Pubblicato da: scudieroJons | novembre 25, 2014

Sono rimasti in due

nazareno

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 24, 2014

Pygmalion’s Bride

by Carol Ann Duffy

Cold, I was, like snow, like ivory.
I thought He will not touch me,
but he did.

He kissed my stone-cool lips.
I lay still
as though I’d died.
He stayed.
He thumbed my marbled eyes.

He spoke -
blunt endearments, what he’d do and how.
His words were terrible.
My ears were sculpture,
stone-deaf shells.
I heard the sea.
I drowned him out.
I heard him shout.

He brought me presents, polished pebbles,
little bells.
I didn’t blink,
was dumb.
He brought me pearls and necklaces and rings.
He called them girly things.
He ran his clammy hands along my limbs.
I didn’t shrink,
played statue, shtum.

He let his fingers sink into my flesh,
he squeezed, he pressed.
I would not bruise.
He looked for marks,
for purple hearts,
for inky stars, for smudgy clues.
His nails were claws.
I showed no scratch, no scrape, no scar.
He propped me up on pillows,
jawed all night.
My heart was ice, was glass.
His voice was gravel, hoarse.
He talked white black.

So I changed tack,
grew warm, like candle wax,
kissed back,
was soft, was pliable,
began to moan,
got hot, got wild,
arched, coiled, writhed,
begged for his child,
and at the climax
screamed my head off -
all an act.

And haven’t seen him since.
Simple as that.

 

Frigida ero, come la neve, l’avorio.
Pensai: Non mi toccherà;
lo fece.

Mi baciò le labbra di pietra.
Stavo immobile,
come morta.
Persistè.
Passò col pollice sui miei occhi di marmo.

Pronunciò
rozze parole dolci, disse cosa avrebbe fatto e come.
Parole terribili.
Le mie orecchie erano sculture.
Sorde come pietre, come conchiglie.
Sentivo il mare.
Lo feci annegare.
Lo sentii gridare.

Mi portò regali, sassolini levigati,
campanelline.
Non battei ciglio,
Non aprii bocca.
Mi portò perle, collane e anelli;
li chiamava gingilli da bimba.
Mi brancicò con mani appiccicose.
Non mi ritrassi.
Bella statuina, muta!

Mi ficcò le dita nella carne,
strizzò, pigiò.
Non mi ammaccò.
Cercava i segni,
cuoricini viola,
stelle d’inchiostro, livide spie.
Le unghie erano artigli.
Non un frego, un graffio, uno sfregio.
Mi puntellò coi cuscini,
e mi redarguì tutta la notte.
Era ghiaccio il mio cuore, era vetro.
Era ghiaia la sua voce, strideva.
Diceva nero poi bianco.

Così cambiai tattica,
mi riscaldai come cera di candela,
ricambiai i baci,
fui morbida, malleabile,
cominciai a mugolare,
mi feci calda, sfrenata,
mi dimenai, spasimai, smaniai,
implorai un figlio suo,
e nell’orgasmo
urlai come invasata;
tutta scena.

Da allora non l’ho più visto.
Semplice, no?

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 22, 2014

Tale e koale a lui

equale

Oltre ad avere le stesse idee di Berlusconi sull’economia e sul lavoro, Matteorenzi dimostra di avere la stessa abilità nell’insolentire e provocare i suoi oppositori, suscitandone la reazione, per poter passare per vittima di oltraggio quando qualcuno, preso dalla foga, eccede la misura. Ha sbagliato Landini a dire che Renzi non ha il consenso degli onesti, dato che, essendo il voto segreto, nessuno può dire con precisione come votano i ladri, i truffatori, i magnaccia e i farabutti in genere. Ma un’idea negli anni ce la siamo fatta; e siccome i proverbi condensano la saggezza dei popoli, Landini, e ciascuno di noi, potrebbe dire tranquillamente:”Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!”

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 19, 2014

Leon Battista Alberti e la mosca

lamosca Si dice che non so quale filosofo di celebrata fama era solito stupirsi della sciocchezza degli uomini, perché trascurano la maggior parte delle cose che si mostrano con assoluta evidenza e che facilmente si possono conoscere; mentre si sforzano di scrutare con tutto il loro zelo e la loro sagacia quelle che la natura ha occultato e confinato in luoghi oscuri.

Queste parole, che a prima vista potrebbero sembrare uno dei tanti commenti antiscientifici che sono sgorgati spontaneamente dallo strato culturale medio della nazione, in riferimento alle notizie che arrivavano sulla missione della sonda Rosetta, in realtà sono state scritte, con intento satirico, più di cinque secoli fa da un grande umanista del Rinascimento italiano a un letterato e filosofo suo amico. Prendendo lo spunto da una traduzione  dell’Elogio della Mosca di Luciano di Samosata, l’architetto, scrittore, matematico, umanista, filosofo Leon Battista Alberti, scrive a Cristoforo Landino una lunga lettera in cui, finge di voler parlare delle cose umili che sono così vicine a noi che quasi non le vediamo mentre siamo tutti intenti a osservare le stelle.

“Non la smetteremo mai noi stolti uomini con la nostra molesta curiosità di scandagliare la distesa del cielo e i moti degli astri e altri simili cose che anche la natura conosce appena? E delle superiori qualità di un essere vivente rispetto ad un altro essere vivente o dell’utilità che possono arrecarci per una condotta di vita onesta e felice soprattutto coloro con cui trascorriamo la nostra esistenza, non ci preoccupiamo minimamente?”

Da questa premessa si lancia arditamente per tessere le lodi dell’umile insetto, traendo i suoi argomenti da ogni campo dello scibile, dalla storia alla mitologia, dalla filosofia alla ricerca scientifica. Solo parlando di Plinio commette un’inesattezza, perché cita l’Etna, forse per un lapsus, dato che il monte su cui morì il naturalista era il Vesuvio. E avrebbe certo continuato più a lungo nella sua apologia se avesse potuto sapere che oggi alcuni scienziati, effettuando ricerche con macchine fotografiche modernissime, (frutto probabilmente dei risultati raggiunti nella ricerca spaziale) hanno accertato che il movimento con cui una mosca si sottrae al suo assalitore viene effettuato in 200 millesimi di secondo, meno di un battito di ciglia che dura da 300 a 400 millesimi di secondo. Il grande umanista avrebbe anche appreso con piacere che un grande poeta dei tempi moderni ha scritto per la donna amata, la sua Drusilla, morta, che aveva il nomignolo di Mosca, dei versi dolci e insieme dolenti.

Caro piccolo insetto

che chiamavano mosca non so perché,

stasera quasi al buio

mentre leggevo il Deuteroisaia

sei ricomparsa accanto a me,

ma non avevi occhiali,

non potevi vedermi

né potevo io senza quel luccichìo

riconoscere te nella foschia.

E se infine Leon Battista Alberti avesse potuto prevedere le sorprendenti realizzazioni dell’avanguardia artistica, che hanno saputo trasformare un gesto così banale come quello di dare la caccia al fastidioso insetto, in un fantasmagorico esercizio di stile, avrebbe certo scritto un trattato sull’argomento.

esercizi

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 14, 2014

La fiamma della passione

firefox

Con il suo estemporaneo logo, con il motto che lo accompagna, la Volpe dalla Coda di Fuoco mi ha regalato l’emozione di un ricordo: la stessa che provavo leggendo nel Piacere di Gabriele D’Annunzio i versi della Chimera nel Re di Cipro:

“Vuoi tu pugnare?
Uccidere? Veder fiumi di sangue?
gran mucchi d’oro? greggi di captive
femmine? schiavi? altre, altre prede? Vuoi
Tu far vivere un marmo? Ergere un tempio?
Comporre un immortale inno? Vuoi (m’odi,
giovane, m’odi) vuoi divinamente
amare?”

A quelle spaventose domande, che recitavo in modo appassionato, ero incapace di rispondere affermativamente. Tranne che all’ultima, alla quale rispondevo di sì!, sì! e speravo che la Chimera esaudisse il mio desiderio.
A distanza di tanti anni, più mestamente, devo recitare altri versi dello stesso autore.

Ella tacque. Io la guardava.
In quell’attimo confuse
le nostre anime rimasero.
Io non seppi dirle: «V’amo.»
Ella, forse paventando
l’ora, disse — Rientriamo;
è già tardi. Io vi saluto. —
E, tendendo la sicura
man, sorrise un’altra volta.
Quindi uscì.
La sua figura
ondeggiava alta ne ’l passo,
con un ritmo affascinante.
Un pensier dolce mi venne:
«Io sarò forse l’amante;
io felice le mie notti
dormirò sopra il suo cuore!»
Ah, perchè voi mi fuggiste?
Ebro come d’un liquore
troppo forte, ebro di voi,
de ’l ricordo di voi, sento
da quel giorno in tutti i baci,
sento in ogni blandimento
femminile, sento in ogni
voluttà più desiata,
o signora, voi, voi sola;
voi che tanto avrei amata!

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 12, 2014

Rosetta e la cometa

Centro di controllo a Maggiore Tom
Centro di controllo a Maggiore Tom
Prendi le tue pillole di proteine e indossa il casco
Centro di controllo a Maggiore Tom
(dieci… nove… otto… sette… sei…)
Il conto alla rovescia è in corso. Accensione motori!
(cinque… quattro… tre…)
Controlla l’avvenuta accensione, e che Dio ti aiuti!
(due… uno… Partenza!)

Qui è ancora il Centro di controllo per il Maggiore Tom
Hai avuto un successone!
E i giornali vogliono sapere perfino che maglietta indossi.
Ora è il momento di lasciare la capsula, se te la senti.
“Qui è il Maggiore Tom per il Centro di controllo
Sto uscendo dallo sportello
E sto galleggiando in un modo meraviglioso
E le stelle sembrano molto diverse oggi
Perché qui
Sto seduto in un barattolo di latta
Lontano, sopra il mondo.
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare

-

Anche se ho percorso 100 milioni di miglia
Mi sento ancora molto bene
E penso che la mia astronave sappia da che parte andare
Dite a mia moglie che l’amo pazzamente; lei sa cosa voglio dire.”
Centro di controllo a Maggiore Tom
Il tuo segnale è sparito, c’è qualcosa che non va?
Mi puoi sentire, Maggiore Tom?
Mi puoi sentire, Maggiore Tom?
Mi puoi sentire, Maggiore Tom?
Mi puoi…
“Eccomi qui a galleggiare intorno a un barattolo di latta
Lontano, sopra la Luna.
Il pianeta Terra è blu
E non c’è nulla che io possa fare.”

David Bowie

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 9, 2014

La Strega Rossa

stregarossa

La Strega Rossa è una nave che solca i mari della Polinesia trasportando un carico di lingotti d’oro. Viene deliberatamente lanciata dal suo comandante contro un banco di scogli affioranti per provocarne l’affondamento. In seguito il comandante ritorna sul punto del naufragio, che lui solo conosce, e s’immerge per recuperare il prezioso carico. Il relitto della nave è adagiato su un basso fondale, è sull’orlo di un profondo abisso, e sembra che dorma. Quando la nave viene liberata dal peso del suo carico si riscuote, si sveglia, sente la presenza dell’uomo che l’aveva tradita e si precipita nell’abisso, trascinando l’uomo con sé. Perché le navi hanno memoria lunga e sono vendicative, come gli elefanti, e le donne.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 8, 2014

Avanti tutta!

 

titan

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 8, 2014

Invasione e ritirata

thewarriors

Nella partita che segue il bianco ritarda l’arrocco il più possibile per anticipare l’attacco e per riservarsi di scegliere il lato più favorevole. Decide infine di arroccare dal lato di donna, il cosiddetto arrocco lungo, per iniziare un assalto di pedoni contro l’arrocco del nero, che più tradizionalmente ha arroccato sul lato di re. Sia perché l’arrocco lungo è già in partenza meno solido di quello corto, sia perché alcuni pedoni dell’arrocco erano stati imprudentemente avanzati in precedenza, ne consegue che la scelta del bianco si rivela subito errata. Fatto oggetto di un nutrito attacco, per tutto il centro di partita il re bianco sarà impegnato in una faticosa ritirata verso il lato che tutto sommato appare più sicuro, mentre in mezzo alla scacchiera una mischia furiosa sta decimando attaccanti e difensori.

Quando il re è prossimo alla meta sembra quasi che si stia preparando a gridare “Mare! Mare!”, perchè spera di trovare in esso la salvezza, come accadde ai soldati greci superstiti dell’avventurosa ritirata narrata da Senofonte. Ma è brutalmente costretto a scontrarsi con la cruda realtà. Quelli che gli erano sembrati scogli bianchi di spuma sono solo i pezzi residui del suo seguito, pietrificati nell’atto di assistere impotenti alla scena del loro re che viene mattato.

Pubblicato da: scudieroJons | novembre 5, 2014

La spassosa, la tenerona e la sciccosa

Piccola antologia degli inconvenienti del dating online.

 

Però per Sarah un po’ mi è dispiaciuto. Si poteva offrirle un’altra possibilità.

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