Pubblicato da: scudieroJons | maggio 30, 2015

L’amore dell’anima mia

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 29, 2015

EXPO segreto – 4

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Pubblicato da: scudieroJons | maggio 28, 2015

Mattè, la vedi quella?

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– Icché devo vedé, Vincenzo?
– Quella montagna dalla forma… normanna… che domina la città di Salerno. Su quella montagna, incastonato nella roccia, c’è un monastero, un eremo. Dalle finestre di quel monastero e dalla cima della montagna si gode una vista meravigliosa sulla città e sul golfo. Viste da quell’altezza tutte le nostre importanti faccende politiche  appaiono come piccole cose prive di significato. Perfino il Crescent, la mia superba creatura, visto da lì appare come una piccola cosa da niente.
– Allora ogni visita a quella montagna oltre che un incontro con la bellezza è anche una lezione di umiltà. Ci devo portare tutto il mio governo lassù, perchè oltre che appassionato amante del bello, il mio è anche un governo umile, e perciò pronto a ricevere lezioni di umiltà da chiunque.

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– C’è un sentiero a mezza costa che partendo dalla montagna dove si erge il castello di Arechi arriva fino alle pendici di San Liberatore, e da lì una serie interminabile di ripidi tornanti porta al monastero e alla vetta. Quando ero ragazzo ci andavo sempre con Roberto…
– Roberto Formigoni o Roberto Maroni? L’ex o l’attuale governatore della Lombardia? Già ve la facevate tra colleghi?
– Maroni… Formigoni… mi stai parlando di gentucola… personaggetti… longobardi… il Roberto che dico io era un normanno: Roberto Altavilla, il Guiscardo. Il nomignolo di “guiscardo”, l’astuto, gliel’ho dato io. Ma io sono sempre stato più astuto di lui.

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– E’ proprio una bella scarpinata! Anche a me, quando facevo lo scout, piaceva fare delle lunghe camminate sui monti.
– Quando decidevo di andare mi mettevo le mie scarpe da ginnastica, con la suola di gomma. Prima che arrivassi io, a Salerno non c’erano le scarpe da ginnastica. La gente calzava gli zoccoli. La sera, quando tutti i salernitani partecipavano allo struscio sul Corso, tra via dei Principati e piazza Portanova, c’era un fracasso assordante. Sono stato io a mettere fine a quel delirio.
– Interessante. Lo devo dire a Delrio, che si lamenta sempre che a casa sua c’è troppo rumore.
– La vedi quella struttura metallica sulla vetta della montagna? Il disegno per quella struttura è una mia invenzione. Mi è venuta in sogno. L’ho suggerita io all’ingegnere che ha fatto il progetto. Anche l’impianto d’illuminazione l’ho ideato io. Ci ho messo la corrente elettrica. E’ stata una delle mie idee più luminose. Quando sono arrivato a Salerno la città veniva illuminata con olio di balena e di capodoglio. Sulla spiaggia di Santa Teresa c’erano decine di carcasse di balena abbandonate e in putrefazione. Una situazione obbrobriosa. Ma io ci ho messo riparo. E adesso dovresti vedere, la sera, che spettacolo stupendo è la città, tutta illuminata e fremente di vita.

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– Ah, bene! Il mio governo è sempre stato sensibile ai temi dell’ecologia e delle energie rinnovabili. E poi col turismo e lo svago riparte l’economia!
– Adesso ti porto in Duomo, a vedere la cripta dove sono custodite le reliquie del nostro glorioso San Matteo, apostolo ed evangelista. C’è anche il pezzo di colonna di pietra dove il santo posò il capo quando subì il martirio per decapitazione. Se appoggi la testa su quel ceppo, mettendo l’orecchio a contatto con la pietra, puoi ancora sentire il ribollire del sangue normanno di Matteo che si precipitò fuori del suo corpo per battagliare e trionfare sulla lama della spada del feroce saraceno.
– Grazie, Vincè, alla prossima occasione lo farò volentieri. Adesso ho il pilota dell’elicottero che gli scadono le ore. Chi li sente poi i sindacati se lo faccio volare oltre le ore prescritte? Magari dopo le elezioni, se saranno andate bene, la testa sul ceppo ce la posso anche mettere.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 28, 2015

Tre momenti…

…una sola..

…grande…

… emozione.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 27, 2015

Parolin indecente

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Sembrava una così brava persona, il cardinale Pietro Parolin, scelto da papa Francesco per ricoprire l’importante ruolo di segretario di Stato vaticano, l’equivalente di un ministro per gli affari esteri.
Dopo la clamorosa, ma non inaspettata, notizia della vittoria dei sì ai matrimoni tra gay proveniente dall’Irlanda, la sua reazione ufficiale non era stata immediata. I diplomatici sanno bene che certi avvenimenti devono essere ponderati attentamente, e anche le parole da usare per i commmenti vanno accuratamente soppesate. Così il monsignore ha rimuginato i suoi pensieri per alcuni giorni. Certamente si è incontrato con questo e con quello per concordare che cosa doveva essere detto, e alla fine, in occasione di un avvenimento pubblico, si è deciso a parlare.
E fu così che dalla bocca di Parolin uscirono i paroloni: “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità”.
Nemmeno in occasione della promulgazione delle vergognose leggi razziali del governo fascista, nel 1938, la Santa Sede aveva usato parole così cariche di sdegno.
E si capisce il perché. I manganellatori del regime non l’avrebbero consentito, e l’eroismo scarseggiava, mentre i manganellatori di Alfano sono già troppo impegnati a bastonare i rossi dei centri sociali (che in alcuni casi se le meritano) per poter trovare il tempo per bastonare le sudice felpe nere dei black bloc o le eleganti talari nere orlate di rosso dei monsignori.
“La Chiesa deve tenere conto di questa realtà – ha aggiunto il prelato, –  ma deve farlo nel senso che deve rafforzare tutto il suo impegno e tutto il suo sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura.”
Evangelizzare dovrebbe significare “diffondere la buona novella”, e si suppone che questo debba essere fatto con l’esempio e con la parola, come faceva Gesù.
Ma noi già sappiamo quali esempi e quali parole ci possono venire da un autorevole affiliato a uno dei club più esclusivi del cattolicesimo, Comunione e Liberazione, e che per giunta è un Memor Domini, cioè una persona che dovrebbe ricordare la presenza di Cristo nel mondo. Di sicuro altri personaggi della stessa tempra, consacrati alla causa in modo occulto o palese, che si trovano in Parlamento, stanno già progettando di scavare mine sotto le fondamenta del Governo se solo si azzarda a sostenere un progetto di legge per riconoscere alcuni diritti alle coppie omosessuali.
Dato che ritiene di lottare per la propria sopravvivenza, la Chiesa Cattolica ha deciso di attaccarsi proprio a tutto e non esita ad affidarsi perfino alle streghe bigotte che proliferano (e pontificano) sul web (Ah, Paolo, Paolo, perché adesso che servirebbe non intervieni?)
Nella prima lettera a Timoteo, l’apostolo Paolo scriveva: [11]La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. [12]Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. [13]Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; [14]e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. [15]Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.
E oggi, sul web, mettendosi al servizio di queste idee da cavernicoli, che le sono servite per costruirsi una rapida fama di scrittrice cattolica, una strega bigotta, in spregio alla democrazia, alla logica e al buon gusto, si aggrappa alle parole deliranti del sant’uomo misogino (Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Volgersi alle favole, Paolo? Parli di favole proprio tu, che credi in cose che non esistono?) Tutto questo per lamentarsi dell’esito sacrilego del referendum irlandese e per suonare la squilla della riscossa cattolica reazionaria.
Qualche settimana fa papa Francesco si è lamentato che le donne nella nostra società così avanzata sono ancora sostanzialmente discriminate: guadagnano meno degli uomini, hanno minori possibilità di accedere a posti di dirigenza, vengono lasciate sole nel gravoso cumulo di lavori che la condizione di madre e lavoratrice impone loro. Si è mai chiesto se la dottrina della Chiesa ha qualche responsabilità in questo campo?
Io mi chiedo invece perché alcune categorie di persone tendenzialmente discriminate dalla gerarchia ecclesiastica, come le donne (quelle che hanno praticato l’aborto e quelle che hanno avuto necessità della fecondazione in vitro), gli omosessuali, i divorziati risposati, desiderino ancora continuare a frequentare la chiesa, ci tengano tanto ad accedere ai sacramenti.
Comportandosi in questo modo, mostrando devozione per i loro severi censori, queste persone accrescono la forza del loro peggiore nemico, baciano la mano che le bastona.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 25, 2015

Effetto Irlanda

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Questi irlandesi ce l’hanno combinata veramente grossa, a noi italiani. Con la loro ingegnosa trovata del voto favorevole al referendum per il matrimonio tra gay si sono sfilati di colpo dalla foto di gruppo dei paesi più bigotti d’Europa. E adesso in questo gruppo dei trogloditi residui l’Italia è destinata a detenere una poco invidiabile visibilità.
Ma anche tra gli italiani c’è chi sta peggio di altri. Noi che stiamo a Milano e dintorni abbiamo il vescovo più bigotto e reazionario d’Italia, che batte perfino quello di Napoli che fa il gioco delle tre carte con l’ampolla del presunto sangue di San Gennaro.
A volte, quando critico blandamente papa Francesco, mi viene in mente che potevamo capitare peggio: i cardinali elettori avrebbero potuto scegliere un fanatico fondamentalista o un manipolatore truffaldino come uno di questi due e allora ringrazio lo Spirito che è volato bene e si è posato su Bergoglio, e spero che ce lo conservi per molti anni.
Non l’ha presa bene il cardinale Angelo Scola la notizia dell’esito del referendum irlandese, e il cronista che riporta le sue parole ci tiene a precisare che il cardinale è arrabbiato.
“La famiglia che ingiustamente viene chiamata “tradizionale” per svalutarla, porta un valore importantissimo per l’edificazione della società civile. Nella nostra realtà è scelta maggioritaria, ma io non vedo politiche famigliari adeguate per sostenerla, e il risultato è il gelo demografico, che ci dice dove stiamo andando”.
Forse i fumi dell’ira gli hanno annebbiato la vista. Non sono loro che dicono sempre che l’unica famiglia è quella tradizionale formata dall’unione di un uomo e una donna? Nessuno definirebbe tradizionale una cosa nell’intento di svalutarla. Direbbe forse “antiquata”, “superata”. Ma nessuno vuole svalutare la famiglia come è stata fino ad oggi. Si estendono alcuni diritti anche a quelli che finora ne erano esclusi. E poi cos’è questa pretesa di voler fare sociologia a tutti i costi? Alla gerarchia della Chiesa spetta il compito di insegnare come e quando Gesù ha detto se una cosa si può fare o non si può fare, se è lecita o è peccato. E poi basta. La sociologia, la politica, è compito dei rappresentanti eletti dai cittadini.
C’è il fondato sospetto che stiano pensando alla possibilità che il progresso dei diritti civili si diffonda anche in Italia, a Roma, senza che accada niente di catastrofico. Nessuna Apocalisse.  L’unica conseguenza sarà che i cittadini italiani vivranno meglio e le gerarchie ecclesiastiche avranno perso il potere di condizionare le coscienze. Perciò oggi da quella parte del Tevere sono tutti di pessimo umore.
Proprio loro, che dovrebbero avere sempre il cuore in letizia.

Grazie, Irlanda!

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 21, 2015

EXPO segreto – 3

Meno male che non fa tanto caldo in questi giorni a Milano, ma una visita accurata all’Expo è ugualmente faticosa. Non è tanto per il decumano, che è lungo 1500 metri, e nemmeno per il cardo, che è lungo 350 metri, ma sono le infinite scale che stroncano le gambe dei visitatori. (Quando, a notte fonda, saranno tornati nella loro cameretta, scriveranno sul loro diario: Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio… )

Verso l’ora del pranzo i gruppi  dei visitatori si trascinano come branchi di zombi affamati alla ricerca di un posto di ristoro. Per fortuna c’è il padiglione svedese, dove potranno trovare quello che servirà a soddisfare i loro appetiti.

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Pubblicato da: scudieroJons | maggio 20, 2015

Il papa “mazza e panelle”

Facendo un salto all’indietro di oltre mezzo secolo, papa Francesco ha rivalutato l’educazione repressiva che una volta veniva impartita ai bambini, nella società patriarcale, ignorante e superstiziosa del suo tempo, e che alcuni di noi ricordano senza un filo di compassione e di rimpianto.

Mi ricordo benissimo i vecchi (le vecchie, soprattutto) che dopo essersi complimentate con mia madre per l’eccellente esemplare di figliolanza costituita dall’umile sottoscritto, (Quant’è crisciuto ‘tu cazz’ ‘e guaglione!) si esibivano nel loro trito repertorio di luoghi comuni, molto abusati già a quel tempo, che avevano come oggetto la severità dell’educazione. E per dare forza alle loro argomentazioni ripetevano il detto popolare: “Mazza e panelle fanno ‘e figlie belle”.  E qualcuno maramaldeggiava, aggiungendo: “Panelle senza mazza fanno ‘e figlie pazze”. Per panelle si intendono le buone cure parentali e il cibo abbondante, e per la mazza i divieti e i castighi.

Oggi, nel giorno in cui in Parlamento si decidono i destini della scuola, il papa Franti, oscurando come sempre il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, racconta di quella volta che per aver detto una parolaccia alla maestra fu costretto a chiedere perdono e, anche se non lo dice apertamente, lascia intendere che una volta a casa le prese dai suoi genitori. Saranno state botte di Santa Ragione, a giudicare dalla carriera che ha fatto. E’ bello sentirglielo raccontare: ” io una volta, quando ero a quarta elementare, ho detto una brutta parola alla maestra… La maestra, una buona donna, ha fatto chiamare mia mamma…”

http://video.repubblica.it/mondo/il-papa-scolaro-monello-dissi-parolaccia-a-maestra-mamma-mi-fece-chiedere-scusa/201526/200584

Cos’ha detto? Ho sentito bene? Ha definito la maestra “una buona donna”?! Ah, ma allora è vizio! Ce l’ha proprio con la sua maestra! E’ recidivo! Forse da bambino questo papa sarà stato anche un po’ monello, ma non ci sono dubbi che crescendo e maturando è diventato proprio una buona lana.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 19, 2015

La Rossina, la Giallina, la Celestina e le altre

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Nel quadro dell’attuale normativa sull’alternanza scuola/lavoro, la piccola Assuntina, quarta elementare, ha preso parte a uno stage che l’ha portata a contatto con l’eccellenza dell’ovicultura italiana, in un lungo percorso-transumanza che ha toccato alcune delle storiche piazze dell’allevamento ovicaprino del nostro paese.
Questa esperienza le ha permesso di stabilire un prestigioso record: in una settimana ha perso sette pecore.

Le miti bestiole stanno bene, e hanno voluto rassicurare la loro distratta custode con un messaggio. Siccome le pecorelle, benché intelligentissime, non sanno scrivere, hanno risolto il problema facendosi un selfie con il paesaggio sullo sfondo e glielo hanno inviato.

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In questi giorni Assuntina sta studiando la geografia dell’Italia rurale per riuscire a capire dove si trovano le pecorelle smarrite, in modo da poter indirizzare correttamente i messaggi di risposta.

Soluzione: (evidenziare)
1 Aspromonte, 2 Monti Sibillini, 3 Dolomiti, 4 Valdichiana, 5 Ogliastra, 6 Gran Sasso, 7 Paestum.

Pubblicato da: scudieroJons | maggio 16, 2015

La donna salvata dal cavallo

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D’Artagnan aveva seguito Milady senza che ella lo notasse; la vide salire in carrozza e la sentì dare al cocchiere l’ordine di andare a Saint-Germain. Era inutile cercare di seguire a piedi una vettura tirata da due vigorosi cavalli.
D’Artagnan tornò dunque in via Féroux. In via ‘de Seine’, incontrò Planchet che stava fermo davanti alla bottega di un pasticciere e sembrava in estasi davanti a un pane al burro dall’apparenza quanto mai appetitosa. Gli ordinò di andare a sellare due cavalli nelle scuderie del signor di Tréville, uno per lui, d’Artagnan, e uno per sé, e di venire a raggiungerlo in casa di Athos. Il signor di Tréville aveva messo, una volta per tutte, i suoi cavalli a disposizione di d’Artagnan. Planchet s’incamminò verso la via del Vieux-Colombier, e d’Artagnan verso la via Féroux.
Athos era in casa, a vuotare tristemente una delle bottiglie di quel famoso vino di Spagna che aveva portato dal suo viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per d’Artagnan e fu subito obbedito come al solito. D’Artagnan allora, raccontò ad Athos quanto era successo in chiesa fra Porthos e la procuratrice e come il loro camerata in quel momento fosse probabilmente in via di equipaggiarsi. “Quanto a me” rispose Athos dopo ch’ebbe ascoltato il racconto di d’Artagnan “sono tranquillo, non saranno certo le donne che pagheranno il mio equipaggiamento.” “Eppure, bello, gentile e gran signore come siete, mio caro Athos, non ci sarebbe né principessa, né regina al riparo dalle vostre frecce amorose.” “Come è giovane questo d’Artagnan!” disse Athos crollando le spalle. E fece segno a Grimaud di portare un’altra bottiglia.
In quel mentre Planchet sporse modestamente il capo dalla porta socchiusa, e disse ai suoi padroni che i cavalli erano pronti. “Quali cavalli?” chiese Athos. Allora d’Artagnan parlò dell’incontro fatto in chiesa, e come avesse ritrovata quella donna che, insieme al signore dal mantello nero e dalla cicatrice alla tempia, era la sua eterna preoccupazione. “Vale a dire che siete innamorato di lei come lo eravate della signora Bonacieux” disse Athos crollando sdegnosamente le spalle come se le debolezze umane gli facessero pietà. “Io? neppure per sogno!” esclamò d’Artagnan. “Sono solamente curioso di chiarire il mistero che la circonda. Non so perché, ma penso che quella donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto ignoto io sia a lei, debba avere un’influenza sulla mia vita.” “Però trovo che avete ragione” disse Athos “non conosco una donna che valga la pena di cercarla allorché si è perduta. La signora Bonacieux è perduta, peggio per lei! Si ritrovi da sé!” “No, Athos, no, v’ingannate. Io amo più che mai la mia povera Costanza e se sapessi dov’è, foss’anche in capo al mondo, partirei per strapparla dalle mani dei suoi nemici; ma lo ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che volete, è pur necessario distrarsi.”
“Divertitevi dunque con Milady, caro d’Artagnan… ve lo auguro di cuore, se ciò può divertirvi.” “Sentite, Athos” disse d’Artagnan “invece di star chiuso come se foste agli arresti, montate a cavallo e venite con me a fare una passeggiata fino a Saint-Germain.”  “Mio caro” rispose Athos “io monto i miei cavalli, quando ne ho, se no vado a piedi.” “Ebbene” rispose d’Artagnan sorridendo della misantropia di Athos che in un’altra occasione lo avrebbe certo ferito “io sono meno orgoglioso di voi, e monto su quello che trovo. Allora arrivederci, mio caro Athos.” “Arrivederci” rispose il moschettiere facendo segno a Grimaud di sturare un’altra bottiglia. D’Artagnan e Planchet saltarono in sella e si avviarono verso Saint-Germain.
Lungo la strada il giovanotto rimuginò nella mente quanto Athos gli aveva detto a proposito della signora Bonacieux. Sebbene d’Artagnan non fosse un sentimentale, la bella merciaia aveva fatto un’impressione reale nel suo cuore e, come diceva, sarebbe veramente andato in capo al mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi per il semplice fatto che è rotondo, ed egli non sapeva da che parte andare. Nell’attesa, egli voleva cercar di sapere chi fosse Milady. Milady aveva parlato all’uomo del mantello nero, dunque lo conosceva. Ora secondo d’Artagnan, era stato l’uomo dal mantello nero a rapire la signora Bonacieux per la seconda volta, come l’aveva rapita la prima. D’Artagnan non mentiva quindi che a mezzo quando diceva che, mettendosi alla ricerca di Milady, si metteva anche alla ricerca di Costanza.

da I tre moschettieri, di Alexandre Dumas

Se nei romanzi di avventure non ci fossero incantevoli donne imprudenti che si mettono continuamente nei guai per amore o per senso del dovere, non ci sarebbe la possibilità per gli eroici cavalieri di accorrere in loro soccorso per salvarle e ottenere da loro il premio per l’ardimento dimostrato.

Anche negli scacchi accade la stessa cosa. Ogni buon giocatore sa che la regina non deve essere esposta con leggerezza ai pericoli della scacchiera, e che ogni volta che la si invia nel centro dell’azione bisogna controllare che ci siano adeguate vie di fuga per metterla in salvo, in caso di imprevisti. Ma spesso, o perché trascinati dalla foga, o perché la prudenza sembra solo una perdita di tempo e di buone occasioni, ci lasciamo tentare e mettiamo la regina in una situazione difficile, e spesso il prezzo per salvarla sarà la perdita di qualche pezzo minore. Nella partita che segue, un eroico cavaliere, come se avesse udito il suono imperioso di un olifante, parte al galoppo dall’estremità opposta della scacchiera, sfuggendo abilmente agli agguati tesi dalla terribile regina nera, per andare a soccorrere la regina bianca in difficoltà, e per aiutarla a dare lo scacco matto.

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