Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 25, 2015

La componente femminile

gloria

– Parliamoci francamente, Jons, mi stai chiedendo per caso di farti da mezzana?
– No, Anima mia, hai cap… mi sono espresso male, se è questo che hai capito. Tu devi solo andare da Anna Karenina e farle capire che sono interessato a lei.
– Mi sa invece che ho proprio capito bene. Anna Karenina hai detto? Quella di Tolstoj?
– Si, proprio lei.
– Ma non si era buttata sotto il treno?
– No, il romanzo ha le sue esigenze, ma in realtà le cose andarono in maniera diversa. Devi sapere che quel giorno c’era uno sciopero dei casellanti e i passaggi a livello rimanevano aperti. I macchinisti si dovevano fermare a ogni passaggio a livello, guardare a destra e a sinistra, e se non passava nessuna trojka e nessun tarantas potevano proseguire. E i ritardi si accumulavano.
– Capisco, ma avrà aspettato un’ora, due ore, anche quattro ore. Avrebbe aspettato il treno anche quarantott’ore se era proprio decisa a farla finita.
– Solo quarantott’ore di ritardo? Lo sai quanti passaggi a livello ci sono sulla transiberiana?
– Non ne ho idea e non lo voglio sapere. Ma sono passati centoquarant’anni, Jons, adesso sarà una tardona.
– Ma che dici? Se tu vedessi con quanta grazia si getta sopra la spalla la falda pendente della sciarpa, mentre mi guarda attraverso le lunghe ciglia con i suoi dolci occhi solo leggermente stracarichi di rimmel! E come ondeggia sensualmente la sua pelliccia quando cammina!
– Ah, porta la pelliccia? E già, se no che Anna Karenina sarebbe?
– Ha almeno tre pellicce diverse, un mantello di visone che indossa con un alto colbacco dello stesso pelo, un ampio cappotto di astrakan nero, lungo fino ai piedi, che abbina a un cappellino di zibellino, e un vaporoso giaccone di volpe argentata con cui si mette un cappello a cupola orlato di pelliccia a pelo lungo. La incontro specialmente il sabato, al supermercato o per le strade del centro. Ogni volta mi ferma per ringraziarmi.
– Allora vi conoscete? E che bisogno c’è del mio intervento?
– L’idea me l’ha suggerita Umberto Galimberti, il filosofo psicologo che scrive anche su D di Repubblica. Perché, vedi, il rapporto di conoscenza che ho stabilito con lei non è suscettibile di portare a sviluppi, diciamo così, intimi.
– Perché, come è nata questa conoscenza?
– Avevo notato che mette sempre la sua vetturetta in divieto di sosta, per andare in qualche negozio del centro; allora un giorno, approfittando che c’era un furgone che mi nascondeva alla vista dei passanti le ho infilato sotto il tergicristallo una finta multa che mi ero preparato. Poi mi sono messo ad aspettare. Quando è tornata ha visto il foglio bianco e verdino, l’ha preso, e vedendo la cifra ne è rimasta sconvolta; e intanto io mi avvicinavo, come se passassi di lì per caso.
Quando sono stato a un passo da lei mi sono fermato e ho iniziato una filippica contro i tutori dell’ordine che invece di difendere i cittadini da mendicanti, ladri e omosessuali, impiegano il loro tempo pagato con i soldi dei contribuenti ad appioppare multe agli onesti cittadini che con i loro acquisti in centro tengono in vita l’asfittica economia della zona. Lei mi guardava e annuiva, e si vedeva che il groppo in gola le impediva di parlare. Allora le ho preso delicatamente dalle mani (Permette, Signora?) il malefico foglio e ho finto di scrutarlo con attenzione. Poi ho esclamato: Ma questo vigile lo conosco, è amico mio! Adesso mi sente. Ho preso il cellulare e ho chiamato il mio amico più fidato: Ciao, Angelo, come stai? E dopo un po’ di altri convenevoli gli ho buttato lì: Senti, Angelo, ti devo chiedere un favore. Poco fa hai fatto inavvertitamente la multa alla macchina di una mia cara amica. Era andata in farmacia per prendere un farmaco salvavita per il suo vecchio padre malato. E’ rimasta dentro giusto cinque minuti e proprio in quel momento sei passato tu. Non potresti…? Ci vuoi parlare? Te la passo? Mentre la signora faceva segno: No! No! Ci parli lei! Le dico di venire al comando che annulli la multa? No? Ah, Signora, l’agente dice che se ci va lei potrebbe essere vista da qualche mascalzone che potrebbe denunciarla per tentativo di corruzione. Allora sai che faccio? Te la porto io la multa, così la riattacchi alla matrice e l’annulli. Ciao, ci vediamo tra un quarto d’ora. Ciao.
Anna Karenina era visibilmente sollevata e mi guardava con occhi riconoscenti. Poi quando l’ho rivista le ho confermato che era andato tutto a posto, e da allora ogni volta che la incontro mi ringrazia. Ma io non voglio essere ringraziato come se fossi un santo taumaturgo. Voglio invitarla a prendere un tè in una teeria, ma non ne sono capace. Solo a pronunciare la parola tè mi vengono i brividi, e la semplice idea che un locale pubblico si possa chiamare “teeria” mi spaventa. Metterci piede neanche a parlarne: ho un decoro da mantenere. L’ideale sarebbe che fosse lei a invitarmi a casa sua, a prendere il tè, o qualcosa di più consono alla mia personalità. Voglio scendere dal piedistallo, voglio togliermi l’armatura del guerriero, voglio mostrare anch’io la mia vulnerabilità, come consigliano gli esperti di seduzione.
– E pensi che se ci vado a parlare io potresti ottenere quello che speri?
– Ma certo, è proprio così! Lo dice chiaramente Galimberti. Ecco l’articolo di sabato scorso. Senti qua: “Perché è vero che la donna è più corpo del maschio (così vuole la natura che l’ha incaricata della generazione), ma il corpo per lei non è limitato agli organi sessuali, com’è nella percezione maschile spaventosamente limitata. Per le donne il corpo è un tramite per dispiegare orizzonti di interiorità che, dischiusi (nel caso non si siano già adeguate al modello maschile), generano sensibilità, arte, scrittura, e in generale tutto ciò che siamo abituati a chiamare “anima”.
Per entrare in comunicazione con loro è tuttavia necessario che gli uomini scoprano la propria anima, la loro parte femminile, che spesso non hanno o tendono a nascondere il più possibile, fino a perderne le tracce. E questo accade perché il modello maschile diffuso è quello dell’uomo tutto d’un pezzo, anche se è con quell’altro pezzo, quello rimosso, che si può entrare in relazione col mondo femminile.
L’altro pezzo non è la dolcezza melensa o lo sdilinquimento ridicolo, ma la capacità di ascoltare le narrazioni femminili, con la sensibilità di chi va oltre la narrazione stessa, per catturare quanto di allusivo c’è in quella narrazione, quanto di non detto c’è, nel racconto, che vuole essere scoperto e compreso. Solo dopo è possibile fondersi nei giochi d’amore, che rilanciano altri racconti.
La comunicazione è questa, ma ci vuole una grande capacità di ascolto e una curiosità di scoprire quel che la donna cela e nell’immediato non appare. Per raggiungere questo paesaggio d’incanto occorre che il maschio rinunci a celebrare il suo io, pensando ingenuamente di far colpo sulla donna, e si disponga all’ascolto, non tanto di quel che la donna dice, quanto di ciò che lascia intravedere e intendere col suo dire. Ne siamo all’altezza?”
Hai capito, Anima mia, quali orizzonti di interiorità, quali tesori d’arte, quali paesaggi d’incanto mi perdo se non intervieni tu? Senza parlare della possibilità di fondersi nei giochi d’amore che…
– Ah, lo sapevo!  Tu pensi ai giochi d’amore! Ecco quello che cerchi! Altro che arte, incanto, poesia! Te la vuoi portare a letto! Tu non sai nemmeno come si fa ad ascoltare una donna. Galimberti ti ha fotografato: tu vuoi solo continuare a celebrare il tuo io ipertrofico!
– Adesso non esagerare. Già Galimberti è stato troppo severo con noi uomini, ma dire di me che ho un’io ipertrofico…
– Sì, l’ho detto e lo ripeto: il tuo io ipertrofico! IO I-PER-TRO-FI-CO!
– Aò, e mo come la mettiamo? Qua c’è qualcuna che cerca rogne!
– Jons, chi è questa specie di armadio a due ante che mi sta guardando male?
– Faccio le presentazioni: Anima, questo è Ego, il mio ego; Ego, questa è Anima, la nostra componente femminile, che ci darà una mano per quella faccenda che sai. Perciò bisogna trattarla con gentilezza. Hai finito di fare il lavoro di potenziamento che ti avevo assegnato? Sì? Allora adesso aumenta il carico sul bilanciere e fa’ un’altra serie completa di esercizi. Dobbiamo essere in forma questo sabato.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 24, 2015

Premiatissimo!

Questo video ha ricevuto così tanti riconoscimenti da avere bisogno di due schermate per elencarli tutti.

E sono tutti premi meritati, perchè in uno spazio ristretto c’è tutto: il romanticismo, l’ironia, la comicità, il dramma, la speranza. E inoltre induce a riflettere.

Quando ci si sorprende ad immedesimarsi non in un attore in carne e ossa ma in una semplice linea animata si ha la conferma di aver incontrato la poesia.

The Gift from miniestudio on Vimeo.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 23, 2015

Restaurato

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 22, 2015

QUIS NECAVIT EQUITEM

tabla

La Tavola Fiamminga
di Arturo Perez-Reverte

1) I segreti del maestro Van Huys

Dio muove il giocatore, questi il pezzo.
Quale Dio, dietro Dio, la trama ordisce?
Jorge Luis Borges

Una busta è un enigma che racchiude altri enigmi. Quella era grande, gonfia, di carta di Manila, con il timbro del laboratorio impresso nell’angolo inferiore sinistro. E mentre la soppesava tra le mani cercando contemporaneamente un tagliacarte tra pennelli e barattoli di colori e vernici, Julia era molto lontana dall’immaginare fino a che punto aprirla avrebbe cambiato la sua vita.
In realtà, sapeva già cosa conteneva. O, come scoprì in seguito, pensava di saperlo. Forse per questo non provò niente di speciale finché non estrasse le fotografie e le stese sul tavolo per esaminarle, vagamente sconcertata, trattenendo il fiato. Solo allora capì che La partita a scacchi sarebbe stata qualcosa di più di una semplice routine professionale. Il suo mestiere era costellato di scoperte inattese in quadri, mobili o rilegature libri antichi. I sei anni passati a restaurare opere d’arte le avevano dato una lunga esperienza in schizzi e correzioni originali, ritocchi e restauri, e persino falsificazioni. Ma mai fino a quel giorno aveva rinvenuto un’iscrizione nascosta sotto gli strati di colore di un quadro: tre parole svelate dalla foto ai raggi X.
Prese il pacchetto stropicciato di sigarette senza filtro e se ne accese una, incapace di distogliere gli occhi dalle fotografie. Non c’era alcun dubbio, era tutto lì, nei positivi delle radiografie formato 30×40. Si distingueva perfettamente il piano originale del quadro, una tavola fiamminga del XV secolo, nel dettagliato disegno eseguito con il verdaccio, così come si vedevano le venature del legno e le giunture incollate dei tre pannelli di rovere che formavano il supporto dei successivi tratti, pennellate e velature che l’artista aveva steso fino a completare la sua opera. E, nella parte inferiore, quella frase nascosta che la radiografia portava alla luce con un ritardo di cinque secoli, scritta in caratteri gotici che spiccavano nitidamente sul bianco e nero della lastra.
QUIS NECAVIT EQUITEM
Julia sapeva abbastanza il latino per tradurre senza dizionario: Quis, pronome interrogativo, chi. Necavit veniva da neco, uccidere. Ed equitem era l’accusativo singolare di eques, cavaliere. Chi ha ucciso il cavaliere. Con il punto interrogativo, implicito nell’uso del quis, la frase acquisiva una certa aura di mistero:
CHI HA UCCISO IL CAVALIERE?
[…]

Inizia così l’avventura di Julia, la giovane restauratrice, decisa a svelare il mistero racchiuso in quella scritta nascosta. Per farlo si rivolge ad esperti dei vari campi: arte, storia e scacchi. Viene così a sapere che i tre personaggi ritratti nell’opera sono Beatrice di Borgogna, andata in sposa per motivi dinastici e politici a Ferdinando, duca di Ostenburgo, che è uno dei giocatori di scacchi. L’altro giocatore è Roger di Arras, cavaliere e poeta, che fu anche l’amante di Beatrice.  L’esperto di scacchi, dopo aver eseguito l’analisi a ritroso della posizione riprodotta sulla tavola, si pronunzia: il cavallo che uno dei giocatori tiene in mano è stato appena preso dalla regina nera.
Beatrice! E’ lei la regina nera!

Lo storico è possibilista: si era sussurrato all’epoca dei fatti che Beatrice, diventando improvvisamente ingombrante e pericoloso il cavaliere Roger, per le trame politiche che si intessevano intorno al ducato di Ostemburgo, l’aveva fatto assassinare. Non potendo denunciare l’accaduto senza rischi, il pittore Pieter Van Huys, o qualcun altro a sua insaputa, aveva scritto quell’accusa e l’aveva subito occultata sotto altro colore, dove era rimasta per 500 anni.
Come ridestato da un sonno plurisecolare, una volta scoperta la scritta il demone omicida ricomincia ad agitarsi, e attorno a Julia un misterioso assassino, una rediviva regina nera, colpisce ripetutamente.
Intanto il lavoro di restauro procede e i personaggi del quadro prendono vita negli occhi e nei pensieri di Julia.

[…]
Beatrice di Ostenburgo, che, nonostante il matrimonio, per lignaggio e consanguineità, non ha mai troncato i legami con la casa di Borgogna, sta leggendo. Si tratta di uno strano libro adorno di borchie d’argento, con un nastro di seta a far da segnalibro, i cui capilettera sono gioielli di miniature colorate dal maestro del Coeur d’Amour épris: è intitolato Poema della dama e del cavaliere. Benché l’autore ufficialmente sia considerato anonimo, è risaputo che fu scritto quasi dieci anni prima, alla corte francese di Carlo di Valois, da un cavaliere, tale Roger di Arras:

Signora, la stessa rugiada
che alle prime luci dell’alba
stilla nel vostro giardino,
gelida sulle rose,
sul campo di battaglia
sgorga, come lacrime,
scende nel mio cuore,
e nei miei occhi, e sulla mia armatura…

A tratti i suoi occhi azzurri, dai luminosi riflessi fiamminghi, vanno dal libro ai due uomini che, al tavolo, giocano la partita a scacchi. Lo sposo medita, appoggiato sul gomito sinistro…
[…]
Roger di Arras ha detto qualcosa a bassa voce e il duca ride, di buon umore, perché gli ha appena mangiato un cavallo. E a Beatrice di Ostenburgo, o di Borgogna, sembra che la musica sia triste in maniera intollerabile. Sta quasi per chiedere a una damigella di farla smettere, ma si trattiene, poiché tra le sue note coglie l’eco perfetta dell’armonia e dell’angoscia che ha nel cuore. E alla musica si mescola il parlottio amichevole dei due uomini che giocano a scacchi, e la dama trova terribilmente bello il poema i cui versi le tremano tra le dita. E negli occhi azzurri, scintillanti di quella stessa rugiada che ricopre la rosa e le armi del cavaliere, brilla una lacrima quando leva lo sguardo e incontra quello di Julia, che osserva in silenzio dalla penombra. Allora pensa che lo sguardo di quella ragazza dagli occhi scuri e dai tratti meridionali, simile a quei ritratti che arrivano dall’Italia, non è altro che il riflesso, sulla superficie appannata di uno specchio lontano, del suo sguardo fisso e dolente. E a Beatrice di Ostenburgo, o di Borgogna, sembra di trovarsi fuori dalla stanza, dall’altra parte di un vetro scuro, e da lì contempla se stessa, sotto il san Giorgio mutilato del capitello gotico, davanti alla finestra che incornicia un cielo azzurro in contrasto con il suo abito nero. E capisce che nessuna confessione le renderà più sopportabile il peccato.
[…]

Dal romanzo di Perez-Reverte è stato tratto un film con lo stesso titolo che ha come pregi maggiori la presenza di un’incantevole Kate Beckinsale agli esordi e delle opere di Gaudì, che ci introducono in una Barcellona fiabesca.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 20, 2015

L’oracolo

pizia

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 18, 2015

Scelte differenti

viaggio

Gustav Mahler

I due occhi azzurri del mio tesoro
m’obbligarono a partire per il vasto mondo.
Dal mio angolo prediletto dovetti congedarmi!
Oh occhi azzurri! Perché mi guardaste?
Ora, per sempre, patirò ansia e dolore!

Me ne partii nella notte silente,
nella notte silente per l’oscura brughiera.
E nessuno mi disse addio, addio!
I miei compagni eran amore e doglia!
Lungo il cammino s’ergeva un tiglio,
e là soltanto nel sonno riposai!

Sotto il tiglio, che i suoi fiori
ha nevicato sopra di me,
più non sapevo quanto duole la vita,
perché tutto, oh tutto nel bene s’era mutato!
Tutto! Tutto! Amore e dolore!
E il mondo e il sogno!

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

Philip Larkin

Talvolta, di quinta mano, si sente dire
A modo d’epitaffio:
Mandò tutto al diavolo,
Tagliò la corda e via,
E sempre nella voce la certezza
Che si debba approvare
Questa mossa coraggiosa,
Purificante, elementare.

E hanno ragione, trovo.
La odiamo tutti la casa,
Odiamo doverci abitare:
Detesto la mia stanza,
Le cianfrusaglie scelte con accuratezza,
I buoni libri,
Il buon letto,
E la mia vita in ordine perfetto:
Così, nel sentito dire

Li ha piantati tutti
Mi eccito e arrossisco, come
Allora lei si cominciò a spogliare,
Oppure Bèccati questo, bastardo;
Perché non posso anch’io, se lui l’ha fatto?
Cosa che mi conforta a rimanere
Tranquillo e laborioso.
Ma me ne andrei oggi stesso,

Sì, camminerei spavaldo per le strade
Cosparse di noci, me ne starei rannicchiato
Sotto coperta con ispida barba bonaria,
Se non fosse un po’ troppo artificioso
Un passo indietro così deliberato
Per darsi uno scopo.
Libri; porcellane cinesi; una vita
Reprensibilmente perfetta.

legge

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 15, 2015

Cu ll’uocchie dint’a ll’uocchie

sguardi

Uno psicologo americano, il Dr. Arthur Aron ha eseguito uno studio scientifico per dimostrare che non esiste l’anima gemella, quella che  sarebbe predestinata a ciascuno di noi da una serie di affinità elettive, e che un uomo e una donna, purché siano eterosessuali, possono essere indotti ad innamorarsi l’uno dell’altra solo rispondendo insieme a una serie di 36 domande che attengono a una molteplicità di aspetti della loro personalità. Sarebbe l’atto stesso di aprirsi sinceramente davanti a uno sconosciuto che farebbe scattare la scintilla e accenderebbe la passione. Come test finale è previsto che le due cavie, nel senso dei due piccioncini, rimangano quattro minuti a guardarsi negli occhi senza parlare. (They sit face to face and answer a series of increasingly personal questions. Then they stare silently into each other’s eyes for four minutes.) Con gli occhi negli occhi. Senza parlare.

Lo sapeva già, senza aver studiato psicologia, il poeta e giornalista napoletano Ferdinando Russo mentre scriveva i versi di “Quanno tramonta ‘o sole”, su musica di Salvatore Gambardella.

 

Tanno te sento mia
tutta felice,
senza parlá…
Senza parlá!

Cu ll’uocchie dint’a ll’uocchie e po’ mme dice:
“Quanta felicitá…
Quanta felicitá!…”

E’ tale il potere dello sguardo e così forte la sensazione di riuscire, attraverso gli occhi, a penetrare nel cuore e nell’anima della persona che abbiamo di fronte che gli occhi vengono comunemente definiti “lo specchio o la porta dell’anima”. Per questo un pittore che deve dotare le sue figure di una precisa personalità lo fa principalmente per mezzo degli occhi.
Tra le migliaia di dipinti che mostrano occhi sognanti, indagatori, mansueti,  irati, un diligente frequentatore del web ha scelto 30 paia d’occhi che ci guardano da altrettante opere d’arte.

occhi

Ma quali sono queste opere? Ad una prima veloce occhiata (ah ah, che spasso!) sembra che siano rappresentati tutti i più grandi pittori di ogni tempo. Mi riprometto di identificare una per una le opere da cui provengono i dettagli degli occhi. Ne inserirò una al giorno nell’elenco, e in capo a un mese potrei farcela, anche se per alcuni che appaiono più enigmatici potrebbe volerci più tempo. A questo proposito sono bene accetti e anzi molto apprezzati i suggerimenti che dovessero arrivare.

a1 – Zinaida Serebriakova,  La table des parfums

a2 – Otto Dix, La ballerina Anita Berber

a3 – John W. Godward, La Sacerdotessa

a4 – Grant Wood, American Gothic 

a5 – André Derain, Donna in camicia.

a6 – Michelangelo, Sibilla Delfica

b1 – Salvador Dalí, Nascita di una Divinità.

b2

b3 – Henri Matisse, ritratto di L.N. Delekorskaya

b4 – Frida Kahlo, Autoritratto

b5 – E. Schiele, Ritratto di Wally Neuzil.

b6 – Amedeo Modigliani, Donna con cravatta nera.

c1 – Vincent van Gogh, Contadina con cuffia bianca.

c2 – Pierre-Auguste Renoir, In riva al mare.

c3

c4 – Leonardo, Dama con l’ermellino.

c5 – Ernst Ludvig Kirchner,  Franzi

c6 – Sandro Botticelli, Nascita di Venere

d1 – Kees van Dongen, Le Coquelicot

d2

d3 – Gustav Adolf Mossa, Elle 

d4

d5 – Franz von Stuck, Il Peccato

d6 – Caravaggio, Testa di Medusa

e1

e2 – Tamara de Lempicka, Donna con colomba.

e3 – Pablo Picasso, Margot o Donna imbellettata

e4 – Jan Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla.

e5 – Lucian Freud,  Donna con gli occhi chiusi 

e6

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 14, 2015

Claro que sì

El ajedrez constituye un medio eficaz para la educación y formación del intelecto del hombre.
Dr. Ernesto “Che” Guevara

E anche della donna, naturalmente, dottor Guevara.

cuorescacchi

Nei giorni scorsi i giornali hanno riportato con grande enfasi la notizia che in Spagna una larghissima maggioranza di parlamentari ha sollecitato il governo a introdurre nelle scuole lo studio degli scacchi come materia obbligatoria. Seguiva tutta una serie di apprezzamenti sui benefici che riceverebbero gli studenti e la società nel suo complesso dalla diffusione del gioco, come se fossero delle scoperte di questi giorni. In realtà queste cose si sapevano da tanto tempo, e già nel ‘700 un celebre dilettante, scienziato, politico e giornalista, l’americano Benjamin Franklin,  lo aveva scritto in modo molto più efficace.

Tra gli articoli che ho letto non ne ho trovato nessuno che dicesse: “E in Italia, nella “Buona Scuola” che il governo sta preparando, non c’è spazio per gli scacchi?” Forse gli esperti del ministero si sono anche posti il problema, e avranno desistito sfiduciati dicendo: “Dove li troviamo tanti insegnanti di scacchi qualificati per iniziare in tutte le scuole?” In effetti se per partire vogliono avere prima tutti gli insegnanti pronti, possiamo aspettare ancora per i prossimi trent’anni. Un sistema per iniziare subito, almeno nella scuola primaria, ci sarebbe: la maestra. E’ lei la donna al posto giusto. Per iniziare basta che l’insegnante conosca il regolamento, che consiste in quattro paginette, che per chi è abituato all’educazione permanente, non rappresentano un ostacolo. Più complesso è il passaggio dalla conoscenza delle regole alla capacità di metterle in pratica giocando bene, e a questo si dovrà provvedere con l’aiuto degli strumenti didattici audiovisivi che sono in commercio, in rete, e con i supporti tecnologici, come la Lim. Una volta avviati, gli studenti procederanno da soli nel perfezionamento del loro modo di giocare.

Nella partita che segue vediamo come la diversa posizione delle Donne (al posto giusto la donna bianca, al posto sbagliato la donna nera) decide l’esito di una partita che era iniziata in modo disastroso per il bianco, che si trova presto con due pedoni doppiati, (uno davanti all’altro) e isolati dagli altri. Ma Franklin lo dice: Anche nelle avversità non bisogna mai perdersi d’animo e bisogna impegnarsi per recuperare il terreno perduto. L’errore dell’avversario consiste nell’aver messo la regina in una casella indifesa, coperta da un pedone che perciò non potrà essere mosso (si dice in questi casi che è inchiodato).

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 12, 2015

Nel giorno di Darwin

darwin

A che punto è la conoscenza e l’accettazione dell’evoluzione delle specie e in particolare della specie umana? Senza andare a cercare le ambiguità delle posizioni ufficiali in cui si rifugiano le autorità di tutte le religioni rivelate, limitiamoci a un breve assaggio, leggendo da un forum, di quello che pensano comuni praticanti di una religione molto di moda in questo tempi difficili.

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Anonymous: assalam alikoum
Essendo io musulmano (Hamdu lill’Allah) e non avendo una chiara comprensione della posizione ricoperta dall’ ”Evoluzionismo” nell’ Islam, chiedo a voi fratelli, maggiori informazioni riguardo questo concetto.
La mia domanda dunque è: Qual è la posizione assunta dall’islam di fronte alle ideologie evoluzioniste di Darwin?

mOuslima: Salamu alaykum
Sorella guardare questo link
9ad yatahawalu kulla shai diddak,
wa yab9a Allahu ma3ak,
fakun ma3a Allah,
yakun kulla shai ma3ak.
islam=pace
wa alikom salam wa rahmatu allah wa barakatuh

Anonymous: shokran sorella..
Leggendo il testo sull’evoluzionismo di cui riporto le conclusioni a cui è giunto l’autore: ”… abbiamo visto che in natura non esistono meccanismi che inducano gli esseri viventi ad evolvere e che le specie viventi non sono pervenute all’essere in seguito a un processo evolutivo, ma sono piuttosto emerse all’improvviso nella loro presente struttura perfetta. Ovvero, vennero create individualmente..” ora capisco molto di piu, tuttavia non mi è ancora chiaro, alla luce del testo di Harun Yahya, il significato del verso 14 della 71 sura ”Noè” <quando è Lui che vi ha creati in fasi successive? >
salam alikoum

al-Qustantiniyy: Wa`alaykum assalam wa rahmatullahi wa barakatuhu.
E’ fondamentale acquisire la corretta comprensione dei significati dei versetti del Qur’an dai tafsir autentici.
Questo versetto non si riferisce alla “teoria dell’evoluzione di Darwin”, ma alla formazione dell’uomo a partire dallo [CENSORED] e dell’ovulo fecondato, via via nelle fasi successive come feto, fino alla nascita.

yasmina94: Assalemualikom
me lo potreste tradurre???
A scuola faccio biologia, e si arriverà a fare pure l’evoluzione umana, vorrei capire che posizione devo prendere.
Grazie

Ibrahim al-Youtubi: sorella la posizione che dovresti prendere dentro di te è la seguente: che noi non discendiamo dalla scimmia e che sono tutte frottole; tra l’ altro si tratta solo di una TEORIA che tale è rimasta e pure con le sue grosse discrepanze. Tuttavia è quello che piace far passare per vero ai massoni ebrei e comunisti che controllano e approvano ciò che si deve dire e non dire ai giovani dentro la scuola, in televisione sui libri e nei giornali. Noi non ci crediamo noi abbiamo il libro di Allah; però tu non dire niente stai in silenzio e non provare a lottare coi mulini a vento. E appena hai raggiunto l’ età in cui non sei più obbligata ad andare a scuola mollala.

Jahanzaib: Non dico che sia compito direttamente nostro ma qualcuno, e sarebbe ora, tra i musulmani si dovrebbe svegliare e cominciare a studiare cosa dicono sti evoluzionisti ed in particolare quella gran sagoma di Dawkins, grande sostenitore dell’ateismo.
Dico questo non perchè non ci siano studiosi che si dedicano a questo settore di studi ma quello che vedo che è i musulmani stanno diventando come i cristiani che davanti a delle obbiezioni rispondono “NOI CREDIAMO, VOI NON CREDETE!!”
Questa è la cosa peggiore da fare perchè eliminiamo tutta la dimensione intellettuale che carratterizza l’Islam, perchè non si può capire l’Islam solo con la spiritualità ma ci vuole anche una base intellettuale, come fai a credere in qualcosa che non ti soddisfa intellettualmente?
Penso che dovremmo, tutti, iniziare a poco a poco a studiare anche queste cose, in parallelo agli studi Islamici, accompagnare anche un aperto studio di tutta la corrente atea/evoluzionista.
Ovvio che se non sai niente dell’Islam e tutto quello che sai ti è stato tramandato dall’ambiente familiare non sarai in grado di sostenere certe argomentazioni senza sgretolare al primo dubbio che avrai nella mente. Bisogna reagire a questa offensiva anti-religiosa e anti-islamica che c’è in corso su scala globale.
Dobbiamo studiare, istruirci, essere i migliori in quello che facciamo e radicare gli insegnamenti Coranici nelle società in cui viviamo. Se non faremo questo saremo sempre un gruppo di “ebeti ignoranti cattivi e medioevali”. Non facciamo la fine degli ebrei che hanno l’intelligenza ma non hanno fede e neanche dei cristiani che hanno solo fede ma non riflettono (anche il più acuto dei pensatori cristiani giustifica la trinità come qualcosa di ovvio e comprensibile, assurdo…..). Noi siamo Musulmani, quelli che bilanciano tra la spiritualità e l’intellettualità, quelli che credono ma credono su tutte le dimensioni, non solo su quella spirituale.
La nostra grande sfida è proprio questa, di conquistare i popoli sul piano razionale, di dare un filo logico ad ogni cosa, ad ogni obbiezione che viene dagli atei ed evoluzionisti. Questo lo dovremmo fare tutti nel nostro piccolo e sforzarci di studiare anche cose che non ci interessano ma se possono servire la causa dell’Islam dobbiamo studiarle e impararcele a memoria come sappiamo a memoria l’ABC e i numeri.

al-Qustantiniyy: Wa `alaykum assalam wa rahmatullahi wa barakatuhu sorella.
Gli articoli sono molto lunghi da tradurre, ma in sostanza la teoria per la quale l’uomo discenderebbe dalla scimmia contrasta con versetti chiari del Qur’an.
Al contrario, l’uomo è stato creato nella sua forma da Dio, non discende dalle scimmie o da altri animali.
Mentre in sé nella teoria di cambiamenti delle specie animali in base a fattori ambientali non ci sarebbe nulla che contrasti con l’Islam, per cui è possibile.
Ciò che bisogna ricordare e avere sempre presente è che la “scienza moderna” non costituisce un sapere certo e definitivo, ma è un sapere in continuo “progresso” e in continua correzione. Per cui, qualunque teoria che in un certo periodo sembra “sicura” e “verificata”, nel giro di qualche decennio potrebbe rivelarsi completamente infondata.
E difatti è così per un gran numero di teorie scientifiche diffuse nel secolo scorso, od anche fino a qualche decennio fa, e che ora vengono considerate delle stupidaggini.
Mentre il Qur’an è la Parola di Dio, verità proveniente dal Vero, autentica bussola infallibile e sapere certo.
Personalmente ti consiglierei di evitare di fare lunghe polemiche con i tuoi insegnanti su questo argomento: studiala come una semplice teoria che i kuffar hanno inventato per cercare di darsi una spiegazione dell’esistenza della vita e di tutto ciò che esiste intorno a noi, e quando ti interrogano al riguardo riporta semplicemente quella che è la loro teoria; tra qualche anno non ne sentirai più parlare (a scuola, visto che il programma va avanti; e magari nemmeno altrove)! :-)

Fatimah 90: assalamualeykum …. volevo sapere visto che avevate discusso di teorie evoluzioniste e del fatto ke la derivazione del uomo dalle scimmie nn è accettata dall’ islam xkè va contro ciò ke insegna il corano, come si possono spiegare i resti di ominidi trovati in Africa e che risultano appartenere ai primi uomini come Lucy etc….. c’è un modo o un qualche passo del corano ke afferma ke l’ uomo non è nato con le sembianze ke ha attualmente? ringrazio chiunque chiarirà i miei dubbi e mi scuso x la mia ignoranza ma sono ancora alle prime fasi dello studio dettagliato della nostra religione …

Anonymous: assalam aleikoum wa rahmatulillah wa barakatuhu
Come hai detto tu sorella, erano semplici uomini.. non erano per nulla diversi da noi; noi discendiamo da altri uomini, che discendono da altri uomini, che discendono da Adamo (su di lui la Pace).. :)
La teoria della discendenza dalle scimmie non ha basi scientifiche.
Lucy come ammettono gli studiosi era una scimmietta.
I neandertal erano uomini come noi ecc..
Il Corano, ci dice chiaramente in molti punti che Allah swt ha creato Adamo così, con le nostre sembianze; e la Sunna del nostro Profeta sas lo conferma. Inchallah quando trovo gli hadith li posto.:)
wassalam

Fatimah 90: grazie mille x aver risposto alla mia domanda !

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Nella sua Autobiografia Charles Darwin scrive: “Benché io sia un fervido sostenitore della libertà di opinioni in ogni argomento, mi sembra (a torto o a ragione) che attacchi diretti contro il cristianesimo e il teismo abbiano assai scarso effetto sul pubblico, e che la libertà di pensiero possa meglio promuoversi con quella illuminazione graduale dell’intelletto umano che consegue al progresso delle scienze. Perciò ho sempre evitato di scrivere sulla religione, e mi sono limitato alla scienza”.
Intanto però gli esperti di religione, di tutte le religioni, non rinunciano a mettere il becco nei fatti della scienza, anche quando ne capiscono poco o niente. Evidentemente curano interessi di bottega. E le loro pecorelle? Non hanno abbastanza intelligenza per decidere da soli se quello che la scienza, con abbondanza di argomenti e di prove, va dicendo sull’origine di tutte le forme di vita da una matrice comune, e dell’evoluzione dell’uomo da una precedente creatura che non era della specie umana? Ho l’impressione che le persone di intelligenza media capiscano benissimo che cos’è l’evoluzione e che si rendano conto che non si tratti di una semplice teoria ma che è un fatto accertato. Però capiscono altrettanto bene che accettando questa verità evidente devono mettere in dubbio e anzi arrivare a negare quello che c’è scritto nella Bibbia o nel Corano, e questa prospettiva li spaventa. Parafrasando un dialogo di Galilei, si potrebbe dire che il credente ragioni in questo modo: Gli argomenti portati dalla scienza e le prove allegate, fatte di reperti fossili ed esperimenti di laboratorio, uniti a tutto quello che si è scoperto recentemente sul DNA, mi sembrano consistenti e ineccepibili, e sarei quasi portato a credere che veramente l’uomo sia il prodotto dell’evoluzione da una forma di vita animale precedente. Ma siccome nella mia Bibbia, o nel mio Corano, c’è scritto che l’uomo, Adamo, è stato creato da Dio perfettamente formato come l’uomo moderno, devo rinunciare a pensare con la mia testa e devo seguire i precetti del Libro.
Darwin, (che la gloria lo colmi di splendore) sapeva anche che sarebbe accaduto questo, e così scrive: “Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza del serpente”.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 11, 2015

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