Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 15, 2019

Burattini satanici

tresorci

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 14, 2019

Valentiniana


La leggenda degli Amanti di Teruel deriva da un’antica tradizione.
Nei primi anni del XIII secolo vivevano nella città di Teruel Juan de Marcilla e Isabel de Segura, la cui amicizia presto si convertì in amore. Rifiutato dalla famiglia di Isabel, per il fatto di non possedere beni materiali, il pretendente ottenne un periodo di tempo per crearsi una posizione. Partì così per la guerra ma tornò poco dopo la scadenza del termine stabilito. Quando tornò, Isabel era già andata in sposa a un fratello del signore di Albarracín. Ciononostante, Juan ottenne udienza da Isabel nella sua casa e le chiese un bacio; ella glielo negò ed il giovane ne morì di dolore. Il giorno seguente si celebrarono i funerali del giovane nella chiesa di san Pietro; all’improvviso apparve una donna vestita a lutto, che, fendendo la folla, si avvicinò al féretro: era Isabel, che voleva dare al defunto il bacio che gli aveva negato in vita; la giovane posò le sue labbra su quelle del morto e subito dopo cadde morta accanto a lui.
Nel 1555 furono scoperte le salme interrate nella cappella dei santi Cosma e Damiano. Vicino ad esse, secondo la testimonianza del notaio Yagüe de Salas, comparve un antico documento che raccontava i fatti.
Juan de Ávalos scolpì le statue giacenti sotto cui oggi riposano le spoglie mortali. La fredda serenità degli amanti, le cui mani non arrivano a unirsi, è simbolo di un amore che travalica i concetti umani.
Il monumento funebre degli Amanti si può visitare nel Mausoleo de los Amantes annesso alla Chiesa di San Pietro di Teruel.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 13, 2019

Aspettando San Valentino

vfiore

Il fiore della felce è considerato un fiore magico nella mitologia russa. Secondo il mito, questo fiore appare per un breve momento durante la notte di San Giovanni (che è un santo uguale a San Valentino, solo più sfortunato, perché perse la testa per Salomè).
La leggenda dice che chi trova quel fiore sarà beneficato dalla prosperità, dalla fortuna, dalla sapienza e dal potere, e per questo il fiore è molto desiderato. Pertanto, durante quella notte, i giovani più coraggiosi dei villaggi vagano per le foreste della Russia alla ricerca del fiore della felce.
Tradizionalmente, le donne nubili, che portano ghirlande di fiori tra i capelli, sono le prime ad entrare nella foresta. Seguono i giovani maschi intraprendenti. Come è facilmente intuibile, la ricerca di erbe e fiori di felce può portare alla fioritura delle relazioni tra uomini e donne all’interno della foresta, e le coppie appena formate continuano la ricerca del fiore.
Quando, finalmente, il fiore viene trovato, in mezzo alla semioscurità della foresta si sente alto il tipico grido delle donne, in puro accento di Ryazan: “Kusal’èkesskì? Kusal’èkesskì? Kusal’èkesskì?”

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 12, 2019

La verità ci rende liberi

Non è mai piacevole sentirsi dire la verità da qualcuno. Specialmente quando siamo consapevoli che i rimproveri sono meritati. Ma è l’unica medicina possibile se si vuol sperare di guarire. Come tutte le medicine, più è amara e più fa bene.

assolo

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 11, 2019

C’è sempre un precedente

Riccardo Cocciante nasce a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946 da padre italiano originario di Rocca di Mezzo (in Provincia dell’Aquila) e da madre francese.
Partecipa al Festival di Sanremo 1991 e vince con Se stiamo insieme.
Al secondo posto si piazza il romano de Roma Renato Zero.
Qualche volta la tragedia è solo sfiorata, come quando l’omofobo Povia vinse il Sanremo del 2006, impedendo la vittoria di un’altra straniera, Anna Oxa, barese di padre albanese, che arrivò seconda e avrebbe meritato di vincere.
O come quando i Jalisse vinsero a sorpresa nel 1997, impedendo la vittoria dei Nomadi, complesso dal nome preoccupante, che li rende stranieri in ogni parte del mondo.
Così va il mondo, e Nostradamus l’ha predetto, e infallibilmente accadrà.

Abracadabra
Cosa Nostradamus
Ga magnà par indovinar el bonus?
‘Xe tuto previsto
Da l’inquinamento al sangue misto
‘xe profexìa
Nina, Pinta, Santa Maria
e ‘a par condicio? Assolutissimamente no!
Perché ‘xe scrito, dito, stradito dai oracoi
‘a piovra perderà i tentacoi
E cascarà i tabù col penultimo Gesù
E el sarà un omo dal continente nero
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che scolta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che canta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
A l’è lu? Ja!
Visioni ecstra:
Nostradamus, Cagliostro, ‘Xaratustra
Dentro na sfera
I ga visto l’ignoransa in tera
Ma l’omo ‘xe duro
Col poter ei compra el futuro
Il sesto senso?  Assolutissimamente no!
Perché ‘xe scrito, dito, stradito dai oracoi
‘a piovra perderà i tentacoi
E cascarà i tabù col penultimo Gesù
E el sarà un omo dal continente nero
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che scolta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che canta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
‘Xe african dall’Africa nera
Dove ogni giorno ghe ‘xe gente che se spara
Insegnerà come che gera
Vivar na vita col rispeto dea natura
Eo ga do brassi
Come de mì
Eo ga do occi
Come de mì
Eo ciapa e parte
Come de mì
Lui si diverte
Come de mì
Insegna e impara
Come de mì
Eo ga paura
Come de mì
Lavora e suda
Come de mì
Parché ‘xe nero african
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che scolta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
Sarà vero?
Dopo Miss Italia aver un Papa nero?
No me par vero…
Un Papa nero che canta ‘e me canson in venexian
Parché el ‘xe nero african
A l’è lu? Ja!

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 9, 2019

Il contadino e la serpe

Un vecchio contadino durante la stagione dell’inverno elettorale, avendo trovato una serpe intirizzita dal freddo del suo misero 4% e avendone avuto compassione, la prese e se la mise in seno.
Quella poi, riscaldandosi, e aumentando i propri sondaggi fino oltre il 30% e riprendendo la propria infida natura, ferì il benefattore e lo uccise.
Allora lui morendo disse: “Ho quello che mi merito, poiché ho avuto compassione di quel malvagio animale”.

da Esopo

La favola mostra che i malvagi sono immutabili, anche se sono trattati con estrema bontà.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 6, 2019

Un Polifemo del nostro tempo

nave2diciotti

scansione0002

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 5, 2019

Carnevalate

 

bestia

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 2, 2019

Chi si cancella da Facebook …

…diventa più felice, ma meno informato.

Lo dice uno studio della Stanford e della New York University.

lapalisse

Più felice ma meno informato. Chi cancella il suo profilo Facebook ne guadagna in buonumore, resta però più lontano dalle notizie sui fatti politici. Lo riporta un nuovo studio della Stanford e della New York University “The Welfare Effects of Social Media”, che ha monitorato il benessere di 2.844 utenti per un mese dopo aver lasciato Facebook. Senza poter scorrere la bacheca, le persone hanno finito per trascorrere meno tempo anche su altri social network, in favore delle attività offline, come stare insieme ad amici e familiari e guardare la televisione.
da La Repubblica del 01/02/2019.

[ È sbalorditivo il fatto che gli americani considerino Facebook come il principale o l’unico mezzo per informarsi sulla politica. Ho l’impressione che gli autori di questo studio siano i degni eredi del Signore di La Palice. ]

«Hélas! la Palice est mort,
il est mort devant Pavie ;
Hélas! s’il n’estoit pas mort,
il seroit encore en vie.»

«Ahimè! La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
Ahimè! se non fosse morto,
sarebbe ancora in vita.»

Per rappresentare lo stato di grazia in cui vive chi si è allontanato da Facebook, e non avendo la possibilità di abbeverarci alle fabbriche di massime sciocche, volgari, sdolcinate, truculente o infami che imperversano su quel social, dobbiamo accontentarci delle parole della Notte di Michelangelo.

notte

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso,
mentre che ’l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.

Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 30, 2019

Tre gemellini tutto pepe

Tre gemelli terribili che neanche il Ris riesce a incastrare, già soprannominati “gemelli Lupin”.
Agosto 2018. Un ignoto prepotente da una stanza di un ministero blocca per giorni una nave militare carica di naufraghi. All’arrivo dei carabinieri il fantomatico individuo scappa lasciando i resti di una merendina. Gli inquirenti analizzano il barattolo della nutella vuoto, ma non ci sono impronte. Trovano però tracce di “acquolina in bocca” su una salviettina di carta. «È fatta», pensano.
Nei laboratori delle investigazioni scientifiche viene isolato il Dna di Eduardo Truzzo, noto fancazzista del web. Gli investigatori lo incriminano e lui si presenta davanti al giudice con i fratelli Edmondo e Raimondo.
Sono gemelli omozigoti, uguali in tutto, stessa pettinatura, stessi tatuaggi. Anche il codice genetico è praticamente identico. Il giudice è costretto ad assolverlo per l’impossibilità di stabilire chi dei tre fosse veramente in quella stanza del ministero.
Mercoledì scorso in tribunale a Siracusa l’ennesima assoluzione. L’imputato era sempre Eduardo, per sequesto di una nave di salvataggio ong. Vengono trovate tracce di Dna su un paio di cipollotti che poco prima erano stati strofinati sotto un naso gocciolante. Ebbene, il giudice deve assolverlo di nuovo perché non si sa chi sia dei tre. Uguali in tutto tranne che nelle impronte digitali; ma con un paio di guanti i tre gemelli diventano la stessa persona.

Older Posts »

Categorie