Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 30, 2014

Il cattivo manager

piacere

Forse l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non sarà lo strumento più efficace per la tutela del posto di lavoro, visto che ogni giorno c’è gente che il lavoro lo perde, ma l’accanimento con cui i governi di destra e i governi che si definiscono “di larghe intese”, come quello attuale, cercano di sopprimerlo, è almeno sospetto e induce a serie preoccupazioni. Se Susanna Camusso dovesse spiegare perché i lavoratori vogliono conservare la tutela del reintegro, potrebbe usare, parafrasandole, le parole di Donna Rosa Priore in Sabato, domenica e lunedì, di Eduardo De Filippo: Io ti posso dire solamente che non vogliamo che si cancelli l’articolo 18 per la stessa ragione per cui tu, padrone, ci tieni tanto a toglierlo di mezzo. Perché alla storiella che per dare più diritti a chi non ne ha è necessario diminuire le garanzie di chi è sufficientemente tutelato non ci crede proprio nessuno, nemmeno quelli che la raccontano. I diritti civili vanno estesi a tutti, e più i diritti si diffondono più diminuiscono i privilegi.

Per incoraggiare e sostenere Susanna in questa sua difficile lotta, le ho dedicato la canzone del video. Nel centro di partita si vede un pedone, l’operaio del mondo degli scacchi, che è stato adibito a svolgere due mansioni simultaneamente: deve difendere due cavalli. Per la precisione si dovrebbe dire che il pedone è incaricato di effettuare la ripresa, nel caso che uno dei cavalli venga catturato. Ma una volta eseguita la presa per il primo cavallo il pedone non può svolgere lo stesso compito per l’altro cavallo. Da questo doppio incarico attribuito all’incolpevole pedone, un vero e proprio caso di sovraccarico di lavoro, discende la sconfitta del bianco, il suo fallimento come manager della scacchiera.

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 28, 2014

Estote parati

ORAZIO: Se il vostro animo è avverso a qualcosa, obbeditegli. Preverrò il loro arrivo qui, e dirò che non siete pronto.

AMLETO: Niente affatto, noi sfidiamo gli auspici; c’è una speciale provvidenza anche nella caduta di un passero. Se è ora, non è a venire; se non è a venire, sarà ora; se non è ora, pure sarà a venire – essere pronti è tutto. Visto che nessun uomo sa niente di ciò che lascia, che è lasciare per tempo? Che sia.

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 26, 2014

L’ingrediente misterioso

C’è in rete un bel filmato che in due minuti racconta la storia di un incontro, con l’aggiunta, come colonna sonora non originale, di una musica che mette tanta nostalgia:

 

L’incontro, l’amalgama, viene provocato da un ingrediente misterioso, un invisibile catalizzatore che nel filmato non appare. Per chi non l’abbia già indovinato, c’è lo spot pubblicitario originale che lo rivela.

http://youtu.be/PtzSaNbd4Hs

 

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 25, 2014

Nessun dorma!

Dedicato ai fichissimi

verdini

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 24, 2014

Soffocamento e zugzwang

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Accade spesso durante una partita a scacchi che l’avversario si richiuda in una difesa ermetica e non offra alcuno spiraglio per portare a compimento un attacco. In questi casi la soluzione migliore è di assecondare questa tendenza fino a stringere l’avversario in un abbraccio soffocante, privandolo a poco a poco di ogni piccolo spazio di manovra. Sarà lui successivamente, preoccupato delle possibili conseguenze della ristrettezza di spazio, a cercare di alleggerire la pressione con dei cambi. Si possono accettare tranquillamente, a condizione che rimangano inalterate le condizioni che rendono inferiore la posizione dei suoi pedoni, come per esempio la presenza di un pedone arretrato che non può essere spinto senza essere catturato.
Quando rimangono in gioco solo le torri si può facilmente demolire l’ala interessata in modo da mettere allo scoperto le debolezze. In questa occasione il nero, cercando di mettere in salvo il pedone arretrato, lo spinge di due caselle, affiancandolo al pedone bianco in quinta traversa. Ma il tentativo di salvataggio fallisce perché il regolamento consente di prendere, solo alla mossa immediatamente successiva, il pedone come se fosse avanzato di una sola casa.  Questo tipo di cattura, che può avvenire solo tra pedoni, si dice “en passant” o “al varco”.
Tolti dalla scacchiera il pedone preso al varco e quello che lo aveva catturato, la lotta si sposta attorno al pedone nero isolato, ultimo baluardo di difesa che impedisce ai pedoni bianchi di avanzare perso la promozione a regina. In casi come questo si realizza una particolare situazione di gioco: i pedoni sono bloccati o non possono essere spinti perché sarebbero catturati, e l’unico pezzo che ancora riesce a muoversi è il re, in un movimento pendolare tra due case che gli consente di rimanere accanto al pedone per difenderlo. Fino a quando, per il progressivo restringersi dello spazio di manovra, anche questo residuo movimento non è più possibile. Questa condizione, frequente nei finali, ma che a volte può verificarsi anche nel centro di partita, viene definita “zugzwang” termine tedesco per indicare lo spiacevole obbligo di muovere e abbandonare una posizione sicura per un’altra in cui ci saranno delle perdite inevitabili. Il poeta e scacchista ha descritto questa condizione tecnica che è anche un sentimento dell’animo.

Zugzwang

di Luis Ignacio Helguera

Il bianco è in zugzwang:
non può fare altro che spostare il re
da una casa all’altra
in attesa di terribili manovre
contro il suo arrocco assediato:
calci di mosca nella ragnatela.
Sono anch’io in zugzwang:
posso muovermi solo
da una stanza all’altra
aspettando cattive notizie
ineluttabili
come il lento calar della notte.

Poiché una lunga lotta di soffocamento, simile a quella con cui Ercole ebbe finalmente ragione di Anteo, non è spettacolare come altre sue fatiche, è stato necessario trovare per gli scacchi una colonna sonora particolarmente vivace e orecchiabile.

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 21, 2014

Compianto per un pedone

regina2

Scacchi

di Axa Lillo

Quando sacrifico un pedone
– solo in nome del re
si arriva a tanto -
allo scopo di essere incoronata
regina di questo gioco,
piango senza saperlo
per questo fratello morto
in tanto nobile schermaglia.

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 19, 2014

La rimpatriata

rimpatriata

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 18, 2014

Solita serata in casa Usher

Usher si sentiva incatenato da certe superstiziose impressioni alla casa in cui dimorava e dalla quale più non usciva da molti anni, per un influsso la cui forza superstiziosa era resa in termini troppo incerti per essere qui ridescritti; un influsso ispiratogli nell’animo, mi disse, semplicemente da alcune caratteristiche nella forma e nella sostanza della sua dimora familiare; era un effetto, insomma, che l’elemento fisico delle grigie mura e delle torri e del cupo stagno in cui tutte queste cose si riflettevano aveva infine prodotto sull’elemento morale della sua esistenza.
Ammetteva tuttavia, se pure con esitazione, che gran parte della caratteristica tristezza che così lo affliggeva poteva essere fatta risalire a un’origine più naturale e assai più tangibile, cioè alla grave e prolungata malattia, o, per meglio dire, alle condizioni sempre più prossime alla morte, di una sorella teneramente amata che da molti anni era la sua unica compagna e la sua sola ed ultima parente sulla terra. – La sua morte, – mi diceva con un’amarezza che non potrò mai dimenticare, – lascerebbe me inutile e debole, ultimo superstite dell’antica razza degli Usher. – Mentre parlava, lady Madeline (così si chiamava la sorella di Roderico) attraversò lentamente un tratto lontano della stanza, e senza aver notato la mia presenza scomparve. Io la guardai con indicibile stupore, cui si mescolava un guizzo di paura, senza che tuttavia mi fosse possibile spiegarmi questo mio stato d’animo. Mentre i miei occhi seguivano i suoi passi allontanantisi, mi sentii invadere da una sensazione di stupore. Quando finalmente un uscio si chiuse alle sue spalle, il mio sguardo cercò istintivamente e ansiosamente il volto del fratello, ma questi aveva nascosto la faccia tra le mani e io potei soltanto notare che le sue dita emaciate si erano fatte ancora più esangui e che erano irrorate da molte lagrime appassionate.
Il male di lady Madeline da molto tempo metteva a dura prova la perizia dei suoi medici. Una composta apatia, un consumarsi graduale della persona, attacchi frequenti sebbene transitori di natura parzialmente catalettica ne costituivano l’insolita diagnosi. Fino a quel momento ella aveva resistito contro l’incalzare del male, e non si era mai messa a letto definitivamente, ma sul finire di quella sera in cui ero giunto alla casa, fu costretta a cedere (come suo fratello mi riferì durante la notte in preda a un’agitazione indescrivibile) al potere distruttore del male; e seppi che l’occhiata fuggevole con cui avevo colto la sua persona sarebbe stata probabilmente l’ultima poiché la giovane donna, almeno finché fosse vissuta, non sarebbe più stata visibile.

da Il crollo della casa degli Usher

di Edgar Allan Poe

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 16, 2014

Kalliste – Alla più bella

Il pomo della discordia o mela della discordia è, secondo il mito, la mela lanciata da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti. La dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo la frase “Alla più bella”, causando così una lite furibonda fra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza, e Atena, figlia di Zeus.

kalliste

Zeus si astenne dal pronunciare il giudizio su chi fosse la più bella. Fu chiesto allora il parere di Paride, principe di Troia, al quale, pur di ingraziarsene il giudizio, le tre dee promisero svariate ricompense: Atena gli promise che non avrebbe mai perso una guerra ed Era gli avrebbe invece conferito poteri immensi. Paride scelse però come vincitrice Afrodite, che gli aveva promesso l’amore di Elena, la donna più bella della terra. Sarà questa la causa scatenante della guerra di Troia.

-

APPENDICE:

Rufino   

L’arbitrato

Giudice fui di tre culi: m’avevano scelto le donne,
mostrando il nudo abbaglio delle membra.
L’una brillava d’un bianco dolcissimo fiore di glutei
che fossettine tonde suggellavano.
L’altra s’apriva: luceva vermiglia la carne di neve,
più colorita di purpurea rosa.
Mare tranquillo la terza, striato di taciti flutti:
sulla morbida pelle, inconsci fremiti.
Chi le dee giudicò, sdegnato avrebbe la vista
dei culi, se mirato avesse questi.

da Antologia Palatina

Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 13, 2014

Pubblicità ingannevole

solorebianco

L’applicazione della teoria dei giochi negli affari è una scelta obbligata, in quanto serve a rispondere alla domanda centrale: “Chi sono i miei avversari, che cosa pensano e quale sarà la loro prossima mossa?”

I grandi maestri di scacchi sanno come pensare un paio di mosse in anticipo, e sanno mettersi “nelle scarpe” dei loro rivali.

L’approccio della teoria dei giochi negli affari può dare un chiaro vantaggio nel posizionarsi per la crescita in mercati altamente competitivi. In questa sola ora di corso, i partecipanti hanno imparato:

Come entrare nelle motivazioni e nelle strategie dei tuoi rivali.
Tecniche per sfruttare le loro debolezze per portare più valore alla tua proposta commerciale.
Concetti da identificare per massimizzare le dimensioni del pezzo di torta da afferrare nei rapporti d’affari.

Questa trattazione è stata ideata su misura per gli amministratori delegati, dirigenti, VP, gestionisti di livello superiore, e per chi si occupa di analisi della concorrenza e della strategia del business globale.

Relatore Prof. J.J.

Il Prof. J.J. ha conseguito il dottorato di ricerca presso il MIT ed è professore associato… (segue un lungo elenco dei titoli posseduti e degli incarichi ricoperti dal Prof. J.J.)

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Caro Prof. J.J. (Dear Justin), è tutto molto bello, professionale e accattivante. Specialmente l’idea di presentare il giocatore di scacchi come una mente capace di prevedere e dominare il comportamento dei rivali in affari mi inorgoglisce, anche se so che è un’immagine esagerata. Auguro molta fortuna e molti partecipanti ai vostri corsi, ma credo che non ci sarà mai tra i vostri allievi un vero giocatore di scacchi fino a quando non imparerete a posizionare correttamente i pezzi degli scacchi sulla foto pubblicitaria.
Esponendo una posizione di scacchi scorretta, dimostrate di essere come i tanti, troppi, che si limitano a comandare un lavoro senza controllarne anche la perfetta esecuzione.

I veri grandi giocatori di scacchi controllano sempre tutto.

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