Pubblicato da: scudieroJons | agosto 2, 2015

Quante corna…

cornuta

…ha questa donna!

E questo è il suo fidanzato:

cornuto

un mucchio di letame con il fucile in mano.

Pubblicato da: scudieroJons | agosto 1, 2015

Viens, mon beau chat

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Pubblicato da: scudieroJons | luglio 30, 2015

La lunga estate calda

sullaspiaggiaHo trovato in rete un divertente video animato che mi ha trascinato nel chiassoso e movimentato mondo della spiaggia. Mentre lo guardavo mi sono accorto che non stavo ascoltando la colonna sonora composta dagli autori, ma era la mia memoria che stava costruendo per me la colonna sonora della mia spiaggia, che non potrà mai cambiare, formata da tutte le canzoni che mi parlano di mare, di sole e d’amore.  Ecco come ho visto il video.

Quella che segue è la versione originale, meno votata alla nostalgia e con un ritmo più brioso e moderno. Mostrarla è anche l’occasione per omaggiare e ringraziare i bravissimi autori.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 28, 2015

Sei mesi

Non possono bastare sei mesi per dimenticare un paio d’occhi. Così quando li ho visti li ho subito riconosciuti.

Adesso ne mancano  solo tre.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 26, 2015

EXPO segreto – 9

Ogm, “pericolo” da ridiscutere

ogm
di Nicola Salvagnin

Se l’agricoltura e l’alimentazione sono i leit motiv dell’Expo milanese, sarebbe interessante una discussione intelligente e “internazionale” sul tema degli organismi geneticamente modificati, i famigerati Ogm. Famigerati perché in Italia sono completamente demonizzati: sulle etichette dei cibi ci si vanta di essere “Ogm free”, senza insomma quegli intrugli o quei mostri che chissà cosa provocano alla salute di chi mangia.

Nulla, provocano. Perché l’opinione pubblica s’è convinta che tali “organismi” provochino chissà quali mutazioni genetiche in chi li ingerisce, mentre si tratta di banali selezioni genetiche degli ortaggi o delle specie animali allevate. Come da sempre l’uomo fa: non esiste più in natura il tipo di grano selvatico i cui chicchi l’uomo iniziò a raccogliere e pestare per ricavarne la farina. I pometti selvatici si sono trasformati in succulente mele; molte varietà coltivate sono diventate resistenti a certi parassiti o malattie… Le carote sono diventate arancioni alcuni secoli fa, quando i coltivatori olandesi riuscirono a trasformare questi ortaggi da scuri ad arancioni, in onore del loro colore nazionale: cibo Ogm molto salutare.

Ma potremmo continuare all’infinito: abbiamo selezionato varietà di uva da tavola che coprono il mercato da giugno a dicembre (in Europa); arance che vanno da novembre a luglio; razze bovine dalle incredibili capacità di fornire latte, o di dare carne eccellente; pecore dal vello pregiatissimo e così via. Non si stava meglio quando si stava peggio.

Insomma la storia dell’uomo è quella di continui successi sul fronte della coltivazione di specie vegetali e dell’allevamento di quelle animali, per avere a disposizione cibo più abbondante, salubre, resistente. Adesso siamo di fronte a sviluppi scientifici che permettono risultati ancora più sorprendenti: si pensi alla modifica di geni che ritardino il deperimento di un ortaggio maturo, e quindi la sua naturale conservabilità.

Questo progresso scientifico, di cui noi italiani eravamo all’avanguardia molto tempo fa, è ora totalmente bloccato proprio in Italia (non nel resto del mondo). Una posizione conservatrice che non si capisce quali vantaggi arrechi a noi italiani. Gli svantaggi, invece, si vedono tutti: a cominciare dal fatto che ci dovremo affidare ad altri per progredire come gli altri.

Siamo quindi nel campo ideologico, come spesso accade in Italia. Quando qui parte un mantra, il mainstream mediatico lo rende irresistibile. Si pensi al “km zero”: quindi le nostre pregiatissime mele, il prosciutto crudo di Parma, il Parmigiano sono delle orrende ciofeche che fanno male alla salute, quando valicano con successo i confini patrii perdendo il connotato di km zero?

Si dice: se si “apre” agli Ogm, diventeremo tutti sudditi di due-tre multinazionali delle sementi. Al di là del fatto che nessuno obbliga nessuno a coltivare quel tipo di mais rispetto ad un altro, saremmo tutti sudditi di un’azienda farmaceutica, se questa brevetta un farmaco anti-tumorale e lo mette in commercio? Quindi niente farmaco?

Perché invece non si sottolinea che il miglioramento delle varietà genetiche – si pensi a vegetali che necessitino di molta meno acqua per maturare e ai cronici problemi dei coltivatori del Sahel – appunto è un grande progresso per chi il cibo non lo butta, ma se ne serve per campare?

foca

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 25, 2015

Tubino nero e tubino rosso

reda

Nelle ultime settimane ho seguito con partecipazione, come tanti, la rappresentazione della tragedia che si svolgeva nei pressi del Pireo. Alla fine mi sono accorto che solo 50 miliardi dei miei neuroni si sono rasserenati per lo scampato pericolo, perchè intanto gli altri 50 miliardi erano affranti per quello che stava accadendo al Cairo, la seconda città comunemente considerata di genere maschile.
Nella capitale egiziana è accaduto che un giudice bigotto, (come ce n’erano anche da noi 50 o 60 anni fa, discendenti diretti della triste tradizione papalina e borbonica) ha fatto arrestare e poi condannare a un anno di prigione una danzatrice del ventre che ha postato su YouTube un video in cui la si vede muoversi con ingenua e un po’ goffa lascivia, sulle note di una canzoncina che, riferiscono, tratta di un argomento pruriginoso, le molestie sessuali alle donne sui mezzi pubblici. Sembra infatti che anche al Cairo, come a Roma, alcuni passeggeri, nella calca, rivolgono pesanti attenzioni alle donne. Niente di eccezionale in confronto alle sevizie prolungate che dirigenti e dipendenti dell’ATAC infliggono da anni agli sventurati viaggiatori romani, maschi e femmine, senza distinzioni.
Il video incriminato, “SIB EDDI” ci mostra un cantante, tale Wael Elsedeki, che duetta con la ballerina. All’inizio pensavo che la ballerina si chiamasse Menna, e mai nome mi era sembrato più appropriato. In seguito ho scoperto che si chiama Reda (o anche Salma) el-Fouly, mentre Menna è la cantante, che non appare nel video, ma che ha una voce molto musicale e sensuale. La musica è ben fatta e merita di essere ascoltata, ma la principale ragione per cui la metto in un post me l’ha suggerita la stessa Reda: ha invano cercato di spiegare al giudice “di voler semplicemente fare una parodia di un mondo in cui la sessualità è portata all’esasperazione e di voler fare un esperimento sociale per capire in quanto tempo un video volgare come quello sarebbe diventato virale sul web”. Per aiutare Reda e le donne egiziane a liberarsi della cappa di moralismo che le soffoca, per mandare un segnale a quel giudice e a quei legislatori medioevali, sperando che si vergognino, e per aumentare il numero di visioni del video, ho deciso di postarlo.

E per fargli capire che nel corrotto mondo occidentale non ci facciamo mancare niente, ci aggiungo anche un video nostrano, che si riallaccia in modo sorprendente a quello egiziano, opponendo il tubino rosso di Sara a quello nero di Reda, e che arriva al punto di mostrare una Sfinge infoiata che si dimena in modo inequivocabilmente peccaminoso con le piramidi di Giza sullo sfondo.
Lo faccio con la dichiarata speranza che a quel giudice, se gli capita di vedere come si infrange la moralità a Roma, gli possa venire un coccolone.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 24, 2015

Annunci economici

antico

Causa ristrutturazione appartamento, vendo oggetti d’arte e di antiquariato appartenuti ad alcuni gentiluomini libertini dei secoli diciottesimo e diciannovesimo.

Lotto n° 1: Vasca da bagno in marmo nero, appartenuta a un califfo della stirpe degli Abassidi, nipote di Haroun al Raschid. Se ne era servito per l’ultima volta, assieme alla sua amata, la dolce Nouronihar, alla cui bianchezza il marmo dava mirabile risalto, durante una pausa del viaggio per raggiungere il palazzo del fuoco sotterraneo, prima che l’arrivo della malefica principessa Carathis, madre del califfo, lo distogliesse bruscamente dai suoi ozi lascivi. Con l’applicazione di piedini in bronzo dorato a forma di zampa di leone può magnificamente figurare nel privé di una nobildonna dotata di intensa sensibilità artistica.

Lotto n° 2: Quadro raffigurante vecchio malvissuto e devastato da anni di stravizi, in grandezza naturale, olio su tela del pittore Basilio Hallward. Curiosamente nel catalogo delle opere di questo pittore, certo per una svista del compilatore, il quadro viene catalogato come “Ritratto di giovane gentiluomo”. L’accurato restauro ha messo in luce la presenza di residui d’oro nei radi capelli, di sprazzi di porpora nelle labbra sensuali, benché contorte, e di tracce d’azzurro negli occhi gonfi e afflosciati. Adattissimo per un regalo di matrimonio.

Lotto n° 3: Carapace di tartaruga, vuoto, dorato superiormente e contornato da una fascia rossa, appartenuto ad un gentiluomo che amava contornarsi di oggetti rari e preziosi. Incastonate sulla superficie, a formare un motivo floreale giapponese, troviamo un trionfo di crisoberilli verde asparago, peridoti verde porro e olivine,  i rami in almandina e uvarovite di rosso violaceo, con i fiori composti di cenere azzurra, turchesi occidentali, occhi di gatto di Ceylon e cimofani. Allegato certificato originale, molto dettagliato, del lapidario.
Un successivo proprietario ha eseguito delle modifiche al lato inferiore, in modo che il guscio possa essere indossato da un cane di piccola taglia o da un gatto di grandi dimensioni.
Particolarmente indicato per chi vuole che il proprio piccolo amico a quattro zampe non passi mai inosservato in nessuna circostanza.
tartaruga
Telefonate lontano dai pasti, perché non c’è niente di più seccante dello squillo del telefono mentre si sta mangiando.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 20, 2015

Ad una lettrice instancabile

librilibri3

Cara Lettrice forte,
La incontro spesso in libreria o in biblioteca, ma non riesco mai a parlarle perché lei è sempre assorta nella lettura di qualche libro o nelle pratiche di ritiro e riconsegna, e non presta attenzione a nulla di quanto accade intorno a lei. Perciò ho deciso di scriverle, perché sono sicuro che, amando la lettura, non potrà fare a meno di leggere questo messaggio.
Ci potremmo incontrare, se le fa piacere, questa sera, per conversare di letteratura.
“A mezzanotte in punto dietro il treno fantasma, si metta gli occhiali per non sbattere contro la luna e mi aspetti. Le prometto che le lascerò il tempo di toglierseli prima di guardarla.”
Porti con sè il libro da cui è tratta questa citazione, che è uno di quelli che le ho visto leggere negli ultimi giorni, così potremo passare la notte a chiosare.
In attesa di diventare il suo umile leggìo…
–                                              Jons, scudiero

Aggiornamento del 22/7.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 19, 2015

Dal caos all’ordine

titus

Il modo peggiore per iniziare una partita a scacchi è lasciarsi sorprendere come un accampamento militare addormentato e senza sentinelle, o come una colonna di soldati in marcia di trasferimento in un paesaggio impervio, adatto alle imboscate. Basta una mossa sbagliata in apertura per ritrovarsi in mezzo a una situazione caotica, indescrivibile, ben rappresentata dalle grida, dai suoni di oggetti che si scontrano e si fracassano, come avviene nella scena iniziale del film “Titus”, in cui si vede un bambino che gioca alla guerra su un tavolo ingombro di giocattoli, stoviglie e resti di cibo, e trasformato in uno spaventoso campo di battaglia. E’ la stessa drammatica scena vissuta dalle legioni romane a Canne, o nella foresta di Teutoburgo, ed è una vera fortuna che l’esito di questo inizio catastrofico sia stato limitato alla perdita di due pedoni, falciati dal vortice messo in opera da alfiere e cavallo bianchi nel tentativo di catturare la torre nera.
Ma la torre nera è riuscita a sopravvivere, anche per l’intervento di un re dalla forte tempra, che combatte furiosamente in prima fila. Subito dopo, sgombrato il campo dai fantasmi di Lucio Emilio Paolo e Publio Quintilio Varo, la legione riacquista il suo ordine e affronta con determinazione l’avversario, che si dimostrerà impetuoso ma fragile.
Degni di menzione sono l’avanzata inarrestabile di un pedone che si avvicina alla casella in cui potrà essere promosso a regina, e che costringe al sacrificio l’ultimo alfiere bianco, e la potenza del re nero centralizzato, che rappresenta una sicura protezione per i propri pezzi, che si stringono a lui, e una costante minaccia per i pezzi avversari.
Ormai siamo a Zama, dove un genio emergente dell’arte militare, Publio Cornelio Scipione, distrugge sistematicamente le ultime forze di Annibale, l’insuperabile maestro di vent’anni di guerra. Non manca nemmeno l’apporto determinante della cavalleria numidica guidata da Massinissa.

Pubblicato da: scudieroJons | luglio 15, 2015

Finalmente!

frine5

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