Pubblicato da: scudieroJons | novembre 19, 2017

Uccelli del paradiso

paradiso

SERENATA

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Pubblicato da: scudieroJons | novembre 17, 2017

Cinema Cult – 80 – Il mondo dei robot

IL MONDO DEI ROBOT

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 16, 2017

Siamo in attesa

Romano Prodi, sollecitato da più parti, ha sotterrato l’ascia di guerra e ha riportato la sua tenda a poca distanza dalla palizzata del Fort Apache del Nazareno.

Oggi Prodi ha ricevuto la visita di Piero Fassino e hanno fumato insieme il calumet della pace. Ma le tribù degli Uomini Rossi sono un numero sterminato, e ci vorranno molte fumate, molte bevute di acqua di fuoco e molte pelli di bisonte per metterle d’accordo tutte. Ma il tempo ce l’abbiamo. Aspetteremo.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 16, 2017

La tentazione

A volte capita che arrivo tardi all’edicola e non trovo il mio giornale preferito. In questo caso approfitto del provvidenziale inconveniente per andare a testare la vitalità del mio secondo giornale preferito. Oggi ho avuto la gradita sorpresa di trovare nella penultima pagina il sudoku diabolico: una tentazione e insieme una sfida.

Prima che l’orologio della torre batta l’ultimo rintocco della mezzanotte, questo diagramma deve essere risolto.

AGGIORNAMENTO delle ore 20.00

La soluzione.

diablodue

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 15, 2017

Che bella mossa!

Siccome a sinistra c’è un mucchio di elettori che ancora non hanno deciso per quale partito votare, frastornati dalla galassia di partiti e partitini che si dichiarano alternativi al PD, Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa hanno lanciato un nuovo partito.

cavalieri

Lo hanno chiamato “La mossa del cavallo” perchè, come il cavallo degli scacchi si muove in senso trasversale sulla scacchiera, così essi vogliono raccogliere il voto trasversale dei cittadini. Inoltre il cavallo supera gli ostacoli saltando al disopra degli altri partiti.

Sperano di ottenere almeno altri quattro voti, oltre ai loro, perché, come diceva Mal, “su Furia si sta anche in sei”.

AGGIORNAMENTO del 17 novembre 2017.

L’AMACA

di Michele Serra

SI DICE un gran bene del nuovo partito di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa. Intanto perché non si rivolge al Palazzo, ma alla “società civile”, una cosa che, davvero, non si era mai sentita prima. Poi perché non è propriamente un partito, ma qualcosa che va “oltre i partiti”, e viene da chiedersi come è possibile che nessuno, fino adesso, ci avesse mai pensato. Infine perché l’intenzione è di “attuare la Costituzione”, e anche qui, il solo commento possibile è: finalmente!
Quanto al nome, “La mossa del cavallo”, certamente è stato scelto perché nessuno potesse fare confusione con un banale partito. Lo si può confondere con un café chantant o con un lido attrezzato, con un gozzo da diporto o con una cravattoteca: con un partito, no.
Ci permettiamo una sola critica. Però pensata, la critica, con spirito collaborativo, da società civile in ascolto, da Costituzione attuata. L’appunto è questo: ben due leader per una sola formazione politica, non saranno troppi? Si capisce, i due sono guidati da zelo unitario, qui si tratta di rappresentare tutto un popolo: ma non sarebbe stato più prudente varare due nuove formazioni ben distinte, per evitare il rischio di future scissioni?

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 15, 2017

Immigrati

Capitolo VIII
Alle due del mattino due ungheresi entrarono in una tabaccheria all’angolo tra la Fifteenth Street e Grand Avenue. Drevitts e Boyle arrivarono dalla stazione di polizia della Fifteenth Street su una Ford. Gli ungheresi stavano uscendo a marcia indietro da un vicolo col furgone. Boyle sparò buttandone giù uno dalla cabina e uno dallo sportello posteriore. Quando vide che erano morti tutt’e due, Drevitts si spaventò. “Diavolo, Jimmy” disse “non avresti dovuto farlo. Possiamo andare incontro a un mucchio di grane.”
“Sono dei ladri, no?” disse Boyle. “Sono degli immigrati, no? Chi diavolo dovrebbe piantar grane?”
“Forse stavolta è andata bene” disse Drevitts “ma come facevi a sapere che erano degli immigrati quando li hai fatti secchi?”
“Immigrati” disse Boyle “riconosco un immigrato a un chilometro di distanza.”

Il rivoluzionario
Nel 1919 girava per l’Italia in treno, con un pezzo di tela cerata della direzione del partito scritto in inchiostro indelebile che diceva che era un compagno che aveva molto sofferto a Budapest sotto i Bianchi e chiedeva ai compagni di aiutarlo in tutti i modi. Usava quello al posto del biglietto. Era timidissimo e molto giovane e i ferrovieri se lo passavano da una squadra all’altra. Era in bolletta, e loro gli davano da mangiare dietro il banco nei buffet delle stazioni.
Era entusiasta dell’Italia. Era un bellissimo paese, diceva. Gli italiani erano tutti gentili. Era stato in molte città, aveva camminato molto, e visto molti dipinti. Di Giotto, Masaccio, e Piero della Francesca aveva comprato delle riproduzioni e le teneva avvolte in una copia dell'”Avanti!”. Mantegna non gli piaceva.
Si presentò a Bologna, e io lo portai con me in Romagna dove doveva andare a trovare un tale. Insieme facemmo un bel viaggio. Era l’inizio di settembre e il paesaggio era gradevole. Lui era magiaro, un ragazzo molto timido e perbene. Gli uomini di Horthy gli avevano fatto delle brutte cose. Ne parlò un po’. Nonostante l’Ungheria, aveva un’incrollabile fiducia nella rivoluzione mondiale.
“Ma in Italia il movimento come va?” chiese.
“Malissimo” dissi.
“Ma andrà meglio” disse lui. “Avete tutto, qui. E’ l’unico paese di cui tutti si sentono sicuri. Sarà il punto di partenza di ogni cosa.”
Non dissi nulla.
A Bologna ci salutò e prese il treno per Milano, per poi raggiungere Aosta e passare a piedi in Svizzera. Gli parlai dei Mantegna che c’erano a Milano. “No” disse, molto timidamente, Mantegna non gli piaceva. Gli scrissi il nome di una trattoria dove poteva mangiare a Milano e gli indirizzi di alcuni compagni. Mi ringraziò moltissimo, ma la sua mente stava già rimuginando sul modo migliore di passare il confine. Ci teneva a valicare il passo prima che il tempo si guastasse. Amava la montagna in autunno. L’ultima volta che ebbi sue notizie gli svizzeri lo tenevano in prigione vicino a Sion.

Ernest Hemingway, I quarantanove racconti

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 13, 2017

Apocalisse!

ventura3

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 11, 2017

Il papa e il cardinale

Nel 2012 ci furono le primarie per scegliere il leader del centrosinistra, in vista delle elezioni politiche della primavera del 2013. I candidati erano cinque: Bersani, Tabacci, Vendola, Puppato e Renzi. Il giornalista che conduceva la trasmissione televisiva chiese a ciascuno di essi di indicare uno o due nomi tra le proprie figure storiche di riferimento.

L’ex comunista Bersani indicò il papa Giovanni XXIII. Il comunista Vendola fece il nome del cardinale Martini. Indicarono due grandi e importanti figure della Chiesa, l’organizzazione che per decenni si è opposta ad ogni cambiamento in senso progressista della società italiana.
E adesso hanno il coraggio si lamentarsi che Renzi non è di sinistra.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 10, 2017

Cinema Cult – 79 – Senso

SENSO

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 7, 2017

La morte del re

Checkmate: Death of a King from McKenna White Films on Vimeo.

Arrivano cavalcando.
Le scolte li hanno avvistati sulla collina.
Il re riunisce la corte:
“Questo è un presagio di morte”.
“Non la guerra”, pregò la regina,
pregate di non uccidere”.
Ha lanciato un alto grido
il guardiano del cancello:
“Eccoli che vengono! Vengono!”
Tutti posseduti dall’odio,
uomini feroci, numerosi,
un centinaio o più.
Si dispongono sul campo,
in ordine quadrato, faccia a faccia,
una lotta alla morte,
una lotta senza quartiere,
per uccidere o essere uccisi.
Il re è stato colpito.
E’ caduto, è ancora in terra,
agonizza al suolo.
Il nemico, stremato dalla lotta,
è scomparso.
La neve è caduta tutto intorno,
c’è un senso di sgomento.
Che cosa terribile
è la morte di un re!
Piangendo e sospirando
la sua regina lo veglia gemente.
Infine pieni di dolore tutti partono
con il cuore spezzato.

 

“Perché quando lui è morto, con lui è stata uccisa la bellezza,
e, morta la bellezza, ritorna il nero caos”.
(William Shakespeare, Venere e Adone)

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