Pubblicato da: scudieroJons | maggio 4, 2015

Lettera dal carcere

“Le frustate non fermeranno la mia lotta per i diritti”
L’appello dal carcere del blogger perseguitato

prison
Raif Badawi è da tre anni in prigione per aver chiesto la separazione fra Stato e religione. Per lui si sono mobilitati politici, intellettuali e organizzazioni internazionali. Nella giornata mondiale per la libertà di stampa racconta: “Io, umiliato davanti alla folla come punizione per ciò che ho scritto”.

di Raif Badawi, da Repubblica, 4 maggio 2015

Mi ero assegnato il compito di proporre una nuova chiave di lettura del liberalismo in Arabia Saudita, per dare un contributo all’emancipazione della società nel mio Paese. Ho cercato di abbattere i muri dell’insipienza e la sacralità del clero, di diffondere un po’ di pluralismo e di rispetto per valori quali la libertà d’espressione, i diritti delle donne, delle minoranze e dei nullatenenti in Arabia Saudita: è stata questa la mia vita, fino al mio arresto nel 2012, quando sono finito in una cella, in mezzo a gente incarcerata per i crimini più diversi. Dagli assassini ai ladri, ai trafficanti di droga, fino ai pedofili, stupratori di bambini. La vita accanto a loro mi ha cambiato per molti aspetti, soprattutto sul piano puramente umano, cancellando molti dei miei precedenti stereotipi.

Immaginate di trascorrere la vostra vita quotidiana, fin nei suoi minimi dettagli, in una stanza di appena venti metri quadrati, condivisi con altre trenta persone incolpate di ogni possibile atto criminale.
In passato, prima di coricarmi avevo l’abitudine, probabilmente molto comune, di accertarmi che tutte le porte e finestre fossero ben chiuse, per timore dei delinquenti. Mentre ora vivo in mezzo a loro! Dormo, mangio, mi lavo, mi cambio, rido, piango, gioisco, mi arrabbio o grido … sempre in mezzo a loro, sotto i loro occhi. Dopo molti tentativi di abituarmi a vivere tra queste persone, ho fatto uno sforzo consapevole per vederle da un punto di vista diverso e solo dopo qualche tempo ho avuto la certezza che anche i criminali sanno ridere! Sì, anche loro amano, soffrono, e alcuni danno prova di una delicatezza, di una sensibilità umana così straordinaria che a volte soffro profondamente nel compararla a quella delle persone “normali” che un tempo mi erano vicine.

Recentemente, entrando in uno dei gabinetti, lo trovai cosparso di carta igienica lurida, con le pareti inzaccherate, la porta sconnessa, pieno di sporcizia ovunque: uno spettacolo angoscioso. Ma tant’è: dovevo pur ritrovarmi in quel caos, gestire al meglio la situazione. Mentre mi concentravo a decifrare le centinaia di scritte che imbrattavano quelle pareti appiccicose, mi saltò agli occhi una frase: «Il secolarismo è la soluzione!» Fui sopraffatto da uno sconfinato stupore. Mi sfregai gli occhi per convincermi che quella scritta esisteva davvero. Era come se in un misero locale notturno, in mezzo a un assembramento di squallide ragazze in vendita, entrasse improvvisamente, al tocco della mezzanotte, una bellissima dispensatrice d’amore, irradiando vita e gioia intorno a sé.

Non saprei dire tutto ciò che in quel momento mi passò per la testa, né perché mi fosse venuta in mente quell’immagine. A quanto pare, in questo nuovo tipo di vita l’uso di un cesso diverso può cambiare il destino. Le idee sfrecciavano nella mia mente mentre procedevo all’incombenza per la quale ero lì. Sorridendo, incominciai a riflettere su chi potesse essere l’autore di quella scritta, in quel carcere stracolmo di migliaia di delinquenti, condannati per reati comuni. Quella breve frase, così bella, così diversa, mi aveva riempito di stupore e di gioia. Se mi era dato di leggere quelle parole tra centinaia di volgarità in tutti i dialetti arabi possibili e immaginabili, di cui erano gremite le luride pareti di quel gabinetto, voleva dire che in questo carcere c’era da qualche parte almeno una persona capace di capirmi. Qualcuno che comprendesse le ragioni per le quali avevo lottato ed ero stato rinchiuso qui.

Pochi giorni dopo quell’esperienza, dovevo ricevere una notizia che avrebbe trasformato per me quel mondo di criminali in un vero paradiso: un paradiso con condizioni particolari, rispondenti ai miei personali criteri. Quando Enaf, la mia amatissima moglie, mi ha detto che un’importante casa editrice tedesca aveva raccolto e fatto tradurre i miei articoli per farne un libro, ho reagito dapprima con molto scetticismo. Sinceramente, devo dire che quando scrissi il mio primo blog non avrei mai immaginato di vedere un giorno i miei articoli raccolti e pubblicati in arabo — e men che meno in un’altra lingua!

Cara lettrice, caro lettore: se siete arrivati fin qui, vuol dire che siete interessati a leggere quanto ho da dire. C’è veramente chi pensa che io abbia qualcosa da dire. Mentre per tanti altri sono semplicemente un uomo comune, uno che non merita di vedere i suoi blog tradotti e pubblicati in un libro. Quanto a me, mi vedo semplicemente come un uomo esile ma tenace, sopravvissuto miracolosamente a cinquanta colpi di frusta, subiti davanti a una folla giubilante che urlava Allahu akbar : tutto questo a causa dei miei articoli.

Il tribunale mi aveva condannato a morte, vista la «gravità dell’apostasia e dell’offesa all’Islam» di cui ero incolpato. Poi la mia pena è stata commutata a 10 anni di carcere, mille frustate e una gravosa multa, di un milione di riyal. Oggi, nel momento in cui scrivo per voi queste righe, ho subito le frustate e scontato tre anni di carcere: mia moglie, sottoposta a pressioni sempre più forti, è stata costretta ad emigrare all’estero coi nostri tre figli.
Tutte queste crudeli sofferenze sono state inflitte a me e alla mia famiglia per la sola colpa di aver espresso la mia opinione.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 2, 2015

Il pane e i pesci

expo

Tra sbadigli per la noia, inni alla vita e devastazioni della città è iniziata la lunga avventura dell’Esposizione Universale. Il tempo ci dirà se il suo vero obiettivo è di promuovere iniziative per assicurare il cibo a tutti gli abitanti del mondo o servirà solo alla parte sazia del pianeta per arricchire e diversificare il già ricco menu.

Auspicando che lo scopo più nobile sia raggiunto, gli dedichiamo una filastrocca di Gianni Rodari.

Il Pane

 S’io facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
così grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.

Un pane più grande del sole,
dorato, profumato
come le viole.

Un pane così
verrebbero a mangiarlo
dall’India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data
da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia.

I pesci, che una volta erano considerati un cibo povero, si potrebbero consigliare a Matteorenzi; per il fosforo, che sarebbe tanto utile per la memoria, che gli fa pietosamente difetto.

Alcune settimane fa si era dimenticato di invitare Pierluigi Bersani alla Festa dell’Unità di Bologna, ieri si è dimenticato di citare Romano Prodi tra quelli che più hanno contribuito perché l’Expo 2015 fosse assegnata a Milano.

Ne riparleremo quando verrà a chiederci il voto per il suo partito di cinici ingrati, smemorati e voltagabbana.

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 30, 2015

Ma quante belle figlie Madama Dorè

– Ma cos’è questo disastro sulle mensole del bagno? Il festival del disordine? Lo sapevo che non era stata una grande idea venire a fare le vacanze in una casa che non è ancora completamente ultimata. Un bagno solo non ci basta; per una famiglia come la nostra ce ne vogliono almeno quattro.

sisters
– Solo qualche giorno di pazienza, tesoro, tra una settimana saranno pronti i bagni dei ragazzi e noi potremo avere il nostro bagno tutto per noi.
– Sì, però lo sai che nel disordine io non riesco a farmi la barba. Mi innervosisco e mi taglio. Mi aiuti a mettere tutte queste cianfrusaglie nelle borse da toeletta di appartenenza?
– Non posso in questo momento, sono sotto la doccia! Prova a farcela da solo. Su tutti gli oggetti ci sono le iniziali dei rispettivi proprietari: leggile e vedrai che troverai subito il posto in cui metterli.
– Va bene, cominciamo. C’è una trousse per il trucco con le iniziali K.K. E’ tua?
– No, quella è di Kourtney. Mettila nella sua borsa.
– E c’è un arricciacapelli elettrico, anche questo con le iniziali K. K. Lo metto nella stessa borsa?
– No, amore, ti stai sbagliando ancora. L’arricciacapelli è di Khloé.
– Senti, Kris, sto cominciando a innervosirmi. Però questo reggiseno della VI misura sono sicuro che è tuo. Non posso sbagliarmi, ho sempre detto che hai un seno superbo. E poi ci sono le tue iniziali, K. K.
–  Come sei gentile, tesoro! ma non è mio. Le iniziali K. K. erano le mie vecchie iniziali, ma dopo che ho sposato te le mie iniziali sono diventate K. J.  Quello è il reggiseno di Kim.
– E questo flacone di dopobarba di chi è? Le iniziali sono R. K. Ah, ho capito! è stato qui il tuo primo marito! E tu che mi dicevi sempre che non lo volevi più vedere! Fimmina minzugnara e scialarata!  Ora vaiu a pigghiari u cuteddhu.
– Smettila di fare il gelosone, amore, che non ti crede nessuno. Quel dopobarba l’ho regalato io a Robert Jr, mio figlio. Non ti ricordi che me l’hai consigliato tu?
– Vabbè, per il momento soprassediamo. E queste due spazzole per capelli uguali? Chi è quel pazzo che si compra due spazzole identiche e poi ci mette su ognuna le sue iniziali, K. J.?
– Le spazzole sono di Kendall e Kylie, le nostre figlie. Riponile nelle loro borse, così come capita, tanto nemmeno loro riescono a distinguerle.
– Tutta questa confusione mi ha annebbiato le idee. Questo rasoio elettrico è mio? Mi pare di non averlo mai visto. Sarà perché uso sempre la lametta.
– Guarda bene se ci sono sopra le tue iniziali e così sei sicuro.
– Già, le mie iniziali. E chi se le ricorda più le mie iniziali, con la confusione che ho in testa in questo momento! Per favore, Kris cara, me le ricorderesti tu le mie iniziali?

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 29, 2015

Funghi allucinogeni

funk

Dopo aver visto il filmato del mushroom party, mi è venuta voglia di provare questi famosi funghi allucinogeni e sono andato dal fruttivendolo per comprarli.

Mi ero anche preparato quello che dovevo dire: “Vorrei, per favore, tre etti di funghi psilocibinici”.

Ma quando finalmente sono arrivato in negozio non mi è riuscito di pronunciare quella parola. Allora ho comprato un chilo di frutti di bosco assortiti.

bosco

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 26, 2015

Ricordati di me

Per tutta la notte, cammino per la città,
guardando la gente passare;
io cerco di cantare una canzoncina,
ma tutto ciò che viene fuori è un sospiro.

– Hai quasi distrutto la mia macchina. Ebbene? Dai, sali!

– Il pollice non era abbastanza buono per te? Hai avuto bisogno di usare tutto il corpo.
– Perché, caro signore, ti saresti fermato se avessi usato il mio pollice?
– No! Che cos’è questa storia? Proverò a indovinare. Eri con un ragazzo che ha pensato che ‘no’ fosse una parola di tre lettere. Avrei dovuto buttarti fuori da quel costone là dietro. Potrei ancora farlo. Dove sei diretta?
– A Los Angeles. Fammi scendere alla prima fermata d’autobus.
– Vai sempre in giro senza vestiti?
(Un posto di blocco della polizia. Gli agenti cercano una donna fuggita da una clinica psichiatrica.)
– Posso riavere indietro la mia mano adesso? E così, sei scappata dal manicomio?
– Mi hanno costretto ad andarci. Hanno portato via i miei vestiti per farmici rimanere.
– Chi?
– Vorrei potertelo dire. Devo dirlo a qualcuno. Quando le persone sono in difficoltà, hanno bisogno di parlare. Ma si sa, il vecchio detto…
– ‘Quello che non so, non mi può far male’ …
– Sei arrabbiato con me, non è vero? Mi dispiace di aver quasi rovinato la tua bella macchinina. Stavo pensando a quanto si può capire di una persona dalle cose più semplici. La tua auto, per esempio.
– E allora, che tipo di messaggio ti invia?
– Hai un solo vero amore duraturo.
– E chi sarebbe?
– Sei tu. Tu sei uno di quei maschi narcisisti che pensano solo ai propri vestiti, alla propria macchina, a se stessi. Scommetto che fai flessioni ogni mattina solo per mantenere duri i muscoli.
– E’ controindicato per la salute o cos’altro?
– Potrei tollerare muscoli flaccidi in un uomo che fosse più amichevole. Tu sei il tipo di persona che non dà mai niente in un rapporto, uno che pretende soltanto… Ah, la donna, il sesso incompleto. E di che cosa ha bisogno per completarsi? Ma di un uomo, naturalmente. Un meraviglioso uomo.
– Va bene, va bene, lasciamo perdere. Tra poco arriveremo a quella fermata e io non so nemmeno il tuo nome.
– Lo dimenticherai. Sono solo un pazza fuggita dal manicomio. Tutte le pazze sono pericolose. Hai mai letto poesie? No, certo che no. Christina Rossetti ha scritto sonetti d’amore. Mi è stato dato il suo nome.
– Christina?
– Sì, Mike. Ho letto il tuo nome sulla carta di circolazione, signor Hammer. Portami a quella fermata d’autobus e dimentica di avermi mai vista. Se riusciamo ad arrivarci a quella fermata…
– Ce la faremo.
– Se non dovessimo farcela, ‘Ricordati di me’…

Christina Georgina Rossetti (1830 – 1894)

Ricordati di me quando andrò via lontano,
lontano verso il paese del silenzio,
quando più non potrai prendermi per mano,
né più ritornerò né mi volgerò indietro.
Ricordati di me quando più non potrai
Parlarmi ancora dei giorni a venire.
Ricordami soltanto; allora capirai
Che sarà troppo tardi per consigli o preghiere.
E se per qualche istante mi avrai dimenticato
Per poi pensarmi ancora, non te ne crucciare:
Perché se buio e corruzione un’eco hanno destato
Di quei tristi pensieri che un giorno mi toccò avere,
Meglio sarà per te, sorridendo, scordarmi
Piuttosto che in tristezza ripensarmi.

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 23, 2015

Soli sotto le stelle

universostarry

Mia Signora, tutta la bella serata
sembra permeata di puro Romanticismo:
gli alberi sonnecchiano e i fiori sono soavemente immobili,
il prato variopinto dove danzano le ombre,
la musica soffusa come risa di fate,
tutte le stelle ingemmano il firmamento
e creano una cornice per il mio amore …

Dal momento che abbiamo trovato questo amabile isolamento
in un mondo che dorme con discrezione,
non pensi, mia Più-che-Amata,
che dovremmo baciarci per essere in armonia?

John M. Woodbourn

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 21, 2015

Indolenza da vinile

zuleta2disco

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 19, 2015

Frammento di cinema

script

Lo script

Il film

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 17, 2015

Gioco di guerra

Uno dei più grandi giocatori di scacchi di ogni tempo, il Grande Maestro ed ex campione del mondo Gary Kasparov ha detto: Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista.

Se lo dice un’autorità come Kasparov dobbiamo crederci, anche perché non siamo molto sorpresi dalla sua affermazione: sappiamo infatti che il gioco degli scacchi è ispirato a una battaglia tra due eserciti, e la guerra è sempre stata sinonimo di violenza. Però se qualcuno pensasse di trovare le stimmate della violenza nella fisionomia del grande giocatore di scacchi rimarrebbe deluso. Le facce e le vite dei più grandi giocatori di scacchi sono perfettamente inserite nella norma, e forse nella banalità. Perfino quelli che sono stati più geniali e nevrotici si sono distinti più per misantropia e timidezza che per istinti distruttivi.

grandimaestri

In effetti se negli scacchi c’è violenza, questa è tutta di tipo mentale, più ideata e sublimata che espressa e praticata, e per questa ragione è anche difficilissima da rappresentare.  Gli artisti che si cimentano in questo compito fanno del loro meglio, usando i mezzi tradizionali del teatro e del cinema, (maschere e pugnali) per darci un’idea della lotta senza quartiere che si svolge tra due menti contrapposte, e qualche volta, come in questo caso, ci riescono.

ChessMasters from Hilldale on Vimeo.

A questo punto il lettore avveduto si chiederà: perché ho mostrato questo video così violento? E’ presto detto: per preparare con la necessaria gradualità alla visione di un livello di violenza e di crudeltà molto superiore a quello che abbiamo appena visto. Mi riferisco al cinismo, all’efferatezza del grande giocatore che usa i giochi, e in particolare gli scacchi, per sedurre le donne. Ci sarà qualcuno che resisterà imperterrito all’agghiacciante spettacolo di questo seduttore che enuncia al mondo la sua tecnica sopraffina, promettendo all’uomo, che per secoli è rimasto eccitato e confuso davanti a ogni donna, di insegnargli a stare tre mosse avanti nella tecnica di seduzione? Ci sarà qualcuno che riuscirà a sopportare senza terrore la vista di una mente maschile, in grado di recepire e risolvere in ogni momento migliaia di problemi di scelta legati agli scacchi, messa a confronto di una mente femminile il cui funzionamento è semplice come una danza senza movimento?

Ho esitato molto prima di mostrare questo video, che potrebbe diventare un’arma distruttiva nelle mani di individui senza scrupoli. E non sono preoccupato per le adolescenti, perchè quelle si sanno difendere da questi pericoli. La mia preoccupazione è tutta per la sorte di quelle donne che un acronimo anglo-americano di recente conio definisce MILF (che non tradurrò per non gettarle nel panico), le quali, sono forse capaci di resistere a un cicisbeo che recita poesie d’amore, o a un nababbo che le ricolma di costosi regali, ma sono completamente inermi e incapaci di opporre la minima resistenza di fronte al giocatore di scacchi che tira fuori dal taschino una scacchiera da viaggio e le invita a fare una partita.

Saturday Night Live: Digital Short “Seducing Women Through Chess” from Alexander Serpico on Vimeo.

Nel video appare in sovrimpressione il nome di una tecnica estrema che il seduttore usa per arrivare al suo scopo: Eating glass (mangiare vetro). Sembra che quest’espressione sia nata con l’uso dei vecchi filtri per le sigarette, che erano in lana di vetro, e quindi avere una sigaretta tra le labbra, si diceva, era come mettere in bocca il vetro.

Il terzo video non ha controindicazioni. C’è, come sempre, una contesa, (in questo caso una sposa contesa da due pretendenti) che si deve risolvere con gli scacchi, ma nel breve video il gioco si vede poco. Le immagini, anche se guerresche, sono familiari e insieme suggestive e ci riportano ad una delle epoche più gloriose della nostra storia.

LA PARTITA A SCACCHI DI MAROSTICA from Concept video&communication on Vimeo.

Pubblicato da: scudieroJons | aprile 15, 2015

Michele Serra contro l’inglesorum

Tra le piccole riforme possibili da subito, praticamente da stamattina, è urgente proporre al governo Renzi quella dell’immediata dismissione dell’inglesorum nella sua comunicazione politica e amministrativa. Che cos’è l’inglesorum? L’inglesorum è l’aggiornamento del latinorum manzoniano. Ovvero un linguaggio usato per incutere soggezione ai subalterni e agli impressionabili (ma Renzo non ci casca e dice, seccato, a don Abbondio: “che vuole che io faccia del suo latinorum?” Nota bene: Manzoni non era populista).
Tipico esempio di inglesorum è Jobs Act per legge sul lavoro.
Significa esattamente la stessa cosa, ma detto in italiano odora di vecchia fatica, di cortei, di casse da scaricare, in inglese profuma di eccitante attualità e di impiegati fighetti che fanno il brunch. Perfino più efferato il provvedimento “open cantieri” orecchiato alla radio: suona maccheronico lontano un chilometro, “cantieri aperti” è pratico e perfetto, che cosa ha fatto di male, al personale renziano, la parola “aperto” per essere sistematicamente rimpiazzata da open? Nell’inglesorum c’è una velleità burina, quella di sembrare ciò che non si è, come se ci si vergognasse di se stessi. E c’è il sospetto — ben peggiore in un politico — di fumisteria, di imbonimento attoriale: “A me gli occhi, please”.

Michele Serra, L’Amaca.
Da La Repubblica del 15/04/2015.

micheleserra
Qualche renziano doc non ha gradito l’intervento di Serra e a seconda del temperamento c’è chi critica ironicamente il giornalista e chi minimizza il vizio messo in evidenza:
– Sempre bellissimo l’approccio di Serra. La casa brucia e lui fa la polvere ai soprammobili….
– Non è certo la cosa più grave, o urgente. Ma denota provincialismo e presunzione. Tutto sommato, un peccato veniale. Fossero solo di questa portata le magagne italiane!

Naturalmente Serra sa, come tutti noi sappiamo, che nella pubblicità, nella commercializzazione di un prodotto (advertising & marketing, direbbe Renzi) il linguaggio è importante. Perché quello che si vuole vendere al potenziale cliente non è un soggiorno in una località amena, non è un profumo o un vestito, non è un’automobile di lusso, ma è un sogno, un idolo, una chimera, e il linguaggio usato per promuoverlo è essenziale per rappresentarlo all’immaginazione del compratore.
Renzi nella sua breve vita lavorativa prima di entrare in politica ha imparato a fare proprio questo, nella società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia, e usando queste techiche si è rappresentato bene e si è venduto meglio nelle competizioni elettorali a cui ha partecipato.
Ha messo in pratica, per esempio, la tecnica di offrire preventivamente un regalo ai suoi potenziali elettori, nella certezza, corroborata dagli esperti nella scienza della persuasione, che molti, sentendosi in obbligo verso di lui, avrebbero ricambiato votandolo.
Perciò Matteorenzi non seguirà mai il consiglio di Serra di chiamare le cose con il loro nome. Sarebbe come consentire l’irruzione della realtà armata del manganello della disillusione e la fine di ogni bel sogno.
Per noi invece è utile che ci siano tanti come Michele Serra con la capacità di vedere i difetti grandi e piccoli e con il coraggio di denunciarli, in modo che si possa in ogni momento capire se alle parole dei politici corrispondano sempre i fatti reali e non solo la loro accattivante rappresentazione.

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