Pubblicato da: scudieroJons | novembre 19, 2018

Il matto affogato

renuota

Paulo Coelho scrive che “nella Tradizione esiste una regola non scritta: un maestro non può mai insegnare al discepolo di un altro maestro”.
Sarà forse per questa ragione che i reiterati consigli di non provare a mettere in atto, giocando a scacchi, il “matto del barbiere” rimangono perlopiù inascoltati. Forse quello che spinge i principianti a correre il rischio di brutte figure, esponendo prematuramente ai pericoli la propria Regina, oltre alla speranza di una facile vittoria su un avversario sprovveduto o distratto, è anche il fascino emanato da alcune partite entrate nella storia, in cui uno dei due giocatori mette in gioco la Regina già dalle primissime mosse, esponendola ai possibili attacchi dell’avversario, e, nonostante questo, vince. Tra queste, la più celebre, conosciuta come “A night at the Opera” è la partita giocata nel 1858 dall’americano e futuro campione del mondo Paul Morphy contro due volenterosi dilettanti, il Duca di Brunswick e il Conte Isouard, in un palco dell’Opera di Parigi, tra un atto e l’altro della rappresentazione de “Il barbiere di Siviglia”.

Morphy poteva permettersi di giocare la Regina subito in apertura, perché era un genio, ma i principianti che stanno ancora faticosamente imparando dovrebbero evitarlo assolutamente. Ma, pensandoci meglio, se non ci fossero i principianti incoscienti che giocano in modo temerario senza il timore di prendere scacco, e così facendo s’immolano sulla scacchiera, nessuno dei moderni giocatori di medio livello potrebbe mai riuscire a mettere a segno uno scacco matto brillante come quelli che si vedono nelle partite di Anderssen, Tal, Alekhine e dello stesso Morphy.

Uno di questi modelli di scacco matto, che si conosce perfettamente perché è descritto in tutti i manuali ma si incontra raramente nella pratica, è lo scacco matto “affogato” in cui il Re viene mattato dal Cavallo mentre è circondato dai pezzi del suo stesso colore, che invece di proteggerlo gli impediscono ogni movimento e letteralmente lo soffocano. La successione delle mosse è semplice, ma l’operazione deve essere eseguita con precisione: prima il Cavallo dà scacco e costringe il Re ad uscire dal suo rifugio, poi lo stesso Cavallo ripete lo scacco da un’altra casella, in modo da lasciare libera la linea per la Regina che a sua volta dà contemporaneamente scacco di scoperta. Successivamente la Regina si sacrifica portandosi nella casella adiacente a quella del Re, per dare scacco avendo la protezione del Cavallo, e viene catturata dalla Torre. Infine il Cavallo appone il sigillo al bunker che il Re si è costruito, trasformandolo in un sarcofago.

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Pubblicato da: scudieroJons | novembre 16, 2018

Il tacchino viene e se ne va

ma la gallina è qui per restarci.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 15, 2018

Naufragio

naufrago

di Luca Bottura

Grazie ai poteri forti, al gruppo Bilderberg, e alle compagnie telefoniche ebraiche gestite da George Soros, ho ricevuto l’intercettazione relativa a un colloquio avuto tra il senatore De Falco e Luigi Di Maio prima del voto che ha fatto saltare in commissione il condono su Ischia. La propongo integralmente.

De Falco: «Sono De Falco da Livorno, parlo con il capo politico?

Di Maio: «Sì, buonasera comandante De Falco»

De Falco: «Mi dica il suo nome per favore»

Di Maio: «Sono Luigi Di Maio, comandante»

De Falco: «Di Maio? Ascolti Di Maio. Ci sono persone intrappolate dal Governo. Gente che vi aveva dato il voto per l’onestà, e adesso li prendete per il culo facendo i condoni. Adesso lei va con la sua auto blu sotto la prua di Palazzo Chigi, lato dritto. C’è una biscaggina. Lei sale su quella biscaggina e va a bordo. Le è chiaro? Io sto registrando questa comunicazione capo Di Maio…».

Di Maio: «Comandante le dico una cosa…»

De Falco: «Parli a voce alta. Metta la mano davanti al microfono e parli a voce più alta, chiaro? Non è in uno di quel talk show dove manco le fanno le domande».

Di Maio: «In questo momento il Governo è inclinato… C’è Salvini che…».

De Falco: «Ho capito. Ascolti: c’è gente che sta scendendo dalla biscaggina del terrazzo, quello dove lei faceva il fenomeno davanti a quattro gatti reclutati su Facebook”.

Di Maio: «Ah, quello».

De Falco: «Lei quella biscaggina la percorre in senso inverso, sale nel suo ufficio e mi dice quante persone e che cosa hanno. Chiaro? Mi dice se ci sono persone bisognose che si erano bevute la balla del cambiamento: ex comunisti, antifascisti, antirazzisti. E mi dice il numero di ciascuna di queste categorie. È chiaro? Guardi Di Maio che lei si è salvato forse dal voto ma io la porto… veramente molto male… le faccio passare un’anima di guai. Vada a bordo, cazzo!»

Di Maio: «Comandante, per cortesia…»

De Falco: «No, per cortesia… lei adesso prende e va a bordo. Mi assicuri che sta andando a bordo…».

Di Maio: «Io sto andando qua con la scialuppa del Giornale dei Giusti, sono qua, non sto andando da nessuna parte, sono qua…».

De Falco: «Che sta facendo comandante?»

Di Maio: «Sto qua per coordinare i soccorsi… Poi, guardi, io non lo volevo neanche fare il capo. Solo che Alessandro è sempre in giro e…»

De Falco: «Lei si sta rifiutando di andare a bordo comandante? Lei lascia tutti i suoi elettori in balia di quel tizio vestito da Village People che sgombera i poveracci e lascia i fascisti nelle case occupate? Mi dica il motivo per cui non ci va!»

Di Maio: «Non ci sto andando perché ci sta l’altra lancia che si è fermata… Ha bucato…».

De Falco: «Lei vada a bordo, è un ordine. Lei non deve fare altre valutazioni. C’è anche il mio soccorritore, la senatrice Nugnes».

Di Maio: «Dove sta il suo soccorritore?»

De Falco: «Il mio soccorritore sta a prua. Avanti. Ci sono già dei cadaveri politici, Di Maio».

Di Maio: «Quanti cadaveri ci sono?»

De Falco: «Non lo so… Uno lo so. Ed è il suo. Avete fatto una figura da mappine. Ma me lo deve dire lei quanti ce ne sono, Cristo».

Di Maio: «Ma si rende conto che è buio e qui non vediamo nulla… Ho anche il telefono scarico e Davide non risponde…».

De Falco: «E che vuole tornare a casa, Di Maio? È buio e vuole tornare a casa? Salga nel suo ufficio tramite la biscaggina e mi dica cosa si può fare, quante persone ci sono e che bisogno hanno. Ora!».

Di Maio: «Sono assieme a Toninelli. Dice che ha sangue al naso».

De Falco: «Salite tutti e due allora. Lei e il suo secondo salite, ora. È chiaro?».

Di Maio: «Comanda’, io voglio salire a bordo, adesso ho chiamato altri soccorritori… Solo che abbiamo tutti i giornali contro: adesso togliamo il finanziamento pubblico e…».

De Falco: «Lei è un’ora che mi sta dicendo questo. Adesso va a bordo, va a B-O-R-D-O!. E mi viene subito a dire quante persone ci sono».

Di Maio: «Va bene comandante».

De Falco: «Vada, subito!»

Di Maio (a un collaboratore): «Questo me lo cacci».

da La Repubblica del 15/11/2018.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 12, 2018

Daffodils

Vagavo solitario come una nuvola
che fluttua in alto sopra valli e colline,
quando vidi all’improvviso una moltitudine,
un mare, di narcisi dorati;
accanto al lago, sotto gli alberi,
tremolanti e danzanti nella brezza.
Ininterrotti come le stelle che splendono
e luccicano lungo la Via Lattea,
si dispiegavano in una linea infinita
lungo le rive di una baia:
con uno sguardo ne vidi diecimila,
che muovevano la testa danzando briosi.
Le onde accanto a loro danzavano; ma essi
superavano in gioia le luccicanti onde:
un poeta non poteva che esser felice,
in una compagnia così gaia.
Osservavo – e osservavo – ma non pensavo
a quanto bene un tale spettacolo mi avesse donato:
poiché spesso, quando mi sdraio sul mio divano
di umore assente o pensieroso,
essi appaiono davanti a quell’occhio interiore
che è la gioia della solitudine;
e allora il mio cuore si riempie di piacere,
e danza coi narcisi.

William Wordsworth

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 9, 2018

Il cubo di Rubik

Scrambled from Polder Animation on Vimeo.

In caso di nostalgia per Rubik, cliccare

QUI

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 7, 2018

Dramma di cartesiano

iuve

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 5, 2018

Entre nous…

…tout est fini. (Carmen, atto IV, scena 26)

barbie4

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 3, 2018

Censori

Qualche giorno fa l’attrice britannica Keira Christina Knightley, che è anche una pasionaria femminista, ha fatto sapere al mondo che lei non permette alla sua bambina di 3 anni di vedere alcune celebri fiabe Disney.
Oggi l’ex ministro Carlo Calenda la emula, annunciando con una serie di tweet che a casa sua i videogiochi non entreranno mai.

A me non sembra che Cenerentola sia in ansiosa attesa di un ricco che la sposi. Per me quella fanciulla è la bontà personificata, che neanche con tutte angherie e le ingiustizie che è costretta a subire dai suoi familiari si spinge fino a dire una parola sgarbata o a formulare un pensiero meno che sereno. La trovo molto meglio di Lizzy Bennet, la linguacciuta eroina di Orgoglio e pregiudizio, il personaggio interpretato dalla stessa Knightley, che all’inizio fa tanto la sostenuta e alla fine sposa il ricco sfondato.
Per Ariel il discorso è diverso: se Keira non concepisce che una donna possa desiderare di rinunciare, per amore di un uomo, (ma vale anche il caso inverso) a quanto possiede di più prezioso, allora non faccia più l’attrice di film romantici, dato che all’amore non ci crede.
Carlo Calenda, invece se la prende con i videogiochi.
Peccato che i tweet siano il massimo della stringatezza, e questa caratteristica, che in molti casi può essere un pregio della comunicazione, in questo caso diventa un difetto. Calenda infatti dice che i videogiochi sono “una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento”. Avrebbe forse dovuto dire che dedicarsi per un tempo eccessivo ai videogiochi è dannoso perché viene sottratto tempo allo studio, alla lettura, alle altre attività culturali e alla cura dei rapporti interpersonali. Ma questo vale per ogni tipo di attività. Se un giovane passa tutto il suo tempo facendo sempre in modo maniacale una sola cosa (giocare a poker o guardare la televisione o correre per i prati o ascoltare musica o sollevare pesi in palestra o catalogare francobolli o leggere – leggere! -) non favorisce uno sviluppo armonico della propria personalità e potrebbe, da adulto, presentare disturbi. O forse l’ex ministro si riferiva a un tipo particolare di videogiochi? Quelli in cui dall’inizio alla fine si spara sempre contro migliaia di nemici? Tolti alcuni eccessi sanguinari, mi sembra che nella maggior parte dei videogiochi si spari per una buona causa. È un insegnamento molto migliore di quello impartito dal vecchio Monopoli, che insegnava i rudimenti delle tecniche di accaparramento, dell’avarizia e dell’egoismo sociale.
Su una cosa Carlo Calenda ha ragione. Quando dice: “Inoltre abituano la mente a una velocità che rende ogni altra attività lenta e noiosa”. È proprio vero. Per me, che ho sempre praticato ogni tipo di gioco, alternandolo con la lettura, lo studio o il lavoro, e che ho fatto anche molti videogiochi, tutte le diatribe interne al Pd, tutte le iniziative politiche che hanno preceduto e seguito la sconfitta elettorale, e soprattutto questa uscita di Calenda, per me appaiono terribilmente lente e noiose.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 1, 2018

Novembre

Niente dura per sempre
E tutti e due sappiamo che i cuori possono cambiare
Ed è difficile tenere accesa una candela
Nella fredda pioggia di novembre.

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 31, 2018

Il test

INTERVISTA A MICHELA MURGIA

IL TEST

 

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