
Imposte indirette a riscossione mediata
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Si cartuscella volat tota scientia squagliat
Questa mattina mi sono svegliato di soprassalto al pensiero che dovevo disfare e mettere da parte l’albero di Natale sintetico. E mentre cercavo di decidere da che parte incominciare mi è venuto in mente che anche i miei amici artisti dovevano essere alle prese con lo stesso problema.
Allora ho telefonato a tutti quelli di cui conosco il numero per proporgli di occuparmi del loro albero, per liberarli della gravosa incombenza. In sedici hanno accettato di regalarmi il loro albero e in poche ore ho fatto il giro di tutti, caricando gli alberi in un capace furgone.
Mentre li raccoglievo mi preoccupavo di applicare a ogni albero un’etichetta con il nome del proprietario e autore; ma quando sono arrivato a casa e ho riaperto il portellone del furgone un’improvvisa folata di vento ha rapito le etichette e le ha fatte vorticare nell’aria.

Con immensa pazienza ho recuperate tutte le cartuscelle, ma adesso viene la parte più difficile: attribuire ad ogni albero d’artista il nome del suo autore.
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Sudokusauro
— Scusi, buona d…, cioè, volevo dire gentile signorina, se non si toglie da lì io non posso fare il sudoku.
— Lei chi è? Cosa è venuto a fare nella Terra Selvaggia? Non sarà per caso una nuova specie di animale preistorico? Comunque il sudoku è mio e ci faccio quello che voglio. Se ne vada!
— Che furia! Si, lo ammetto, io sarei un raro esemplare di sudokusauro. Mi nutro di diagrammi di sudoku crudi e ancora vivi. Ma ero venuto per incontrare la diavolessa. Come mai non c’è?
— Sono io! Shanna O’Hara detta la Diavolessa. Posso offrirle un cosciotto di velociraptor? L’ho afferrato appena adesso.
— Grazie, ho già mangiato. Shanna, ha detto? Ho sentito parlare di lei. Ho letto da qualche parte che lei è tra le 100 donne Marvel più belle e sexy.
— Non mi faccia pensare a quella classifica! Ma chi è quell’incompetente che l’ha stilata? Lo sa che mi ha piazzato al 53° posto? Ma le sembra possibile che io possa sopportare un’offesa del genere? Se lo incontro lo getto in pasto al mio cucciolo di carnotauro.
— Quanto ha ragione! Certa gente non se ne intende proprio di bellezza muliebre. D’altronde, se consideriamo che in quella classifica ci sono bellezze del calibro di Red Sonja, Susan Storm, Scarlet Witch…
— Ehi! Aspetta un momento. Non ho nessuna voglia di parlare di questo argomento!
— Ci sarebbero anche la Vedova Nera, Elektra, Emma Frost, Sheena…
— Basta così! A sentire nominare Sheena mi vengono le vampate di rabbia. Non rimarrò qui a lasciarmi insultare. Me ne vado!
— Bene. Il diagramma è nostro. Possiamo cominciare a risolverlo.
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Schegge di cult
Non bisognerebbe mai maneggiare le pellicole di vecchi film cult mentre si sta mangiando una fetta di panettone biscottata e abbondantemente inondata di miele.
Il minimo che possa accadere è che alcuni frammenti di dialogo si stacchino dalla colonna sonora dei film e rimangano appiccicati alle dita impiastricciate.


E adesso chi ce la fa a rimettere al loro posto le schegge di dialogo, abbinando ad ogni lettera il numero giusto?
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Il combattente

Vladimir Putin ha espresso la sua opinione molto decisa su quello che in Russia viene mostrato ai bambini, in particolare nei film e nei cartoni animati.
Il presidente russo vuole più eroi russi della tradizione, al posto di nomi come Batman o l’Uomo Ragno e ha incaricato anche il premier Mishustin di adottare misure in merito.
Secondo quanto riportato da Repubblica, Vladimir Putin si è trovato d’accordo con una studiosa russa, Natalia Narochnitskaja che, lo scorso novembre, ha avuto da ridire su un tema in particolare.
La donna ultrasettantenne ha lamentato il fatto di non riuscire a trovare t-shirt che riportassero immagini di eroi russi, come ad esempio Ilja Muromets, un cavaliere della tradizione slava.
La signora Narochnitskaja ha affermato di aver trovato in commercio solo merchandising dedicato ai supereroi che tutti conosciamo, come Batman e l’Uomo Ragno, definendoli “mostri”.
Vladimir Putin ha prontamente risposto, dicendosi d’accorso sulla questione, affermando che ci dovrebbero essere gli eroi russi sia nei cartoni animati che nei film per bambini, a partire dall’età dell’asilo.
Ha promesso che ne avrebbe parlato al suo governo e questo mese ha firmato un decreto in cui incarica il premier russo, Mikhail Mishustin di prevedere delle misure urgenti entro il 2023.
Queste misure dovranno promuovere la storia russa, gli eroi della tradizione del Paese, che seguono i valori tradizionali della Russia.
Nello stesso momento, poi, la Camera bassa del Parlamento russo, ovvero la Duma, ha adottato un disegno di legge che vieta il troppo uso delle parole straniere, in tribunali, media, cinema e pubblicità.
Attorno alla questione si è creato un vero e proprio dibattito in Russia, sul tema di preservare la tradizione del territorio a discapito di quella occidentale.
La questione dell’introduzione di eroi russi nel mondo dei media russi è diventata molto seria, tanto che se ne parla sui social ma anche in televisione.
Infatti, durante un talk show molto famoso, il professore Vladimir Kozyrkov, come riporta Repubblica, ha difeso la sostituzione di personaggi come Batman con altri della tradizione locale.
Il professore sostiene che sarebbe giusto mostrare personaggi come Ivan Tsarevich, il principe azzurro delle fiabe, mentre Elena Jampolskaja, presidente della Commissione Cultura della Duma, vorrebbe sponsorizzare anche i partigiani ucraini anti-nazisti della giovane Guardia.
Ma ci sono tanti altri personaggi che personalità russe vorrebbero portare in auge tra i più giovani, come la strega Baba Jaga, oppure il cattivo di alcune fiabe chiamato Koshchej l’Immortale.
Il decreto di Vladimir Putin riuscirà nel suo intento? Staremo a vedere cosa succederà nel 2023, ma viste le ultime misure adottate, come l’abolizione della parola gay dal linguaggio russo, si prevede che tutto quello che il presidente russo vuole verrà realizzato.
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Secondo me Nataliya Alekseevna sbaglia quando entra in uno store di Mosca alla ricerca di un must have e chiede una t-shirt. È ovvio che lo shop assistant le darà una maglietta su cui sono stampati dei mostri, eroi e simboli di un mondo occidentale corrotto e decadente.
Lei deve entrare in una certa botteguccia che si trova in un vicolo vicino all’Arbat e chiedere una kosovorotka con i ritratti di Ruslan e Ljudmila, come questi qui sotto.

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La metà – morfosi
I componenti di una banda di gattini si sono dati appuntamento nel parco cittadino, proprio sotto le finestre di un severo mago, e lì hanno fatto baldoria tutta la notte impedendo al mago di dormire.
Dopo aver invano lanciato contro di loro tutti gli oggetti che aveva a portata di mano, il mago ha deciso di lanciare contro i disturbatori un terribile sortilegio, e ha scambiato la colorazione del mantello della parte posteriore del corpo di ogni micio con quella di un altro componente della banda.

Adesso i gattini sono pentiti, ma il mago è andato finalmente a dormire e non li ha liberati dall’incantesimo. I poverini sono tristi perché non possono tornare a casa in quelle condizioni perché incorrerebbero nel castigo dei loro genitori.
Ci vorrebbe l’intervento di una fata che con una apposita magia, che consiste nell’abbinare a ogni numero la giusta lettera, restituisse ai micetti la colorazione originaria del mantello.
Ci potrebbe riuscire anche una strega, ma dev’essere una strega buona.
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Scelta obbligata

— Allora, Jons, lo facciamo questo sudoku?
— No, Diavolessa, ti prego! Cioè, non fraintendiamo, te lo chiedo per favore, lasciami stare.
— Perché non vuoi fare il sudoku?
— Perché? Perché… Perché ho da fare!
— E che devi fare? Mi interessa. Potremmo farlo assieme.
— Ecco… devo vedere la partita…
— La partita di calcio? Il campionato del mondo in Qatar? Che vergogna!
— Bè, che c’è di male? Il calcio è un gioco bellissimo.
— Ma può essere veramente bellissimo nello Stato omofobo? Quello che non rispetta i diritti delle donne? Quello che non tutela la sicurezza dei lavoratori stranieri? E con la Federazione internazionale che non permette a calciatori e tifosi di esporre simboli di libertà?
— Va bene, ho capito, facciamo questo sudoku e non ne parliamo più. Ma ti avverto, ho già visto che è difficilissimo e perciò ti costringerò a restare qui fino a mezzanotte e forse anche oltre, ti farò fare tardi al sabba, ti farò mettere una nota sullo stato di servizio e con le mie conoscenze ti potrei anche mandare a spalare carbone sotto le caldaie dove bollono i giocatori di scacchi compulsivi.
— Così va bene, Jons. Quando sei arrabbiato mi piaci di più, e per dimostrartelo ti voglio regalare un numero, l’8 rosso. In questo modo il sudoku diventerà più facile e in un’oretta ce la faremo a finirlo.
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La locandina
Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di vedere un film e di non riuscire a capirne la trama. Non è un gran guaio: alcuni film sono belli proprio perché non ci si capisce niente.
Il problema vero sorge quando non si riesce a capire nemmeno la locandina.

Questa, per esempio, a quale film è dedicata?
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Le passere di Darwin
Era già quasi novantenne Charles Darwin quando decise di intraprendere un ultimo viaggio di esplorazione e di ricerca naturalistica.
Si imbarcò sul brigantino Bigolo II e durante sei mesi visitò tutte e 25 le isole dell’arcipelago delle Galàgratìs, che si trovano a un numero di gradi di latitudine sconosciuto e a un numero di gradi di longitudine imprecisato, nel tratto di mare tra l’isola di Kiribati e l’isola di Pasqua.
Per ogni isola visitata Darwin eseguì un disegno a pastello della specie di passeracei esistenti sul posto e contrassegnò con una lettera il rullino fotografico relativo.
Nel giorno in cui tornò alla sua casa di Downe (Greater London, England) aveva appena imboccato il vialetto quando improvvisamente da un cespuglio di dragoncello (Artemisia dracunculus) sbucò la sua amata tartaruga gigante (Aldabrachelys gigantea) che gli saltò addosso per fargli le feste e ricevere le coccole.
Il grande naturalista era agile come uno scimpanzé e perciò non si fece niente, ma il raccoglitore con tutti i disegni e i rullini finì in mille pezzi e quei preziosi reperti scientifici si mescolarono orribilmente e forse irrimediabilmente.






La tartaruga osservava con occhi mesti lo scienziato che con l’indice alzato le diceva: “Alda, Alda, guarda che pasticcio hai combinato!”.
Ma poi per consolarla aggiunse: “Su, non te la prendere, vedrai che in una mezz’ora di intenso lavoro riusciremo ad abbinare ogni lettera al numero giusto”.
Ma avvenne che una colonia di virus del raffreddore, i pacifici rhinovirus, che proliferavano all’interno del dorso de L’origine delle specie, e che perciò avevano letto il libro, decisero di evolversi fino allo stadio di Agenti Patogeni SARS, e così Charles Darwin non riuscì a portare a compimento il suo progetto.
L’anziana Alda, che è ancora vivente, chiede con commovente insistenza che qualcuno provi ad abbinare correttamente le immagini numerate con quelle marcate da una lettera.
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Guido, i’ vorrei… ma dove t’eri cacciato?

Guido Cavalcanti
In un boschetto trova’ pasturella
Più che la stella bella al mi’ parere.
Cavelli avea biondetti e ricciutelli
E gli occhi pien d’amor, cera rosata;
Con sua verghetta pasturav’ agnelli,
E scalza di rugiada era bagnata;
Cantava come fosse ’nnamorata;
Er’ adornata di tutto piacere.
D’amor la salutai immantenente
E domandai s’avesse compagnia,
Ed ella mi rispuose dolcemente
Che sola sola per lo bosco gìa,
E disse: “Sacci, quando l’augel pia
Allor disìa ’l me’ cor drudo avere.”
Poi che mi disse di sua condizione,
E per lo bosco augelli audìo cantare,
Fra me stesso dicea: “Or’ è stagione
Di questa pasturella gio’ pigliare.”
Merzè le chiesi sol che di basciare
E d’abbracciare le fosse ’n volere.
Per man mi prese d’amorosa voglia
E disse che donato m’avea ’l core:
Menommi sott’una freschetta foglia
Là dov’ i’ vidi fior d’ogni colore,
E tanto vi sentìo gioia e dolzore
Che dio d’amore parvemi vedere.
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