Pubblicato da: scudieroJons | settembre 2, 2015

Poetessa sotto le fronde

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Pubblicato da: scudieroJons | settembre 1, 2015

Un problema di Paul Morphy

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Secondo quanto racconta la rivista che pubblicizza la t-shirt commemorativa di Paul Morphy, (New Orleans, 22 giugno 1837 – New Orleans, 10 luglio 1884) il campione era giovanissimo, aveva solo 10 anni, quando ideò questo problema, che rimane la sua unica composizione conosciuta.
La posizione è semplice ma la risoluzione richiede scaltrezza.
Il problema è un classico “due mosse”, una miniatura, dato che mette in campo solo 7 pezzi.
Si risolve in questo modo: il bianco effettua la mossa risolutiva, che è unica, una mossa che delizierà gli appassionati e i principianti, il nero risponde cercando con la sua mossa di difendersi dalla minaccia, ma inevitabilmente mentre para il colpo da una parte si scopre dall’altra e con la seconda mossa il bianco esegue lo scacco matto.

Per la verità il bianco con la sua prima mossa non porta una vera e propria minaccia: si limita a rafforzare il blocco al nero. Gli toglie la possibilità di effettuare una mossa che gli avrebbe consentito di evitare il matto in due mosse e gli offre in cambio una mossa nuova che però non lo salva. Al nero rimangono solo mosse perdenti, una situazione drammatica che i tedeschi definiscono “zugzwang”.

La soluzione:

(evidenziare) 1. Ta6;

Con questa mossa il Bianco impedisce al Nero di muovere il pedone a7, che era l’unica possibilità di evitare lo scacco matto in due mosse. Al nero rimangono due possibilità, entrambe perdenti.
Se il Nero risponde con 1. … bxa6; il Bianco vince con 2. b7 # con il pedone che avanza ed esegue lo scacco matto.
Se il Nero risponde muovendo l’Alfiere in una qualsiasi delle caselle della diagonale c7-h2, il Bianco vince prendendo con la Torre il pedone a7, che non è più difeso dall’alfiere, Txa7#.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 29, 2015

Accendimi!

Come un fiore in attesa di sbocciare
Come una lampadina in una stanza buia
Rimango solo seduto qui ad aspettare
Che tu ritorni a casa e mi riaccenda.

Come il deserto attende la pioggia
Come uno scolaro attende la primavera
Rimango solo seduto qui ad aspettare
Che tu ritorni a casa e mi riaccenda.

Il mio povero cuore è stato così buio
da quando te ne sei andata.
Dopo tutto, tu sei quella che mi ha spento
Tu sei l’unica che può riaccendermi.

Il mio giradischi aspetta una nuova canzone
Il mio bicchiere aspetta nuovi cubetti di ghiaccio
Rimango solo seduto qui ad aspettare
Che tu ritorni a casa e mi riaccenda.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 26, 2015

EXPO segreto – 11

Scacchi a Expo 2015

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Straordinaria manifestazione scacchistica a Expo: ospiti del padiglione ungherese, le sorelle Susan, Sofia e Judit Polgar, campionesse di fama internazionale, hanno giocato una partita simultanea su trenta scacchiere disposte lungo il Decumano, affrontando appassionati e amatori, dieci tavoli ciascuna.
Il meccanismo della simultanea è questo: il campione si muove lungo i tavoli, esegue la mossa su una scacchiera e prosegue. Quando ha finito il giro ritorna da capo e a quel punto ogni giocatore deve eseguire la sua mossa appena il campione gli è davanti. Il campione risponde e passa alla scacchiera successiva. A mano a mano che i dilettanti vengono eliminati, il giro diventa più breve e la pressione sui dilettanti superstiti aumenta.
E’ una delle rare occasioni in cui le tre campionesse si trovano insieme, dato che Judit vive in Ungheria, Susan negli USA e Sofia in Israele.
“Crediamo che gli scacchi siano un metodo educativo molto importante, per questo abbiamo deciso di promuoverli e di insegnarli anche ai nostri figli, a prescindere dalla carriere che sceglieranno di intraprendere”. Non hanno dubbi le sorelle Polgar.
Accompagnate dal padre Laszlo Polgar, anch’egli scacchista, e dalla madre Klara, le tre sorelle hanno ripercorso di fronte a un pubblico di appassionati e giocatori arrivati da tutta Italia, gli episodi salienti della loro eccezionale carriera nel mondo degli scacchi.
Sia Susan, la maggiore, che Judit, la minore, hanno conseguito nel 1991 il titolo di Grande Maestro assoluto, il più alto per uno scacchista, mentre Sofia ha ottenuto i titoli di Maestro Internazionale e Grande Maestro femminile.
“Da quando ho iniziato a giocare, il leit motiv di tutta la mia vita è stato dimostrare che anche le donne possono eccellere negli scacchi. Quando ero adolescente, pochissimi credevano che avrei potuto raggiungere questi risultati. La maggior parte degli avversari e dei maestri pensavano che non fosse fisicamente possibile per un donna”.
Alla base del successo delle tre sorelle, il metodo educativo portato avanti dal padre Laszlo Polgar, volto a dimostrare che la genialità non è casuale, ma può essere “costruita” attraverso l’allenamento continuo.

Questo è il servizio fotografico e filmato realizzato da un qualificato sito scacchistico.

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Una notizia che non è apparsa sui giornali riguarda l’ultima sorella. A chi chiedeva notizie della sorella, la quarta, le Polgar rispondevano: “Ah, la settima? No, lei non gioca.”
Non si è capito bene perché se è la quarta loro la chiamano “la settima”. Misteri del lessico familiare.
Riservatamente qualcuno ci ha raccontato il dramma di questa sorella, anche lei dotatissima, che però non ha potuto percorrere la stessa carriera folgorante delle altre tre.
Quando giocava, accadeva che, fino a quando doveva portare il cavallo in f3, o fare l’arrocco, andava tutto bene, ma appena provava a sporgersi per mettere l’alfiere in g5 ecco che cadeva tutta la fila dei pezzi della prima traversa. Quando prendeva il cavallo in f6, che era un po’ più lontano, cadevano anche i pezzi della seconda traversa, e se doveva spingere il pedone in ottava traversa per promuoverlo a regina cadevano anche i pezzi della terza traversa.
A questo punto i giudici di gara perdevano la pazienza e la squalificavano.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 24, 2015

Il fiore di Carmen

Prosper Mérimée ci dice che Carmen avea lanciato a don José un fiore di gaggìa. Ma per esigenze di copione ci prendiamo una licenza poetica e decidiamo che il fiore che aveva colpito José in mezzo agli occhi e nel cuore era una primula.

primula

Accadde così, all’improvviso:

Una primula piccina
spuntò fuori dall’erbetta
poi vedendosi soletta
si nascose, poverina!
Disse al tempo:
“Dormo ancora,
di svegliarmi non è l’ora”.

Il fiore che tu mi avevi gettato
è rimasto con me in prigione.
Appassito e secco, questo fiore
ha conservato sempre il suo dolce profumo;
e per ore intere,
chiudendo le palpebre,
mi inebriavo di questo profumo
e durante la notte ti vedevo!

Mi mettevo a maledirti,
a odiarti, a dire a me stesso:
“Perché il destino
l’ha voluta mettere sulla mia strada?”

Poi mi accusavo di blasfemia,
e non sentivo altro in me stesso,
che un solo desidero,
un solo desiderio, una sola speranza:
rivederti, Carmen, sì, rivederti!

Perché ti è bastato apparire,
il tempo di gettare uno sguardo su di me,
per impossessarti di tutto il mio essere,
o mia Carmen!
E sono stato tuo!
Carmen, ti amo!

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 22, 2015

Tintarella di luna

tintarellaPer te, Ragazza romantica, dalla pelle di latte, che ti tieni lontana da spiagge affollate e creme abbronzanti, da picchi innevati e sole accecante, per te che non vuoi confonderti con le ragazze abbronzate tutte chiazze, pellirosse un po’ paonazze che prendono il sole!
Questo è il momento giusto per prendere la tintarella di luna, con la musica sublime di Heitor Villa-Lobos, i versi sognanti di Dora Vasconcelos e la voce magica di Maria Bethânia.

Svegliati, vieni a vedere la luna
che dorme nella notte oscura,
e risplende così bella e bianca
spandendo dolcezza,
e ci chiama silenziosa e lucente
riaccendendo il mio sogno.
Le nostre ali si spiegheranno nella notte
per farci volare nello spazio profondo.
Oh, dolce amata, svegliati.
Vieni a dare il tuo calore al chiaro di luna.
Vorrei saperti mia
nell’ora  serena e calma.
L’ombra si affida al vento
misurando l’attesa,
quando nella notte
desidero il tuo amore.
Svegliati, vieni a vedere la luna
splendente nella notte buia.
Tesoro, sei bella e dolce,
amarti è come sognare.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 19, 2015

Come nasce una combinazione

Negli scacchi viene definita combinazione una serie di mosse con cui un giocatore costringe l’avversario a risposte forzate, che possono essere obbligate e spesso uniche in caso di scacco al re, oppure possono essere il frutto di una malinconica scelta per evitare un danno peggiore.
Si potrebbe dire che le combinazioni sono come piccoli fiori o frutti di bosco, o come pezzi di giocattoli gettati alla rinfusa in una scatola: esse già esistono sulla scacchiera e spesso per la fretta o per inesperienza non le vediamo.  Per trovarle ci vuole l’occhio esercitato di un assiduo frequentatore dei boschi, che sa dove guardare, o l’occhio curioso e le dita sensibili di un bambino che in ogni frammento o rottame vede un componente per il prossimo giocattolo da costruire.
Alla fine della combinazione ci può essere lo scacco matto o, più frequentemente, un vantaggio di materiale o di posizione per il giocatore che ha ideato e messo in atto la combinazione. Questo vantaggio, che viene a rompere l’equilibrio iniziale, è la base su cui si può costruire la vittoria.
Le grandi partite, giocate tra grandi giocatori che hanno fatto la storia degli scacchi, contengono sempre una o più combinazioni che spesso ci lasciano sbalorditi per la genialità dell’ideazione e per l’eleganza dell’esecuzione. Ma questi pregi sono accompagnati spesso da un difetto: queste combinazioni sono particolarmente rare e difficilmente replicabili da parte del giocatore comune, il quale, spero, troverà più comprensibili e meglio riproducibili quelle, molto più modeste, che si possono trovare in una partita giocata da volenterosi dilettanti, come quella che segue.
Nella partita in esame la combinazione nasce da un insistito attacco del cavallo nero posizionato in b4 sul pedone d3, che è rimasto arretrato rispetto agli altri pedoni ed ha bisogno di essere difeso dai pezzi. Più che il guadagno di un pedone in questo caso interessa tenere impegnati i pezzi del bianco alla difesa del pedone d3, in modo che non possano trovare il tempo per attaccare il pedone nero in e7 che è ugualmente debole.
Durante i tentativi di attacco del nero e le risposte difensive del bianco, intorno alla casella d3 si va delineando una situazione dei pezzi che ci appare familiare: notiamo che se il cavallo b4 potesse saltare in d3 senza essere catturato, da quella posizione potrebbe attaccare contemporaneamente le caselle e1 e b2. Uno dei due pezzi si potrebbe spostare, ma l’altro sarebbe catturato.

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Però il salto non può avvenire subito, per due motivi: il primo è che appena arrivato in d3 il cavallo sarebbe catturato dalla regina bianca o dall’alfiere: il secondo motivo è che i due pezzi in e1 e in b2 non sono tutti e due di valore maggiore rispetto al cavallo, e certamente il bianco salverebbe la torre, difendendo l’alfiere; prendere un alfiere cedendo in cambio un cavallo ben piazzato non sarebbe un buon affare.
Allora bisogna provocare una leggera modifica della situazione nel senso che ci è utile per la buona riuscita della combinazione.
Approfittando del momento in cui il cavallo bianco nel tentativo di guadagnare una posizione più vantaggiosa rispetto al margine della scacchiera si interpone tra la torre e l’alfiere, il nero prende l’alfiere bianco con il cavallo f6. In questo modo si elimina uno dei difensori del pedone d3.

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La regina, che è il secondo difensore, viene attirata in una casella da cui non può svolgere questo compito di sorveglianza: l’alfiere g7 cattura l’alfiere b2 e la regina va ad effettuare a sua volta la presa.

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Non sarebbe obbligata per regolamento, ma se non si cattura quell’alfiere la partita è già persa.
Con la regina in b2 e la torre in e1  e la casella d3 senza difese il salto del cavallo è possibile e diventa vantaggioso: attaccando contemporaneamente torre e regina si costringe il bianco a una dolorosa scelta: si mette al riparo la regina e si lascia al cavallo la torre.

Snapshot - 33
Il vantaggio conseguito dal nero, la differenza di valore tra la torre e il cavallo, è tuttavia esiguo, e non assicura una facile vittoria. Il bianco potrebbe puntare al pareggio bloccando la posizione dei pedoni al centro e impedendo la penetrazione dei pezzi pesanti del nero nel proprio campo. Ma il bianco non segue questo indirizzo: per svolgere un contrattacco provoca deliberatamente l’apertura di una colonna, che è subito usata dal nero per portare una torre in assistenza alla regina nera che minaccia lo scacco matto. Una precipitosa ritirata a difesa del re permette di evitare lo scacco matto, ma la liquidazione dei pezzi ha l’effetto di esaltare lo squilibrio dei pezzi rimanenti: le doti di maggiore mobilità e potenza della torre nera rispetto al cavallo bianco.
Con un periplo della scacchiera che il bianco non può contrastare in alcun modo, la torre nera si porta alle spalle di un pedone che non è difendibile. La sua inevitabile cattura spianerà la strada della promozione al pedone a, e per questo motivo il bianco abbandona.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 17, 2015

EXPO segreto – 10

Martedì 28 luglio, Expo Milano 2015 ha celebrato la “Festa della Frutta e della Verdura”, all’insegna del mangiare sano e di uno stile di vita corretto.
Le numerose iniziative in programma hanno coinvolto i Paesi partecipanti e animato l’Esposizione Universale per tutto il giorno. A cominciare dalla distribuzione a tutti i visitatori di oltre 50 quintali di frutta fresca, da parte di Coldiretti. Tra le prelibatezze da gustare vi erano le pesche, le susine e gli agrumi tardivi provenienti dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dal Piemonte e dalla Calabria.

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Coldiretti, con ONAFRUT, ha organizzato dei laboratori del gusto, con dei “sommelier” che hanno insegnato alle persone come distinguere e scegliere la frutta migliore, e una serie di iniziative dedicate ai bambini, come le fattorie didattiche, con merendine a base di frutta fresca.
Erano stati predisposti orti orizzontali e verticali, per raccontare la produzione di verdura in campagna e in città.  Degli intagliatori hanno deliziato il numeroso pubblico realizzando delle sculture naturali artistiche, con frutta e ortaggi, e l’Unione nazionale dei produttori di Ortofrutta ha predisposto delle sagome a forma di frutta e verdura per i visitatori che volevano farsi un selfie fuori dall’ordinario.
Al Parco della Biodiversità, nell’ambito dell’iniziativa “Frutta da Bere e da mangiare”, a cura del Padiglione del Biologico NaturaSì, sono stati realizzati centrifugati biologici, con abbinamenti curiosi e ricercati di frutta e verdura e degustazioni di ortofrutta di stagione. Frutta e verdura biologici erano gli ingredienti principali dell’aperitivo, alle ore 20.
In questa atmosfera di grande empatia che si è creata tra la frutta e la verdura non potevano mancare gli accoppiamenti più audaci, più arditi, e in alcuni casi perfino osé.
Se il frullatore potesse parlare…

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Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera…rallenta…disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Patrizia Valduga

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 14, 2015

Una canzone per Ferragosto

Coco y Ron

di Daniel Indart

Es la brisa del mar
Es el rojo del cielo
Cuando se pone el sol
A la orilla del puerto

Es el agua de coco
Con un poco de ron
O será la rockola
Que está tocando nuestra canción

Ay ay ay ay, ay ay ay ay
Te extraño, amor
Ay ay ay ay, ay ay ay ay
Te extraño, amor

Es la arena caliente
Son las perlas del mar
Es la ola que viene
Y la ola que va…. Ay ay

Es tu piel de canela
Tu boca de coral
Tu amor es la marea
Que me arrastra hasta el fondo del mar

Ay ay ay ay, ay ay ay ay
Te extraño, amor
Ay ay ay ay, ay ay ay ay
Te extraño, amor

Estrellita del mar
Regalito del cielo
Anda y dile a mi dulce querer
Que la amo, que aquí siempre la espero…

E’ la terza o la quarta volta che controllo, e mi sembra di avere tutto: la brezza di mare c’è, e c’è anche il tramonto infuocato; ho qui l’agua de coco tonificante e anche il jukebox sta suonando la nostra canzone…

Eppure… Non lo so. Cos’altro dovrei ordinare? Ho già ordinato due di tutto e ho prenotato la barca per andare sulla barriera corallina a vedere se si trovano le perle. Ma le sedie di fronte al mare rimangono desolatamente vuote tutto il giorno e la barca si dondola tristemente a riva, e sto facendo impazzire i camerieri del ristorante sul mare perché tutte le sere prenoto un tavolo per due e poi puntualmente lo disdico. Ma che mi sta succedendo? Non lo so proprio.

E invece lo so. Sei tu che mi manchi. Il ricordo della tua pelle ambrata e della tua bocca rossa non mi lascia mai. Il rumore delle onde mi ricorda la marea del tuo amore che mi afferra e mi trascina in fondo al mare. Ma che posso fare?

Forse tu, stellina di mare che sei stata mandata dal cielo, potresti fare qualcosa: potresti andare da lei, dal mio dolce amore, per dirle che l’amo e l’aspetterò sempre.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 12, 2015

Staino, va’ in mona! Firmato: Gianni

Per due giorni ha tenuto banco sui social e sui giornali. Ha accusato la minoranza Pd, Gianni Cuperlo in testa, delle peggiori nefandezze e di una colpa politica futura: “Consegneranno il Paese a Salvini e Grillo”. Sergio Staino, il padre di Bobo, che parla come la Serracchiani. Che sia ormai folgorato dal premier? Lui si arrabbia: “Ma che c… dice? Sono il primo a riconoscere che di Renzi non ci si può fidare. Alle Invasioni Barbariche, lasciai lo studio. Ero l’unico antirenziano e non mi fecero parlare. Ma adesso Matteo è in piena navigazione e deve governare”.

[Inizia con queste frasi l’intervista a Sergio Staino apparsa su Repubblica di oggi. Figuriamoci se Staino riesce a capire la differenza che esiste tra governare secondo le regole esistenti e il pericoloso sport di voler cambiare le regole della democrazia! Segue il racconto di un fatterello di cui è stato testimone e che dimostra come Matteorenzi sia da sempre abituato a dire una cosa e a farne un’altra.
Mentre rispondeva alle domande del giornalista Staino ha fatto anche un paio di telefonate private, per approfittare della botta di coerenza che gli sorgeva dal profondo: (Di Renzi non ci si può fidare, ma adesso si deve lasciarlo governare). Ha telefonato a un suo amico che va spesso all’estero: “Sono contro il fumo, perché fa male. Quando torni dalla Svizzera mi porti due stecche di Marlboro?” Poi ha fatto il numero di un’agenzia di viaggi: “Pronto, signorina? A me l’aria del lago mi manda in depressione. Vorrei prenotare un soggiorno di due mesi sul Mar Morto”.
Quando, alcuni giorni fa, aveva pubblicato la sua violenta invettiva contro Cuperlo, assunto come simbolo di tutta la vecchia classe dirigente del Pd, Staino aveva lanciato una sfida:]

Vai fra la gente, come ho fatto io in varie situazioni, in un cinema affollato, in una trattoria, in un autobus e urla: “Questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando i coglioni”. Avrai come risposta una standing ovation. Non vi sopporta più nessuno tranne, ovviamente, Renzi il quale con il vostro atteggiamento così assurdo e fuori dalla storia del nostro partito, si può permettere di twittare “Tanti auguri ai gufi”.

[Gianni Cuperlo, benché per sua stessa ammissione fosse stato ferito da alcune frasi contenute nell’invettiva, non ha voluto sottrarsi al confronto, e con i suoi modi pacati ha risposto alle obiezioni di carattere politico con argomentazioni che sono le stesse di tutti quelli che vedono nei modi spicci di Renzi e nel contenuto delle sue riforme evidenti caratteri distintivi della destra. Alla fine ha raccontato di aver accettato la sfida del confronto con l’opinione pubblica e di averlo fatto a Trieste, la sua città, e di aver scelto un autobus per eseguire il test. Se mi avesse chiesto consiglio gli avrei suggerito di fare il test in tram, e non su un tram qualunque, ma precisamente sul tram che va a Villa Opicina, il famoso “Tran de Opcina”. Di sicuro i viaggiatori si sarebbero rotolati dalle risate, e con loro tutto il tram. Ci sarebbe stata una strage, ma in questo modo Staino e tutti i renzisti avrebbero avuto una risposta a nove colonne in prima pagina. Peccato. Ecco come risponde Cuperlo:]

Comunque ho fatto come mi hai detto di fare e ieri sono salito su un autobus a Trieste, mi sono piazzato al centro e ho testato l’umore urlando: “Questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando….”. Sarà la tradizione della Mitteleuropa ma la sola reazione è stata di una signora anziana che mi ha detto: “Giovinoto, fa sai caldo, no la xe senti ben?”. Allora ho cambiato test e sulla linea di ritorno, sempre piazzato al centro, ho urlato: “Il Pd sta cambiando l’Italia come nessuno mai. Morte ai gufi”. Tu non ci crederai ma si è girato l’autista e mi ha detto: “Staino, ma va in mona!”.

staino

Sergio!!! Te go dito mona, non moniga!

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