano un suo intervento di rimozione. Cosa farà?
… … …
Ma lo sa che lei è davvero incisivo? Decreto dignità: chi decide? Pare ci sia una spaccatura e la base leghista del Nord è in tumulto…
… … …
Non sia così tranchant, però. Gli F35. La ministra Trenta ne conferma l’acquisto a patto che si chiamino F30… Ha capito? È una battuta: F35, F30…
… … …
Niente. Senta, mi dica qualcosa almeno sul presidente Pd della Basilicata ai domiciliari…
… … …
Vuol più bene alla mamma o al papà?
… … …
Questa era facile, dai… Ma presidente… dove va? Non mi ha detto niente!

Poco dopo, mentre ancora lo vedo sparire camminando verso l’ufficio, ricevo un ultimo messaggio Whattsapp: «Aiuto». Non ne saprò più nulla.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 6, 2018

Fine della schiavitù

Alcune persone dicono che le ragazze dovrebbero essere guardate e non ascoltate.

 

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 5, 2018

Un fiore appassito

Un fiore secco, un fiore senza profumo
Dimenticato in un libro io vedo;
Ed ecco che già di uno strano sogno
Si è colmata l’anima mia:

Dove è fiorito? Quando? In quale primavera?
E a lungo è fiorito? E chi l’ha colto,
Una mano nota o forse estranea?
E chi l’ha posto in questo libro?

Forse in ricordo di un tenero incontro,
O di un fatale abbandono,
Oppure di una passeggiata solitaria
Nel silenzio dei campi, nell’ombra dei boschi?

E lui è vivo, ed è viva lei?
E ora dov’è il loro angolino?
O forse sono già appassiti,
Come questo fiore sconosciuto?

Aleksandr Puškin

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