Pubblicato da: scudieroJons | agosto 18, 2017

Cinema Cult – 67 – Johnny Guitar

JOHNNY GUITAR

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 17, 2017

La storia del Rock

Da Elvis Presley a The White Stripes. Passando per Led Zeppelin, Eric Clapton, Jimi Hendrix, The Rolling Stones, The Beatles, Frank Zappa, Alice Cooper, Chuck Berry, Fleetwood Mac, The Kinks, e molti altri, fino ad arrivare a Blur, Guns N’ Roses, The Verve, Radiohead, Red Hot Chili Peppers, Nirvana.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 16, 2017

Il temporale

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 14, 2017

Garry Kasparov è tornato

Dopo dodici anni trascorsi lontano dalla pratica agonistica degli scacchi, l’ex campione del mondo Garry Kasparov, 54 anni, ha annunciato la sua partecipazione a un torneo di scacchi ad alto livello che si svolgerà a Saint Louis nel Missouri. A convincerlo, con ogni probabilità, il compenso di 150.000 dollari che devolverà per la promozione degli scacchi in Africa.
Consapevole dei suoi attuali limiti, il vecchio campione (sì, vecchio, perché ha più del doppio degli anni di Magnus Carlsen l’attuale campione del mondo) a un giornalista che glielo chiedeva, ha risposto che ha tanta speranza di ritrovare il suo livello di gioco dei 40 anni, quanta ne ha di recuperare la sua capigliatura dei 20 anni.
Dimostrandosi spiritoso, quasi quanto è stato razionale e spietato davanti alla scacchiera, ha anche aggiunto: “Ho l’impressione che farò salire l’età media e abbassare il livello medio del gioco”.
E’ una battuta che avrei voluto pronunciare io, nel giorno della mia futura grande rentrée nel mondo degli scacchi, quasi quanto vorrei avvicinarmi al suo (inevitabilmente imperfetto) livello di gioco.
Comunque sia, quello di Kasparov è un ritorno, e i ritorni vanno sempre festeggiati.

 

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 12, 2017

Dorothy si arrende al Gioco delle coppie

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 11, 2017

Cinema Cult – 66 – Matilda 6 mitica

cinema66

Matilda 6 mitica

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 9, 2017

Un eroe modesto

Siamo in un povero villaggio di contadini nel Giappone medievale, e c’è una piccola folla nello spazio delimitato dalle case. Ma perché quell’uomo armato di una taglientissima spada insegue sei uomini disarmati? E’ un pazzo sanguinario?


E’ successo questo: nella piccola aia in mezzo alle case dei contadini, trasformata per l’occasione in piazza d’armi, i samurai, dopo averli addestrati alla guerra, stavano impartendo le ultime raccomandazioni ai contadini che li hanno assoldati per farsi difendere dai briganti. Per cercare di sollevare l’animo dalla preoccupazione del pericolo imminente si rideva e scherzava. Ma all’improvviso scoppia un ammutinamento. Alcuni contadini che abitano nelle case fuori dal villaggio, dichiarate indifendibili e che perciò dovranno essere distrutte, non accettano questa decisione. Gettano a terra le lance di bambù e si avviano per uscire dal villaggio e per andare a difendere le loro case.
“Fermi!” La voce del capo dei samurai li blocca. “Riprendete le lance! Tornate con gli altri!” Ma gli ammutinati esitano. Allora il samurai sguaina la katana e corre incontro agli insubordinati. In un lampo questi si affrettano a raccogliere le lance e tremebondi rientrano nei ranghi.
“Le case oltre il ponte sono soltanto tre. – il samurai rivolge un’allocuzione alla scalcagnata truppa schierata – Quelle nel villaggio sono più di venti. Non si può lasciarne in pericolo venti per difenderne tre. Chi difende tutti difende se stesso. Chi pensa solo a sé si distrugge. E d’ora in poi sarà punito”.
Guardandola meglio, la figura di questo samurai ci appare familiare. Quel capo rasato dove lo abbiamo già visto?
E’ stato qualche settimana fa, in un villaggio più grande, dove la popolazione è angosciata per un grave episodio di criminalità. Un ladro, sorpreso a rubare si è barricato in una capanna.
“Quanti sono i ladri?” domanda un giovane samurai di passaggio. “Uno soltanto” gli rispondono. “Uno? E allora tutta questa gente ha paura di un uomo solo?” “No, ma non si può prendere. Si è portato là dentro un bambino come ostaggio e ha detto che lo ammazzerà se lo attaccheremo”. “I genitori sono quasi morti di paura”. “Ma perché quel samurai si sta radendo il capo? A che scopo?” “Non si sa il perché. Ci siamo rivolti a lui per liberare il bambino e ha accettato subito. Ha anche chiesto due manciate di riso e di farsi radere. E ha domandato l’abito a un prete. Chi lo sa che cosa gli passa per la testa”.
Pochi minuti dopo il samurai col capo rasato e vestito con l’abito del bonzo si avvicina alla porta della capanna.


“Ehi! Fermo! Indietro! Ammazzo il bambino se fai un altro passo. Hai capito?” “Sono un prete” “Un prete? E che vuoi?” “Non temere” “Non entrare!” “Non vengo a farti niente di male” “Fermati, non entrare, non entrare ti ho detto!” “No, non entro. Ho pensato che il bambino potesse aver fame, e anche tu”. “Sta’ indietro. Se entri l’ammazzo! Non voglio niente. Via! Vai via!” “Ho portato due manciate di riso, per te e per lui. Tieni, prendi! Non le vuoi? Che paura hai? Prendi! ” “Buttale dentro!” “Una!… E due!”
Dopo un istante il falso bonzo si è proiettato nella capanna e subito dopo si è udito un urlo agghiacciante. Dopo alcuni secondi il bandito esce correndo, muove solo pochi passi e poi si ferma come impietrito. La folla lo guarda ammutolita. A questo punto dalla capanna esce il samurai Shimada Kambei con il bambino in braccio e con la spada insanguinata in pugno. Il bandito crolla morto.

Non sempre quando qualcuno ti minaccia con un’arma vuole farti del male, e non sempre quando qualcuno ti offre del cibo vuole fare il tuo bene.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 7, 2017

Enrichetta e i libri

libroPer sfuggire alla calura della spiaggia, al chiasso dei vicini di ombrellone, all’insistenza dei venditori di tappeti, alla paralisi del traffico, alla ressa in metropolitana, all’assalto delle zanzare, ai giochi troppo complicati proposti da certi blogger, la piccola Enrichetta si è chiusa in casa con una montagna di libri da leggere o da rileggere.
Mentre Enrichetta legge, una macchina fotografica automatica le scatta dei selfie che per effetto di una speciale app la raffigurano immersa nella suggestiva atmosfera creata da ciascun libro.

Ma per un malfunzionamento dell’opzione “catalogo” i titoli dei romanzi non rispettano l’ordine delle foto, e quando se ne accorge, non riuscendo a riordinare il suo shelfie, la povera bambina è disperata.
Forse noi possiamo aiutarla a rimettere ordine nel suo catalogo, abbinando correttamente le lettere ai numeri.

A – Harry Potter e la pietra filosofale, J. K. Rowling
B – I viaggi di Gulliver, Jonathan Swift
C – Mary Poppins, Pamela Lyndon Travers
D – Guida galattica per gli autostoppisti, Douglas Adams
E – Momo, Michael Ende
F – Racconti straordinari, Edgar Allan Poe
G – Winnie the Pooh, A. A. Milne
H – Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry
I – Dailan Kifki, Maria Elena Walsh
J – I racconti dei fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm Grimm
K – Il faro in capo al mondo, Jules Verne
L – Zanna Bianca, Jack London
M – Coraline, Neil Gaiman
N – L’uomo invisibile, Herbert G. Wells
O – I racconti della foresta, Horacio Quiroga
P – Piccole donne, Louisa May Alcott
Q – Lo Hobbit, J. R. R. Tolkien
R – Il mago di Oz, L. Frank Baum
S – Matilde, Roald Dahl
T – Le notti di Salem, Stephen King
U – Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll
V – Le avventure di Tom Sawyer, Mark Twain
W – Fahrenheit 451, Ray Bradbury
X – Le avventure di Peter Pan, James M. Barrie

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 6, 2017

La contentezza

Per aver cercato un paio di volte in rete notizie del saggio di Christina Berndt, La scienza della contentezza, l’implacabile motore intelligente della pubblicità ha continuato a bombardarmi di messaggi che riguardavano il libro, e alla fine ho soccomb… ho soccomba… ho soccombu…
Insomma sono stato costretto a soccombere alla visione della paperetta che galleggia contenta in un bicchiere mezzo pieno e sono andato a leggere le anticipazioni del testo che ci vengono fornite da Google.
Non ci sono grandi sorprese, e nemmeno me ne aspettavo; però ho trovato nel libro la spiegazione scientifica di quello che si conosce da tempo immemorabile, perché ripetuto dalle fiabe popolari e dai filosofi, sulla difficoltà di raggiungere la felicità e, una volta raggiunta, di poterla mantenere se non per pochi momenti. Perciò, a mio parere, una chiusa più giusta per le fiabe sarebbe: E vissero tutti felici per qualche istante e contenti per il resto del tempo.
Nel libro appare anche il riferimento al cantautore tedesco Philipp Dittberner e alla sua canzone Wolke 4. In questa canzone l’autore raccomanda di non lasciare mai la nuvola del livello quattro, quello mediano, il livello dell’aurea mediocritas, perché si ricorda sempre di quanto ha sofferto precipitando dal settimo cielo dove si era trovato in un giorno di felicità.

Un avvertimento, che non appare nella parte visibile su Google, e che è riportato dal giornalista del Venerdì di Repubblica che ha scritto la recensione, mi sembra meritevole di essere condiviso: “Il cervello è plastico, e si adatta a ciò a cui pensiamo di più: se indugiamo troppo spesso sulle negatività, le preoccupazioni, l’autocritica, addestriamo i neuroni ad essere ipersensibili a minacce, perdite, sensi di colpa”.
Perciò è utile ogni tanto abbandonare i pensieri gravi per dedicarsi interamente ad argomenti piacevoli.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 5, 2017

La callaccia

Trilussa

Er pappagallo scappato

Lei me chiamò e me fece: – Sarvatore,
er pappagallo jeri scappò via
perché nu’ richiudeste er coridore;
eccheve er mese, e fôr de casa mia.-

Te pare carità, te pare core,
pe’ ‘na bestiaccia fa’ ‘sta bojeria,
mette in mezz’a ‘na strada un servitore
che deve portà er pane a la famîa?…

Ma io so tutto: er fatto der tenente,
le visite a Firenze ar maresciallo,
la balia a Nemi…  e nun ho detto gnente.

Percui stia attenta a lei, preghi er su’ Dio,
ché se me manna via p’er pappagallo
vedrà che pappagallo che so’ io!

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