Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 9, 2016

Sanremo mon amour

patty

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 6, 2016

Al bar del Vaticano

cappuccini

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 4, 2016

Quel tesoro del nonno

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Cara nipote, quando leggerai questa lettera io sarò già passato a miglior vita.
E adesso cosa fai? Piangi?
Ma cos’hai capito? Non sono mica morto.
In realtà ero arrivato a quel momento dell’esistenza in cui si presenta l’ultima occasione per scegliere se avviarsi verso la lenta trasformazione in augusto vegliardo o dare una svolta al destino per realizzare il sogno di diventare un vecchio filibustiere.
Perciò ho chiuso con la mia vecchia e monotona vita, ho liquidato i miei affari, ho tagliato i ponti con amici e parenti, e senza dire niente a nessuno sono venuto a vivere in questo paradiso della natura, completo di tutte le moderne comodità extra lusso. Qui sono rinato a nuova vita, molto migliore di quella che facevo prima.
Non ho portato con me tutto quello che possedevo. Di questo voglio parlarti.
Nella mia libreria, dietro una porta segreta, è rimasta la mia collezione di monete.
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Non essendo un vero numismatico non ho raccolto monete antiche di metalli vari. Le monete che ho raccolto sono tutte moderne, tutte uguali e tutte di “oro fino zecchino e non di lega”. Va’ a prenderle, prima che ci arrivino gli altri parenti. Ti serviranno per completare i tuoi studi e per fare un paio di volte il giro del mondo, così se ti fa piacere potrai venire a farmi visita.
La serratura della porta scatta se si sfiorano, in un ordine prestabilito, le grandi lettere stampate sul dorso di una raccolta di romanzi famosi.

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Lette nell’ordine giusto quelle lettere compongono il nome, di otto lettere, della amenissima località dove abito adesso, seguito da quello, di quattro lettere, della famosissima isola, che fa parte di un immenso arcipelago, in cui si trova questa località.
Non posso rivelarti quei nomi con questa lettera, perché potrebbe cadere nelle mani sbagliate. In fin dei conti tu, che hai ereditato da me il tuo elevatissimo I. Q. non hai bisogno di altro per risolvere l’enigma.
Ma siccome sei giovane e inesperta forse farei bene ad aggiungere qualche suggerimento, nel malaugurato caso che tu trovassi l’enigma troppo difficile. Purtroppo però il capitano dello Storione Ribelle, a cui intendo affidare questa lettera, ha già fatto suonare la seconda campana per segnalare l’approssimarsi dell’ora di partenza della nave, e non c’è più tempo. Ti invierò i primi suggerimenti con il prossimo veliero.
Saluti e baci dal tuo affesszzionatissimo
nonno Jack.

Suggerimenti I

-Il romanzo che fornisce la prima lettera del nome della località è la storia di una donna che lascia il marito per amore di uno scrittore, autore di un misterioso romanzo incentrato su un famoso processo, il quale sparisce misteriosamente e viene ritrovato solo grazie all’intervento di un’entità soprannaturale che si trova a Mosca con la sua piccola corte che comprende un grosso gatto nero, uno spilungone in abito a quadretti, un inquietante personaggio rosso di capelli e una diavolessa nuda.
– Il romanzo che fornisce la seconda lettera del nome della località è la storia di un giovane provinciale, figlio di un vecchio soldato, che parte per Parigi in cerca di fortuna, portando con sè solo quindici scudi, una lettera di raccomandazione, il vecchio cavallo e la spada di suo padre, e la ricetta di un unguento miracoloso per sanare le ferite, trascrittagli dalla madre.
– Il romanzo che fornisce la prima lettera del nome dell’isola è l’avventura di un investigatore privato che viene chiamato da un ricco e vecchio generale a scoprire i responsabili di un ricatto, e viene coinvolto in una complicata vicenda che coinvolge direttamente le due figlie del generale, due belle ragazze dai costumi “disinvolti”.

Suggerimenti II

-Il romanzo che fornisce la sesta lettera del nome della località è la storia di un trafficante che percorre instancabilmente le strade dell’immenso paese per visitare una serie di grandi latifondisti, dai quali intende acquistare migliaia di contadini presenti nei loro elenchi non aggiornati, al fine, non dichiarato, di acquisire il titolo all’assegnazione di terre vergini che il governo centrale mette a disposizione dei privati proprietari di contadini da potervi trasferire.
-Il romanzo che fornisce l’ottava lettera del nome della località è la storia di una bambina che trascorre alcuni giorni a casa degli zii, ne condivide le strampalate avventure e si istruisce visitando i monumenti della città capitale, mentre nelle stesse ore la madre è impegnata per tutto il tempo con il suo ganzo del momento.
-Il ciclo di romanzi che fornisce la terza lettera del nome dell’isola è ambientato in un futuro lontanissimo su un pianeta desertico e inospitale, la cui unica risorsa è una rara sostanza insostituibile nell’organizzazione della società e che è fonte di guerre per il suo approvvigionamento tra le diverse stirpi che popolano il pianeta.

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 2, 2016

Freudian slip

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da la Repubblica
La decisione italiana di coprire i nudi dei Musei Capitolini per non urtare la sensibilità del presidente iraniano, laureato a Glasgow, in visita di Stato, è stata interpretata come prova definitiva della capitolazione della civiltà occidentale di fronte all’Islam teocratico.
Per dirla con Hishan Melhem, editorialista della versione inglese di Al Arabya, si è trattato di «un atto spudorato di autoevirazione e ossequio».
Se l’Italia, erede delle glorie dell’Impero romano, impacchetta alcune delle sue opere d’arte più raffinate per scongiurare l’eventualità che l’occhio del presidente Hassan Rouhani cada sul seno acerbo di una divinità marmorea non c’è da sorprendersi che i fanatici islamici (sunniti, non sciiti, ma comunque islamici) scelgano di distruggere il glorioso patrimonio greco-romano di Palmira. O quanto meno questa è la logica.
Il boxgate ha messo l’Italia in ridicolo. Non c’è nulla di peggio e in questo caso la berlina è meritata. Non tanto per il goffo atto di cortesia, in sé valore importante e ormai sottovalutato. Vedere il crollo dell’Occidente in un nudo nascosto è un’esagerazione. Capita di sbagliare. No, la berlina è meritata perché sembra che la decisione di coprire le statue non l’abbia presa nessuno. A Roma lo scaricabarile non ha mai fine.
La venere capitolina si è impacchettata da sola una notte perché si annoiava e un paio di altre divinità l’hanno imitata.
Il primo ministro Matteo Renzi non ne era al corrente. Il ministro dei Beni culturali ha definito la decisione “incomprensibile”. Entrambi ribadiscono (forse anche con troppa enfasi) di essere rimasti sorpresi come tutti di fronte a quei cubi bianchi – nessuno, tra l’altro, fornito dalla prestigiosa galleria londinese White Cube.
Secondo una versione la decisione è stata presa da una dipendente di Palazzo Chigi, Ilva Sapora, dopo una visita ai Musei Capitolini compiuta assieme ai funzionari dell’ambasciata iraniana. «Stupidaggini», mi ha detto Jas Gawronski, ex parlamentare europeo. L’ipotesi che un funzionario di Palazzo Chigi di grado intermedio, responsabile del cerimoniale, possa aver preso una decisione del genere appare del tutto inverosimile. Gawronski reputa più probabile che la responsabilità sia da attribuire a funzionari della Farnesina.
Una cosa si può dire con certezza: nessuno saprà mai chi è stato. Negli anni Ottanta per un periodo sono stato corrispondente da Roma. Ogni tanto si registravano sviluppi nelle indagini sugli attentati, come quello di Piazza Fontana nel 1969, o di Brescia nel 1974. Tutto un succedersi di processi, sentenze, ricorsi in appello. Le acque si intorbidivano invece che chiarirsi. Ci volevano decenni per arrivare a condanne che lasciavano i dubbi irrisolti. L’Italia non ha mai avuto tempo di capire che la giustizia tardiva è giustizia negata.
Renzi ha voluto rompere con quest’Italia di segreti torbidi, l’ha voluta modernizzare, darle un governo stabile che risponde delle sue azioni. Ha realizzato importanti riforme della legge elettorale e del lavoro. Ma ha un problema. In pieno scandalo delle statue coperte, intervistato dal mio collega Jim Yardley Renzi ha detto : «Sono il leader di un grande paese». In un grande paese le statue non si impacchettano da sole.
La verità in Italia è elastica. Terra di conquista, il paese ha imparato l’arte saggia di esprimersi con ambiguità, come del resto la Persia, a sua volta terra di conquista. In fin dei conti questa vicenda è un labirinto degli specchi italo- iraniano con una pentola piena di monete d’oro al centro, per un valore stimato di 18 miliardi di dollari di accordi commerciali.
Gli iraniani ribadiscono di non aver chiesto che i capolavori dell’umanesimo classico venissero coperti: anche in questo caso non ha deciso nessuno.
L’Iran diffida a sua volta della chiarezza. Fa parte delle sue tradizioni l’affascinante rituale del taroof, fondato sull’ipocrisia, e del tagieh, che equivale a sacrificare la verità in nome del superiore dovere religioso.
Restando in tema di negazione della verità, l’Ayatollah Khamenei, il supremo leader iraniano, ha nuovamente messo in dubbio l’Olocausto. Ha scelto di farlo in un video pubblicato sul suo sito web proprio in occasione del giorno della memoria. Ci sarà un nuovo “Concorso di vignette e caricature sull’Olocausto” a giugno.
Inutile dire che questa negazione dell’Olocausto è infame, il regime dà il peggio di sé. È anche sintomo della disperazione dei falchi, decisi a bloccare l’apertura al resto del mondo voluta da Rouhani. Pensano che la negazione dell’Olocausto farà fallire ogni proposito di distensione. La parola in voga tra i sostenitori della linea dura è nufuz, o infiltrazione da parte dell’Occidente, da cui gli iraniani vengono messi in guardia in vista delle elezioni parlamentari di questo mese.
Si possono coprire un paio di statue nei Musei Capitolini, ma non si può nascondere la spaccatura tra la società iraniana, nella stragrande maggioranza dei casi favorevole all’apertura nei confronti dell’Occidente, e il regime teocratico determinato a far si che l’accordo sul nucleare non conduca a una più ampia cooperazione con gli Usa e l’Europa.
Lungi dall’essere prossimo a capitolare, l’Occidente esercita un forte magnetismo culturale, evidente nella rabbiosa disperazione dei suoi avversari.
Roger Cohen

Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 1, 2016

Febbraio

feb

Due corpi

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.

Due corpi, uno di fronte all’altro
sono due stelle che cadono
in un cielo vuoto.

Octavio Paz

Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 30, 2016

Le qualità di un campione

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Boris Spassky, il grande campione di scacchi, compie oggi 79 anni.
Nel fargli gli auguri un blogger che è anche un fortissimo giocatore di scacchi ricorda con affetto un colloquio che ebbe con lui alcuni anni fa. Uno degli argomenti della loro conversazione era stato Victor Korchnoi, detto “Victor il Terribile”, che fu suo grande e acerrimo rivale per molti anni. La loro rivalità fu ulteriormente acuita dal fatto che Korchnoi era politicamente dissidente e fuoruscito dall’Unione Sovietica, mentre Spassky era considerato il campione del regime.
Alla domanda come mai Victor Korchnoi non era mai riuscito a diventare campione del mondo pur essendo rimasto per molti anni nel ristretto numero dei possibili aspiranti, Boris se ne uscì con l’affermazione che Victor aveva tutte le qualità che possono servire a diventare campione del mondo di scacchi, ma ce n’era una specialissima che gli mancava, e proprio quella mancanza gli aveva impedito di diventare campione del mondo.
Naturalmente il suo giovane interlocutore era ansioso di sapere quale fosse questa specialissima qualità, e tanto insistette che alla fine Spassky acconsentì a rivelargliela.
Boris Spassky iniziò ad enumerare:
– Ha l’istinto del killer; nessuno ha questo dono paragonabile a quello di Victor.
– Ha una capacità di lavoro fenomenale, sia sulla scacchiera che nella preparazione.
– Ha nervi d’acciaio, anche quando sull’orologio rimangono pochi secondi per riflettere.
– Grande capacità di calcolo; forse il solo Fischer gli era superiore in questo settore.
– Tenacia e perseveranza in difesa, da nessuno mai eguagliata.
– Capacità di contrattaccare, in cui ha pochi rivali in tutta la storia degli scacchi.
– Tecnica impeccabile, superiore anche a quella di Capablanca.
– Incredibile capacità di concentrazione.
– Impermeabile ad ogni fonte di distrazione durante il gioco.
– Padroneggia magistralmente la strategia.
– Tattico superbo, tale che solo pochi altri possono stare al suo confronto.
– Possiede la più profonda e completa preparazione sulle aperture mai posseduta da un Grande Maestro.
– Grande sottigliezza psicologica.
– Sovrumana volontà di vincere, pari a quella di Fischer.
– Conoscenza profonda di tutti i suoi avversari.
– Inesauribile energia e autodisciplina.
A questo punto Boris tacque pensoso e aspettò che il suo impaziente interlocutore gli rivolgesse la fatidica domanda: “Ma allora, che cosa manca a Victor per diventare campione del mondo?”
“Non ha nessun talento per gli scacchi!” rispose Spassky, con una risata.
A riprova che anche i giocatori di scacchi hanno il senso dell’umorismo.

Anche un giocatore dilettante, che non possegga tutte le grandi qualità di Victor Korchnoi, nel momento di iniziare una partita ha in mente un piano strategico, e spera, usando gli strumenti della tattica, di portarlo a compimento. Quasi sempre il piano originario si rivela irrealizzabile, perché ben presto si manifesta la necessità di apportare dei cambiamenti, compatibili con il lavoro già svolto e adeguati alle contromisure messe in campo dall’avversario. Si procede per tentativi e aggiustamenti, e ogni mossa rappresenta un problema da risolvere.
A volte però la magia riesce immediatamente, e dopo aver sviluppato correttamente i pezzi, dopo aver aperto le linee favorevoli al piano scelto, ecco che ogni mossa di trasferimento diventa una minaccia, ogni cattura diventa un miglioramento della posizione, ogni scacco diventa una trappola.
L’avversario viene costantemente costretto alla difensiva, non riesce ad abbozzare un minimo contrattacco perché deve sempre difendersi affannosamente  da una minaccia incombente. Con l’arrocco sconquassato il re viene attaccato da ogni direzione, vorrebbe essere difeso… e le torri stanno a guardare…
Potrebbe essere questa una qualità da aggiungere al lungo elenco compilato da Spassky: la capacità di impadronirsi dell’iniziativa e di non mollarla mai fino alla completa disfatta dell’avversario.

 

Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 29, 2016

Le ultime parole famose

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Che belle parole pronunciava Renzi solo pochi giorni fa! E come ha fatto in fretta a smentirsi!

Alla Rai hanno impiegato quasi un mese per individuare il responsabile della figuraccia dell’orario taroccato alla mezzanotte dell’ultimo dell’anno, però alla fine l’hanno licenziato.

Staremo a vedere se Matteorenzi impiegherà più tempo o meno tempo a fare la stessa cosa. Un provvedimento è inevitabile in quanto la figuraccia è stata planetaria.

Un’alternativa ci sarebbe: Renzi dovrebbe confessare di aver dato personalmente l’assenso alla copertura delle statue. E subito dopo dovrebbe esibire il salvacondotto firmato dal cardinale Richelieu con la scritta: “il latore della presente ha fatto quello che ha fatto per ordine mio”.

 

Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 28, 2016

Cronache… persiane

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Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 27, 2016

Venus occultanda

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Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 24, 2016

Una partita mostruosa

Nella classe stranamente silenziosa non si odono le voci dei bambini. Si sente solo il leggero fruscìo dei pastelli sulla carta da disegno. Solo a un banco c’è silenzio e immobilità assoluti: Eleonora se ne sta immobile e imbronciata con il mento appoggiato all’avambraccio.
– E tu perché non fai il disegno come tutti i tuoi compagni? – le chiede la maestra Dora mentre passa tra i banchi.
– Non ci riesco. Non mi viene niente. Non sono capace. – le risponde sconsolata Eleonora.
– Non scoraggiarti così presto. – le suggerisce la maestra, – Provaci ancora. Concentrati, raccogli le idee e pensa, come si fa quando si gioca a scacchi, e vedrai che le idee ti verranno e ci riuscirai.
– E’ vero, Maesta Dora, che una volta tu hai giocato una partita di scacchi lunghissimissima?
– Sì, è vero. – risponde la maestra con un sospiro di nostalgia, – E’ accaduto tanto tempo fa. Fu una partita lunga 117 mosse. A quel tempo il maestro Jons mi insegnava a giocare a scacchi e giocavamo insieme contro il computer Stockfish al livello 5, un terribile programma che non si stancava mai e non si accontentava mai del pareggio: voleva sempre vincere. Avevamo commesso alcuni piccoli errori nella fase di apertura e con grande fatica riuscimmo a riequilibrare la situazione nel centro di partita. Però il finale vedeva il nostro alfiere delle case chiare contrapposto al suo alfiere che viaggiava nelle case scure. Finali di questo tipo sono destinati alla parità, perché ogni giocatore controlla la metà esatta della scacchiera, ma il computer non accettava la parità, voleva vincere a tutti i costi. Il maestro Jons era stanco e mi aveva detto che voleva rinunciare, abbandonando la partita, ma io gli dissi che potevamo farcela, che dovevamo resistere. Lo incoraggiai, e così continuammo, e continuammo, e continuammo…
bellamostruosa
– Allora, Eleonora, hai finito il tuo disegno?
– Sì, Maestra Dora. Ho fatto come mi hai detto tu: mi sono impegnata con tutte le mie forze e ho fatto questo.

eleonora

– Bravissima!

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