Pubblicato da: scudieroJons | settembre 24, 2018

Il grande bluff

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Pubblicato da: scudieroJons | settembre 22, 2018

Luna Chu

One Small Step from TAIKO Studios on Vimeo.

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 20, 2018

Lettere da tre mogli

…senza contare la quarta, e un servo fedele.

Il mio vecchio amico Charles-Louis de Secondat de Montesquieu mi ha scritto alcuni giorni fa per raccomandarmi un profugo proveniente dalla Persia, e per pregarmi di ospitarlo per un giono o due, il tempo necessario per venire a Milano da Hollywood, dove  Montesquieu era stato chiamato per supervisionare l’adattamento cinematografico di una sua celebre opera letteraria. Usbek, così si chiama il fuggiasco, durante il percorso in auto mi ha raccontato la sua storia: “Fin da giovanissimo fui introdotto a corte. E posso dire che il mio cuore non ne fu corrotto; concepii anzi un grande progetto: osai essere virtuoso. Non appena conobbi il vizio, me ne allontanai; ma in séguito mi ci avvicinai per smascherarlo. Portai la verità fino ai piedi del trono, e lì usai un linguaggio fino ad allora sconosciuto: sconcertai l’adulazione e meravigliai al tempo stesso gli adoratori e l’idolo. Quando vidi, però, che la mia sincerità mi aveva procurato dei nemici, che mi ero attirato la gelosia dei ministri, senza godere del favore del principe, e che, in una corte corrotta, potevo resistere ormai solo grazie a una debole virtù, decisi di abbandonarla. Finsi un grande interesse per le scienze e, a forza di fingerlo, esso divenne reale. Non mi immischiai più in nessun affare, e mi ritirai in una casa di campagna. Ma anche questa soluzione aveva i suoi inconvenienti: restavo sempre esposto alla malignità dei miei nemici e mi ero quasi privato dei mezzi per difendermene. Alcuni avvertimenti segreti mi indussero a pensare seriamente a me stesso. Decisi di esiliarmi dalla mia patria, e il mio stesso allontanamento dalla corte me ne fornì un pretesto plausibile. Mi recai dal re; gli espressi il desiderio che avevo d’istruirmi nelle scienze dell’Occidente; insinuai che i miei viaggi avrebbero potuto tornargli utili. Trovai grazia ai suoi occhi; partii e sottrassi una vittima ai miei nemici”.

Arrivati a casa, Usbek mi parla delle sue belle e numerose mogli e mi confida che è ansioso di ricevere loro notizie. E mentre me lo dice mi mostra il suo elegante notebook desolatamente spento. Allora accendo il mio pc e gli presento la pagina di gmail. Lui inserisce la sua password e insiste perché rimanga assieme a lui mentre legge le ultime mail arrivate.

Da Zachi a Usbek
Abbiamo ordinato al capo degli eunuchi di condurci in campagna; egli ti dirà che non è capitato nessun incidente. Quando si dovette attraversare il fiume e lasciare le nostre lettighe, entrammo, come d’abitudine, dentro a delle portantine: due schiavi ci presero in spalla, e sfuggimmo a ogni sguardo. Come avrei potuto vivere, caro Usbek, nel tuo serraglio a Ispahan, in quei luoghi che, ricordandomi continuamente i miei piaceri passati, suscitavano quotidianamente i miei desideri con rinnovata violenza? Vagavo di appartamento in appartamento, cercandoti sempre, non trovandoti mai e incontrando invece dappertutto un crudele ricordo della mia felicità passata. Talora mi vedevo in quel luogo in cui, per la prima volta, ti accolsi tra le mie braccia; talaltra, in quello in cui risolvesti quella memorabile contesa tra le tue mogli. Ognuna di noi si riteneva superiore alle altre per bellezza. Ci presentammo davanti a te dopo aver dato fondo a tutti gli abiti e gli ornamenti che l’immaginazione può suggerire. Osservasti compiaciuto i miracoli della nostra arte e ammirasti fino a che punto ci avesse spinto il desiderio di piacerti. Ben presto, però, imponesti che questi vezzi artificiosi lasciassero il passo a grazie più naturali: distruggesti tutto il nostro lavoro. Ci dovemmo spogliare di quegli ornamenti che cominciavano a infastidirti e dovemmo mostrarci al tuo sguardo nella semplicità della natura. Non mi curai del pudore; pensai solo alla mia gloria. Beato Usbek, quante grazie vennero esibite ai tuoi occhi! Ti vedemmo errare a lungo d’incanto in incanto: la tua anima incerta rimase a lungo esitante; ogni nuova grazia esigeva da te un tributo; in un attimo venimmo tutte ricoperte dei tuoi baci; posavi i tuoi sguardi curiosi sui luoghi più segreti; in un istante, ci facesti assumere mille posizioni diverse: sempre nuovi ordini e un’ubbidienza sempre rinnovata. Ti confesso, Usbek, che una passione ancora più forte dell’ambizione mi fece sperare di piacerti. Mi accorsi che stavo diventando lentamente la padrona del tuo cuore: mi prendesti e mi lasciasti; ritornasti da me e io seppi trattenerti: il trionfo fu tutto per me e la disperazione tutta per le mie rivali. Ci sembrò di essere soli al mondo: tutto ciò che ci circondava non fu più degno del nostro interesse. Fosse piaciuto al cielo che le mie rivali avessero avuto il coraggio di restare come testimoni di tutte le prove d’amore che ricevetti da te! Se avessero assistito ai miei slanci, avrebbero capìto la differenza che passa tra il mio amore e il loro; avrebbero visto che, se potevano competere con me in attrattive, non potevano competere in sensibilità… Ma dove vado a parare? Dove mi conduce questo sciocco racconto? Non essere amata è una sventura, ma è un affronto non esserlo più. Ci abbandoni, Usbek, per vagabondare in paesi barbari. Che cosa? Per te non conta nulla avere il privilegio di essere amato? Ahimè, non sai che cosa ti perdi! Emetto sospiri che non vengono uditi; le mie lacrime scorrono e tu non ne godi: si direbbe che l’amore aliti nel tuo serraglio, e che la tua insensibilità te ne allontani continuamente! Ah, mio caro Usbek, se tu sapessi essere felice!
Per sempre tua, Zachi

Da Fatima a Usbek
Sono due mesi che sei partito, mio caro Usbek e, abbattuta come sono, non riesco ancora a convincermene. Percorro tutto il serraglio, come se tu ci fossi, e niente mi disinganna. Che vuoi che ne sia di una donna che ti ama, che era abituata a stringerti tra le braccia, la cui sola preoccupazione era di darti prova della sua tenerezza, libera per privilegio di nascita, ma resa schiava dalla violenza del suo amore? Quando ti sposai i miei occhi non avevano ancora visto il volto di un uomo e tu sei ancora il solo che mi sia permesso di vedere, dato che non considero uomini questi orribili eunuchi il cui difetto minore è di non essere affatto uomini. Quando paragono la bellezza del tuo volto con la deformità del loro, non posso fare a meno di ritenermi fortunata: la mia immaginazione non mi offre alcuna idea più seducente del fascino incantevole della tua persona. Ti giuro, Usbek, che quand’anche mi fosse permesso di uscire dal questo luogo in cui sono rinchiusa a causa dei vincoli della mia condizione e sottrarmi alla sorveglianza che mi circonda, e mi fosse consentito di scegliere tra tutti gli uomini che vivono in questa capitale delle nazioni, ebbene, Usbek, ti giuro che sceglierei solo te. Non ci sei che tu al mondo che meriti di essere amato. Non pensare che la tua assenza mi abbia fatto trascurare una bellezza che ti è cara. Benché nessuno mi debba vedere, e anche se gli ornamenti con cui mi agghindo non servono alla tua felicità, cerco nondimeno di conservare l’abitudine di piacere e non mi corico senza essermi profumata con le essenze più deliziose. Rammento i tempi felici in cui in cui venivi tra mie braccia: un sogno attraente mi seduce, mostrandomi il caro oggetto del mio amore, la mia immaginazione si perde nei suoi desideri e si lascia lusingare dalle sue speranze. A volte penso che, stressato da un viaggio faticoso, tu stia per tornare da noi: la notte trascorre in sogni che non appartengono né alla veglia né al sonno; ti cerco al mio fianco, e mi sembra che tu mi sfugga; alla fine, il fuoco stesso che mi divora dissipa questi incanti e mi fa tornare in me. E allora mi ritrovo così eccitata… Non lo crederai, Usbek, ma è impossibile vivere in questo stato: il fuoco scorre nelle mie vene. Perché non riesco a comunicarti ciò che sento così intensamente? E come mai sento così intensamente ciò che non riesco a comunicarti? In quei momenti, Usbek, darei il mondo intero per uno solo dei tuoi baci. Com’è infelice una donna che prova desideri così violenti, quando è privata di colui che, solo, può soddisfarli! Abbandonata a se stessa, senza nulla che possa distrarla, ella deve vivere abituandosi ai sospiri e al furore di una passione infiammata; lungi dall’essere felice, non ha nemmeno il privilegio di servire alla felicità di un altro: inutile ornamento di un serraglio, custodita per l’onore e non per la felicità del suo sposo! Quanto siete crudeli, voi uomini! Siete deliziati di sapere che proviamo desideri che non possiamo soddisfare; ci trattate come se fossimo insensibili, e rimarreste molto contrariati se lo fossimo: credete che i nostri desideri, così a lungo repressi, si accenderanno vedendovi. È faticoso farsi amare: si fa prima a ottenere dal nostro temperamento ciò che non osate sperare dal vostro merito. Addio, mio caro Usbek, addio. Sappi che vivo solo per adorarti: la mia anima è piena di te e la tua assenza, invece di farti dimenticare, ravviverebbe il mio amore, se mai potesse diventare più violento.
Eternamente tua Fatima

Da Zelis a Usbek
Avendo tua figlia compiuto sette anni, ho ritenuto che fosse tempo di farla passare negli appartamenti interni del serraglio, senza attendere che abbia dieci anni per affidarla agli eunuchi neri. Non è mai troppo presto per privare una ragazza delle libertà dell’infanzia e per darle una santa educazione tra le sacre mura entro cui abita il pudore. Non posso infatti condividere l’opinione di quelle madri che fanno rinchiudere le loro figlie solamente quando sono ormai sul punto di darle in sposa; che, condannandole al serraglio piuttosto che consacrarvele, le costringono con la violenza ad abbracciare un modo di vita che esse avrebbero dovuto ispirare loro. Bisogna forse attendersi tutto dalla forza della ragione e nulla dalla dolcezza dell’abitudine? È inutile che ci si parli della subordinazione in cui ci ha posto la natura: non basta farcela sentire, bisogna farcela praticare, perché ci sostenga nel periodo critico in cui le passioni cominciano a nascere e a incoraggiarci all’indipendenza. Se fossimo legate a voi unicamente dal dovere, talvolta potremmo dimenticarlo. Se vi fossimo indotte soltanto dall’inclinazione, un’altra più forte potrebbe forse indebolirla. Ma quando le leggi ci consegnano a un uomo, esse ci sottraggono a tutti gli altri e ci mettono così lontane da loro come se fossimo a centomila leghe. La natura, ingegnosa a favore degli uomini, non si è limitata a dare loro dei desideri, ma ha voluto che ne avessimo anche noi e che fossimo strumenti animati della loro felicità; essa ci ha messe nel fuoco delle passioni per farli vivere tranquilli: se escono dalla loro insensibilità, ci ha destinate a farceli rientrare, senza poter mai gustare quella felice condizione in cui li mettiamo. Non credere, tuttavia, Usbek, che la tua situazione sia più fortunata della mia: io ho gustato, qui, mille piaceri che tu non conosci; la mia immaginazione ha lavorato incessantemente per farmene apprezzare il valore, mentre tu non hai fatto altro che languire. Perfino nella prigione in cui mi tieni, sono più libera di te: non potresti raddoppiare le tue attenzioni per farmi sorvegliare senza che io goda delle tue inquietudini; e i tuoi sospetti, la tua gelosia e i tuoi dispiaceri sono altrettanti segni della tua dipendenza. Continua, caro Usbek: fammi sorvegliare notte e giorno, non fidarti nemmeno delle consuete precauzioni, aumenta la mia felicità assicurando la tua, e sappi che l’unica cosa che temo è la tua indifferenza.
Perdutamente tua Zelis

Da Solim a Usbek
Mi compiango, magnifico signore, e ti compiango: mai servitore fedele è sprofondato nella spaventosa disperazione in cui mi trovo. Ecco le tue sciagure e le mie. Te ne scrivo tremando. Giuro, per tutti i profeti del Cielo, che, da quando mi hai affidato le tue donne, ho vegliato giorno e notte su di loro e che non c’è stato un attimo di tregua per le mie inquietudini. Ho cominciato il mio ministero con i castighi, e quando li ho sospesi, non sono venuto meno al mio naturale rigore. Ma che cosa ti sto dicendo? Perché vantarti, adesso, una fedeltà che ti è stata inutile? Dimentica tutti i miei servigi passati, considerami un traditore e puniscimi per tutti i delitti che non ho saputo impedire. Rossana, la superba Rossana, oh Cielo! Di chi fidarsi ormai? Tu sospettavi Zachi e di Rossana eri assolutamente sicuro, ma la sua fiera virtù era una crudele impostura: era il velo della sua perfidia. L’ho sorpresa tra le braccia di un giovane, che, appena si è visto scoperto, si è gettato su di me, dandomi due colpi di pugnale. Gli eunuchi, accorsi al rumore, l’hanno circondato: si è difeso a lungo e ne ha feriti parecchi; voleva addirittura rientrare nella camera per morire, diceva, sotto gli occhi di Rossana. Ma, alla fine, ha ceduto al numero ed è caduto ai nostri piedi. Non so se attenderò, sublime signore, i tuoi ordini severi: hai messo la tua vendetta nelle mie mani, e io non devo farla affievolire.
Il tuo fedele servo Solim

Alla lettura dell’ultima mail Usbek è stato assalito da una terribile angoscia: “È una catastrofe, Jons; – mi ha detto con la voce strozzata – speravo di riuscire a farmi raggiungere dalle mie mogli prima che la mia troppo prolungata assenza provocasse l’irreparabile. Ma non ho fatto in tempo. E il dolore è stato così forte da farmi star male: mi sento avvampare e mi pare di essere circondato da una miriade di soli infuocati”.
“No, Usbek, – gli ho risposto – non è perché stai male che hai questa sensazione: io stesso la provo tutti i giorni. Nei minuti che precedono il tramonto, stando davanti a questo computer vengo a trovarmi preso in mezzo tra gli ultimi raggi dardeggianti del sole basso sull’orizzonte e i riflessi accecanti provenienti dalla casa di fronte, che mi colpiscono ogni volta che qualcuno apre o chiude le finestre. Ma adesso provvedo subito a far cessare questo tormento”.
“Davvero, Jons? E come farai?”
“È semplice. Faccio quello che faresti anche tu: chiudo le persiane”.
Quando sono tornato da Usbek ho visto il terrore dipinto sul suo viso: era arrivata un’ultima mail.

Da Rossana a Usbek
Sì, ti ho ingannato; ho corrotto i tuoi eunuchi, mi sono presa gioco della tua gelosia e del tuo spaventoso serraglio ho saputo fare un luogo di delizie e di piaceri. Sto per morire; il veleno sta scorrendo nelle mie vene. Che cosa resterei a fare qui, visto che l’unico uomo che mi legava alla vita non c’è più? Muoio, ma la mia ombra se ne vola in buona compagnia: davanti a me ho appena spedito quei sacrileghi guardiani che hanno versato il più bel sangue del mondo. Come hai potuto pensare che fossi così ingenua da credere di essere al mondo solo per adorare i tuoi capricci e che, mentre tu ti permettevi tutto, avessi il diritto di tormentare ogni mio desiderio? No! Ho potuto vivere nell’asservimento, ma sono sempre rimasta libera: ho riformato le tue leggi su quelle della natura, e il mio spirito si è sempre conservato indipendente. Dovresti addirittura ringraziarmi del sacrificio che ho compiuto per te: di essermi umiliata fino a sembrarti fedele, di aver vilmente nascosto nel mio cuore ciò che avrei dovuto esibire a tutta la Terra, e infine di aver profanato la virtù, accettando che la mia sottomissione alle tue fantasie venisse chiamata con quel nome. Eri sorpreso di non trovare in me gli slanci dell’amore. Se tu mi avessi conosciuta bene, vi avresti trovato tutta la violenza dell’odio. Ma a lungo hai avuto il vantaggio di credere che un cuore come il mio ti fosse sottomesso. Eravamo entrambi felici: tu mi credevi ingannata, e io ingannavo te. Questo linguaggio, di certo, ti suonerà nuovo. Sarebbe forse possibile che, dopo averti oppresso di dolori, ti costringessi anche ad ammirare il mio coraggio? Ma è finita: il veleno mi consuma, le forze mi abbandonano, la penna mi cade di mano e sento affievolirsi perfino il mio odio: muoio.
Definitivamente tua Ross…

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 18, 2018

Fine senza fine

Moltissimi sanno riconoscere un vecchio film dai titoli di testa, ma quanti sapranno riconoscerlo dall’inquadratura finale? Pochi, certamente.

Ma con un aiuto, costituito da una rosa di possibili soluzioni, dovrebbe essere più facile.

seifine

Elenco dei titoli:

A) All About Eve (Eva contro Eva)
B) Anastasia (Anastasia)
C) Barefoot in the Park (A piedi nudi nel parco)
D) Daddy Long Legs (Papà Gambalunga)
E) David and Bathsheba (Davide e Betsabea)
F) Five weeks in a Balloon (Cinque settimane in pallone)
G) Indiscreet (Indiscreto)
H) Operation petticoat (Operazione sottoveste)
I) People Will Talk (La gente mormora)
J) The Fall of the Roman Empire (La caduta dell’impero romano)
K) The loves of Carmen (Gli amori di Carmen)
L) The Pink Panther (La Pantera Rosa)
M) The Song of Bernadette (Bernadette)
N) Young Frankenstein (Frankenstein Junior)

Chi riesce ad abbinare ogni titolo all’immagine giusta?

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 16, 2018

Verrà un giorno…

 DIES IRAE

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 13, 2018

Il medagliere

battista

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 12, 2018

Vincenzo il normanno

Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, è un personaggio sanguigno e ha sempre avuto un linguaggio colorito, spesso ai limiti della violenza. Lo usa sia contro giornalisti o uomini politici di tutti i partiti, (anche il suo stesso partito) sia contro tutti i tipi di comportamenti devianti da quelle che sono le sue stelle polari: legge e ordine, diritti e doveri. Con la sua ultima esternazione, dicendo forse delle ovvietà, si è guadagnato gli applausi della destra più estrema, che avendo un orecchio selettivo non ha sentito quello che ha detto nella prima parte del suo discorso.

Ecco come ha cominciato De Luca:
“Solo delle bestie possono pensare di non accoglierli. Quando abbiamo donne torturate e violentate su una nave bisogna essere davvero privi di valori umani fondamentali per dire “non potete scendere da una nave” E’ evidente che abbiamo il dovere dell’accoglienza”.

Avete capito, cari sostenitori di Matteo Salvini e Giorgia Meloni? Ha detto che durante la vicenda della nave Diciotti vi siete comportati come bestie. Non lo so se De Luca accoglierà il vostro invito a Campagna, ma vorrei che venisse solo per dirvi in faccia che chi è nato in Campania e ha votato per la Lega Nord fa schifo.

De Luca, dicevo, ha detto delle ovvietà, come il fatto che alcune zone della Campania e di altre regioni meridionali sono sotto il controllo della criminalità organizzata:
“Ma c’è un’altra faccia del problema di cui il Partito Democratico non parla mai, ed è una parte della realtà. Perché ci sono zone del Paese nelle quali abbiamo bande di nigeriani che hanno occupato militarmente i territori. Sul litorale Domizio abbiamo bande di nigeriani che fanno spaccio di droga, spaccio (forse voleva dire sfruttamento) di prostituzione. E’ chiaro? Abbiamo atteggiamenti di violazione di leggi e di regole. Abbiamo attorno ai centri di accoglienza extracomunitari che tornano di notte ubriachi”.

De Luca scivola in una ingiusta generalizzazione: si è già dimenticato di Minniti, che è stato un ottimo ministro degli Interni? Può darsi che a quel tempo non se ne parlava tanto, però le cose si facevano. Comunque fa bene a denunciare le cose che ancora oggi non vanno bene.
Questo è un lavoro per il ministro degli Interni, se ha voglia di lavorare. Perchè Salvini continua ad andare in giro a fare comizi e non va, accompagnato da cospicue forze di polizia, in queste zone dominate dai criminali? E’ un lavoro troppo impegnativo per lui? Si illude di combattere la criminalità con le chiacchiere?

Poi De Luca conclude:
“Abbiamo padri di famiglia che si devono mettere sul balcone ad aspettare le figlie la notte. Questa parte della realtà il Partito Democratico la conosce, sì o no? E che cosa dice? Perchè quando parliamo di sicurezza parliamo di gente che ha paura. E tu hai voglia di dire “le statistiche e le non statistiche”. Se devo decidere tra la serenità di vita dei miei figli e della mia famiglia e una bandiera di partito, io scelgo i miei figli. E’ chiaro?”

Qui De Luca si è lasciato trasportare dalla foga e ha detto delle fesserie. Chi ha mai chiesto a De Luca di sacrificare i suoi amatissimi figli sull’altare dell’ideologia? Se lo è sognato? Che i genitori facciano bene a preoccuparsi per i figli e a vigilare perché non gli succeda niente di male è una cosa buona. Ma quando la paura arriva a livelli ingiustificati, patologici, perchè qualcuno la alimenta con false notizie per averne un vantaggio elettorale, è una sciagura per tutta la società. Perchè vivere perennemente nella paura è il peggiore tipo di schiavitù. Sarebbe dovere del presidente della regione riportare la paura dei cittadini a livelli fisiologici, compatibili con la vita in una regione dove è già difficile vivere per le difficoltà reali, senza dover affrontare anche le difficoltà create ad arte dai professionisti della paura. Faccia il possibile, De Luca, per abbassare i toni, e cerchi di andare d’accordo con i sindaci, in modo da lavorare insieme per sconfiggere i pericoli reali e anche quelli immaginari.

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 11, 2018

Di domenica

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 10, 2018

Questa o quella

Oggi è quasi impossibile trovare una partita a scacchi, tra giocatori di alto livello, che si concluda con lo scacco matto. Il giocatore esperto si avvede tempestivamente delle intenzioni dell’avversario, riconosce puntualmente i punti deboli della propria posizione e lavora incessantemente per consolidarla. Nello stesso tempo, mentre si difende dagli attacchi dell’avversario, a sua volta cerca ogni occasione per contrattaccare, per impedire almeno che l’avversario possa dispiegare liberamente tutte le sue forze in attacco.

Perciò, quasi in tutte le partite in cui un giocatore riesce a prevalere, questo avviene per mezzo di un finale in cui il vantaggio di uno o due pedoni si avvia, per mezzo della promozione a regina, a diventare una superiorità schiacciante. Il giocatore in svantaggio abbandona il gioco senza aspettare la prevedibile e ineluttabile conclusione. Solo il giocatore dilettante, o perché non si accorge della fine inevitabile, o perchè confida sempre in un errore dell’avversario, teoricamente sempre possibile, continua a giocare fino alla fine.

La visione di queste partite di modesto livello tecnico è utile per mostrare al giocatore principiante come si svolgono le varie fasi della partita, comprese la preparazione e la realizzazione dello scacco matto. Sottoposta al giudizio imparziale del computer, la partita che segue non mostra errori clamorosi da parte del nero, ma solo piccole imperfezioni dall’una e dall’altra parte. A un certo punto la posizione del nero viene giudicata perfino leggermente preferibile e l’analisi evidenzia che il nero ha avuto a disposizione la mossa che lo avrebbe liberato da un assedio asfissiante. Ma il Re nero, invece di predisporre una difesa razionale, si comporta come il conte di Ceprano nel Rigoletto: vede benissimo che il duca di Mantova sta cercando di sedurre la sua donna e per questo si agita furiosamente, ma non sa come fare per impedire che accada.

Nella colonna sonora, alla fine del brano tratto dal Rigoletto di Verdi, si sentono ripetutamente stridere gli pneumatici di un’auto e perfino un fischio finale. Questi effetti sonori non fanno parte della partitura originale scritta dal Cigno di Busseto, ma sono stati aggiunti, con il massimo rispetto per l’arte, per pubblicizzare un’evento musicale, in un video che vanta alcune belle ragioni per essere visto.

Pubblicato da: scudieroJons | settembre 9, 2018

Natacha Von Braun

Ta voix tes yeux tes mains tes lèvres
Nos silences nos paroles
La lumière qui s’en va la lumière qui revient
Un seul sourire pour nous deux
Par besoin de savoir j’ai vu la nuit créer le jour sans que nous changions d’apparence
Ô bien aimée de tous et bien aimée d’un seul en silence ta bouche a promis d’être heureuse.
De loin en loin dit la haine de proche en proche dit l’amour
Par la caresse nous sortons de notre enfance
Je vois de mieux en mieux la forme humaine
Comme un dialogue d’amoureux le coeur n’a qu’une seule bouche
Toutes les choses au hasard tous les mots dits sans y penser
Les sentiments à la dérive
Les hommes tournent dans la ville
Le regard la parole et le fait que je t’aime tout est en mouvement
Il suffit d’avancer pour vivre d’aller droit devant soi vers tous ceux que l’on aime
J’allais vers toi j’allais sans fin vers la lumière
Si tu souris c’est pour mieux m’envahir
Les rayons de tes bras entrouvraient le brouillard.

Dal film Agente Lemmy Caution: missione Alphaville di Jean-Luc Godard. Il brano recitato da Anna Karina è un collage di versi di Paul Eluard, tratti dalle opere:
Le dur désir de durer, 1946
Corps mémorable, 1948
Le phénix, 1951

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